blogazzurro
venerdì 30 settembre 2022
La Vendemmia di Montenapoleone I vini di Tedeschi protagonisti nella splendida GIADA House.
Eleganza innata e stile inconfondibile sono gli elementi che
contraddistinguono i vini di Tedeschi e le creazioni della maison GIADA
Milano – Al via il 3 ottobre la tredicesima edizione de La Vendemmia di MonteNapoleone, l’atteso evento firmato da MonteNapoleone District che celebra per una settimana l’eccellenza del vino italiano lungo le prestigiose vie del Quadrilatero della Moda.
Numerosi gli eventi in programma tra cui, il prossimo 6 ottobre, il cocktail presso il concept store GIADA House in Via Montenapoleone 15 che prevede una degustazione dei vini dell’azienda Tedeschi, simbolo della Valpolicella e testimone di quattro secoli di storia del territorio.
Dalle ore 1930 alle 2130, nel flagship store della maison, ci sarà quindi l’opportunità di assaggiare alcune tra le etichette di Tedeschi: Marne 180 Amarone della Valpolicella Docg annata 2018, tra le icone del brand, rosso di grande tipicità e passione, un vino avvolgente di struttura, equilibrio e stile, Capitel Nicalò Valpolicella Doc Superiore annata 2019, autentica espressione del territorio in cui nasce, il vino quotidiano che regala note fresche e molto fruttate, Capitel Tenda Soave Doc Classico 2021, Garganega in purezza, piacevolmente armonioso ed intenso, perfetto per un aperitivo.
Una sinergia positiva quella tra il brand di lusso femminile GIADA, nato a Milano e caratterizzato da un sofisticato minimalismo, una cura estrema nella ricerca di materiali e nella qualità dei capi, e Tedeschi, realtà veronese da sempre impegnata nell’esprimere, attraverso vini profondi e iconici, il suo stretto legame con il territorio e un lavoro all’insegna di tradizione, ricerca e innovazione. Eleganza, struttura e stile, tratti distintivi di due realtà che racchiudono l’eccellenza e che si presentano insieme durante la manifestazione meneghina.
Da segnare in agenda: il 6 ottobre, dalle 1930 presso GIADA House in Via Montenapoleone 15, con i vini di Tedeschi e i capi di GIADA.
giovedì 29 settembre 2022
Alla Rocca di Dozza apre “InCantina”, il nuovo spazio che unisce storia, vino e cucina
Dal 1 ottobre, nella storica sede di Enoteca Regionale Emilia Romagna, ogni weekend si potrà pranzare con prodotti tipici e piatti della tradizione, abbinati a una selezione di oltre 1000 etichette del territorio. Partner del progetto Dozza Calling Srl e CLAI
Dal 1 ottobre all’interno della Rocca di Dozza, ogni sabato e domenica, aprirà “InCantina – La Dispensa Malvezzi Campeggi”, un nuovo spazio dove abbinare una selezione di oltre 1000 vini emiliano-romagnoli alla degustazione di piatti tipici del territorio.
Insieme a Enoteca Regionale Emilia Romagna sono partner del progetto Dozza Calling Srl, un'azienda turistica proprietaria dell'Osteria di Dozza e di altre realtà locali, e la Cooperativa CLAI di Imola. Dozza Calling contribuirà con il suo know how e con la cucina dei suoi chef, mentre CLAI fornirà i suoi rinomati salumi, le carni fresche e l’eccellente Prosciutto di Parma della storica azienda Zuarina di Langhirano, appartenente al Gruppo.
«Questo bel progetto - dichiara Davide Frascari, Presidente di Enoteca Regionale Emilia Romagna - dimostra appieno la volontà comune di “lavorare insieme” per promuovere i vini della nostra regione e il territorio in sintonia con il cibo! Con questa nuova proposta, vogliamo attirare ancora più visitatori a Dozza e per tale motivo abbiamo ricevuto anche gradimento da parte del Sindaco Luca Albertazzi. La splendida Rocca di Dozza diventerà sempre più il cuore e l’emblema dell’enogastronomia emiliano-romagnolo. Le Cantine associate hanno manifestato fin da subito interesse e soddisfazione per il nuovo appuntamento del weekend, che le vedrà protagoniste con i propri vini abbinati a pietanze tipiche preparate da Dozza Calling anche con i prodotti di CLAI, che ringrazio per l’entusiastica collaborazione. Un ringraziamento particolare va anche a Maurizio Manzoni, il nostro responsabile della mostra permanente e del winebar, che gestirà, insieme alla collaborazione dei sommelier AIS, la somministrazione del vino».
Il nuovo spazio sarà anche un contenitore per le iniziative di informazione e promozione delle eccellenze vinicole emiliano-romagnole che sono il fulcro dell’attività rivolte al consumatore promosse da Enoteca Regionale. Contestualmente all’apertura di questo nuovo ambiente, infatti, partirà una rassegna di 12 weekend di promozione ai consumatori chiamata “InCantina Incontra…”. Questa attività, cofinanziata dall’Unione Europea nell’ambito del progetto 'SUSTEM - Sustainable European Mediterranean Food and Wines' si concentrerà nello specifico sul tema della sostenibilità ambientale delle produzioni vitivinicole regionali.
I visitatori, a partire da sabato 1 ottobre, avranno l’occasione di incontrare singoli produttori di vino emiliano-romagnoli, degustando gratuitamente i loro prodotti e confrontandosi sull’importante ruolo della viticultura regionale nel contenimento dei cambiamenti climatici.
Ci sarà, inoltre, l’opportunità di approfondire il rapporto cibo-vino tramite degustazioni dedicate alla cantina ospite della “Restaurant week”, che proporrà in abbinamento alle sue referenze alcune proposte gastronomiche secondo un criterio di sostenibilità, qualità, territorio e stagionalità.
Tramite i concetti di “Qualità” e “Cultura mediterranea”, dunque, si stimolerà l’acquisto delle produzioni a più alto tasso di sostenibilità ambientale, compreso un consumo responsabile e moderato di vino.
InCantina proporrà un menù che racconta la cultura gastronomica del territorio, dai taglieri di formaggi e salumi alla Piadina di Dozza, passando per una selezione delle specialità proposte dall’Osteria di Dozza.
«Siamo onorati di essere stati coinvolti nel progetto dal Presidente Frascari – fa sapere Davide Arcangeli, Amministratore del gruppo che gestisce l’Osteria di Dozza – Metteremo il massimo impegno per contribuire, con la nostra cucina, a rendere questo nuovo spazio un luogo dove godere del piacere dello stare insieme. La carta a cui abbiamo pensato è ispirata alla stagionalità, al km zero e alla genuinità. Verranno studiati piatti ad hoc, abbinati ad alcuni già preparati nel nostro locale, legati alla tradizione culinaria emiliano-romagnola, essendo noi una terra di confine. Non mancheranno proposte per i vegetariani e i vegani».
«L’apertura ormai prossima di “InCantina – La Dispensa Malvezzi Campeggi” - dichiara Gianfranco Delfini, Direttore Marketing CLAI - ci fa davvero piacere e siamo certi che questa nuova iniziativa otterrà fin da subito un ottimo riscontro. Un altro bell’esempio di collaborazione tra soggetti diversi, che dimostra quanto siano importanti per CLAI i progetti che, rispettando la cultura e le tradizioni locali, sono in grado di dare valore al territorio».
Se dopo una bella degustazione di vino e cibo presso InCantina – La Dispensa Malvezzi Campeggi si desiderasse allungare la permanenza a Dozza, inserita nel circuito dei “Borghi più belli d’Italia”, si può soggiornare nell’adiacente e romantica Locanda Dolcevita (www.locandadolcevita.com).
Rocca Di Dozza | InCantina - La Dispensa Malvezzi Campeggi
Piazza Rocca Sforzesca, 40060, Dozza (BO)
Info e prenotazioni: tel. 0542 367744 - 389 9617904
www.facebook.com/incantinadozza
incantinadozza@gmail.com – www.enotecaemiliaromagna.it
MASSIMO SPIGAROLI, UNA MIA IDEA DI CUCINA GASTROFLUVIALE: ALL’ACCADEMIA GUALTIERO MARCHESI LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DEL CUOCO STELLATO CONOSCIUTO IN TUTTO IL MONDO PER I SUOI CULATELLI
Una location ricca di storia e di significato per raccontare l’ultima pubblicazione di Massimo Spigaroli
Milano, 29 settembre 2022 – All’Accademia Gualtiero Marchesi si è tenuta oggi la Presentazione alla Stampa del libro sulla vita e sulla cucina di Massimo Spigaroli. Una storia iniziata più di cento anni fa, quattro generazioni che si sono susseguite, il recupero di un vecchio castello e tante ricette tramandate che raccontano la storia di un territorio… Sono solo alcuni dei temi affrontati nel volume.
Un parterre di relatori d’eccezione per la presentazione del libro: Enrico Dandolo,
direttore dell’Accademia Gualtiero Marchesi, ha dato il benvenuto
sottolineando il rapporto tra il padre della nuova cucina italiana e lo
chef della bassa parmense; Licia Granello, celebre firma di la Repubblica ed esperta gastronoma, ha delineato l’amicizia con lo chef, riportando aneddoti inediti; Luigi Franchi, autore dello scritto, ha parlato della creazione del volume; Mario Cucci, editore, ha proseguito con la narrazione del lavoro editoriale e, infine, il protagonista della giornata, Massimo Spigaroli,
emozionato e soddisfatto per la realizzazione del libro, ha raccontato
la sua storia e cosa lo ha spinto a dare vita al progetto.
Un rinfresco speciale, preparato dalla brigata dell’Antica Corte Pallavicina, ha segnato poi la fine dell’evento.
La realizzazione del volume, il coordinamento editoriale e l’attività di redazione si devono a Multiverso Edizioni, specializzata in libri e guide nell’ambito food.
Lo
scritto è principalmente diviso in due parti. La prima racconta a
storia della famiglia Spigaroli, del bisnonno di Massimo, Carlo, di papà
Piren e mamma Enrica, del fratello Luciano e della zia Emilia che ha
tramandato a Massimo tecniche e ricette di cucina. Racconta della
nascita dell’Antica Corte Pallavicina, dei prodotti che crescono nel
territorio della Bassa parmense, di come, assieme ad altri Massimo sia
riuscito a creare il Consorzio di Tutela del Culatello di Zibello DOP,
della Stella Michelin, degli allievi che si sono formati presso la sua
cucina. I testi sono stati stilati dal giornalista Luigi Franchi,
direttore della rivista Sala & Cucina e amico del cuoco, e
contengono anche molte testimonianze di persone di spicco che hanno
avuto un peso importante nella vita dello chef – tra cui Licia Granello,
presente nel giorno della Presentazione alla Stampa del libro come
relatrice – e dei suoi allievi che, dopo essersi formati presso l’Antica
Corte Pallavicina, hanno avuto un incredibile successo.
La seconda
parte svela le ricette che hanno reso grande Massimo Spigaroli, che lo
hanno portato a diventare uno chef stellato. Le prime risalgono al
periodo della tradizione, a quello degli insegnamenti ricevuti da
ragazzo, quando tornato a casa da scuola aiutava la zia Emilia in
cucina. Più si progredisce con le ricette, più si percepisce una
crescita, un’innovazione. Queste raccontano l’amore del cuoco per il suo
territorio e l’esperienza proveniente dai numerosi viaggi per l’Europa,
presso le cucine dei migliori chef: Massimo Spigaroli è riuscito a
spiegare esaurientemente questo percorso, inserendo in ogni pagina
qualche curiosità riferita a quel piatto.
Massimo Spigaroli. In cucina fin dai primi anni della scuola alberghiera, dimostra la straordinaria passione per questa professione. Si è sempre interessato a quello che il suo territorio - la Bassa parmense - gli offriva, a cominciare dal Culatello che lo chef ha contribuito, nel 1996, insieme ad altri undici produttori, a salvare dall’estinzione. Nel 2011 la Stella Michelin ha coronato il grande sogno di essere riconosciuto a livello internazionale. Ora la sua cucina si definisce “gastrofluviale” per il legame che c’è tra terra e fiume, il Grande Po.
Procida 2022, al via la mostra “I Greci prima dei Greci”
Dal 29 settembre al 31 dicembre un percorso che ripercorre le origini della presenza ellenica nel Golfo di Napoli abbracciando il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei e il Museo Civico di Procida “Sebastiano Tusa”, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli
Una mostra in grado di ripercorrere le tappe fondamentali della presenza greca nel Golfo di Napoli, che un ruolo di primo piano ha avuto nello sviluppo socio-economico e culturale della Campania antica e, più in generale, nella formazione della cultura occidentale.
Parte giovedì 29 settembre “I Greci prima dei Greci. Alle
origini della presenza ellenica nel Golfo di Napoli”, un progetto
promosso da Procida Capitale italiana della cultura 2022 e nato dalla
collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Parco
Archeologico dei Campi Flegrei, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli e il Museo Civico di Procida
“Sebastiano Tusa”, con il contributo della Regione Campania.
Il percorso espositivo, che mostra al pubblico anche una serie di reperti
assolutamente inediti, si sviluppa così in tre luoghi, avviandosi idealmente al
Museo Civico di Procida, dove si presenta il ruolo di Vivara nella media età
del Bronzo come importante snodo commerciale nella rete di traffici marittimi
attivi nel bacino del Mar Mediterraneo: sull’isolotto giunsero dalla Grecia
intraprendenti mercanti micenei, alla ricerca di materie prime, soprattutto
metalli.
Il racconto prosegue al MANN con un focus sulla civiltà micenea e sulle attestazioni
materiali a essa riconducibili nel Golfo di Napoli, per poi soffermarsi sulle
relazioni tra Egeo e area campana nella prima metà dell’VIII secolo a.C. Siamo
ormai all’alba della colonizzazione greca in Occidente, che prese avvio con la
nascita di Pithekoussai, l’odierna Ischia.
L’itinerario si conclude al Castello di Baia, a Bacoli, sede del Parco
Archeologico dei Campi Flegrei, che giovedì 29 settembre ha ospitato la
conferenza di presentazione del progetto, dove si illustra la fondazione di
Cuma, che rappresenta il definitivo stanziamento sulla terraferma di genti
elleniche in Campania. Qui i Greci impiantarono una vera e propria città,
leggibile in ogni sua parte (abitato, necropoli, santuari).
“Con questa mostra straordinaria, ideata per esplorare il passato remoto della nostra civiltà sottolineando la centralità della Campania e del golfo di Napoli, abbiamo ancora una volta messo in relazione Procida, Capitale italiana della cultura, con i Campi Flegrei e Napoli, in un’ottica di relazioni che, avviandosi già con la redazione del dossier, ha percorso tutto il nostro programma culturale, divenendone linfa vitale. - sottolinea Agostino Riitano, Direttore di Procida Capitale Italiana della Cultura 2022 - L’esito è un percorso di visita che abbraccia tre grandi eccellenze dell’archeologia del nostro Paese, costruendo un ampio racconto in grado di affascinare il visitatore e di approfondire pagine affascinanti della nostra storia”.
“Siamo orgogliosi di poter mostrare all’Italia e al mondo la nostra storia, e ancor di più di farlo in sinergia con una serie di realtà istituzionali che hanno, sin dal primo momento, creduto nel progetto di Procida Capitale. Procida e i Campi Flegrei hanno molto da raccontare, anche attraverso l’archeologia, e questo percorso non potrà che accrescere il fascino delle nostre terre, in un anno così straordinariamente intenso”, sottolinea il sindaco di Procida, Dino Ambrosino.
“La mostra è di grande interesse perché mette al centro dell’attenzione le relazioni tra mondo Egeo e Occidente nel periodo che precede la colonizzazione greca dell’Italia meridionale. - sottolinea Teresa Elena Cinquantaquattro, Soprintendente 'Archeologia, Belle Arti e Paesaggio' per l'area metropolitana di Napoli - La Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli ha contribuito all’evento supportando le iniziative del Museo Civico di Procida ‘Sebastiano Tusa’ e partecipando all’allestimento del MANN: qui, in esposizione, i materiali restituiti dal villaggio dell’età Bronzo Recente e Finale (XIII-XII sec. a.C.) messo in luce tra il 2004 e il 2009 prima della costruzione dell’edificio progettato da Zaha Hadid. Di grande importanza le ceramiche micenee e italo-micenee che testimoniano l’apertura delle comunità locali ai contatti esterni lungo le rotte mediterranee”.
“Il Museo Civico di Procida è stato uno dei
punti cardine del dossier di candidatura di Procida Capitale Italiana della
Cultura. - spiega Nicola Scotto Di Carlo, Direttore del Museo Civico
Sebastiano Tusa - Con la Missione Archeologica Vivara, insieme alla
Soprintendenza Archeologica dell’area metropolitana di Napoli, e il percorso
del Museo Civico uniamo in un percorso fluido la ricerca scientifica, le
attività di tutela, conservazione e divulgazione delle provenienze dagli scavi
preistorici di Vivara. Vivara è la custode delle tracce più antiche di quelle
interazioni commerciali e culturali che avvenivano nel Mediterraneo.
Interazioni che significano contaminazioni tra i popoli che costruivano le basi
del loro sviluppo sociale, del loro modo di vivere e dell’articolazione delle
proprie economie. La collezione esposta delle ceramiche egee-micenee ne
fornisce piena testimonianza e avvia il percorso narrativo-espositivo de ‘I
Greci prima dei Greci’, per il quale, in pieno spirito di collaborazione,
vorrei ringraziare il Direttore del MANN Paolo Giulierini nell’aver concesso in
prestito al nostro Museo il corredo funerario cumano allo scopo di rafforzare
il legame tematico e bi-direzionale delle nostre rispettive collezioni”.
"Sin dalla nascita della candidatura – dice
il Direttore dell'Archeologico, Paolo Giulierini - il Museo
Archeologico Nazionale di Napoli fa orgogliosamente parte della grande squadra
di Procida Capitale italiana della Cultura. E non poteva essere diversamente,
non solo per il valore storico altissimo di questo territorio e la prestigiosa
vetrina guadagnata, ma soprattutto perché ispirati dal magnifico slogan 'La
cultura non isola', insieme rafforziamo sempre più le nostre
'reti'. Lo dimostra ancora una volta questa preziosa mostra 'diffusa' che al
MANN ha un suo significativo approdo nella sezione Preistoria e Protostoria. Il percorso propone pezzi mai esposti e vasi micenei
della collezione, rimandando alla storia antichissima di Procida e Vivara,
mentre al Museo Civico andrà in prestito un corredo funerario da Cuma. Un
nuovo straordinario invito a viaggiare sulle rotte flegree”.
“Molti sono i luoghi del Mediterraneo che incarnano il senso dell’incontro e del confronto tra popoli e culture e tra di essi sicuramente possiamo annoverare la costa flegrea. – dice il Direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano - Nella metà dell'VIII sec. a.C. con la fondazione di Cuma la storia imprime una formidabile accelerazione allo sviluppo di un nuovo sistema di relazioni. Siamo abituati a studiare e valutare le conseguenze e gli esiti di questo importante avvenimento. Il progetto “I greci prima dei greci” ci porta invece a indagare il prima, a esplorare la complessità e la stratificazione delle relazioni culturali del Mediterraneo antico, i precedenti storici dei rapporti tra i greci e la Campania. Un progetto che indaga antiche reti di contatti e che si fonda sulla moderna collaborazione di Istituzioni territoriali che hanno lavorato insieme per ribadire la centralità dell’area flegrea nell’evoluzione storica e sociale del Mediterraneo”.
Al Museo Civico di Procida i frammenti di ceramica della media età del bronzo.
Nel Museo Civico di Procida
“Sebastiano Tusa”, con l’esposizione dei più significativi frammenti ceramici
egeo-micenei si segna un ideale avvio della narrazione espositiva
dell’itinerario compiuto da “I Greci prima dei Greci” lungo le coste flegree
nella media età del Bronzo.
Il percorso espositivo si articola nella sezione “Storia Antica dell’isola di
Procida” ed in particolare nella sala III “Il porto-approdo, la vita
quotidiana, gli incontri e gli scambi”. I manufatti sono provenienti dagli
scavi archeologici di Vivara, avviati da Giorgio Buchner nei primi anni ’30 e
poi ripresi e condotti sistematicamente dal 1976 fino ai giorni nostri. La
collezione esposta testimonia come i navigli provenienti dalle coste della
Messenia, della Laconia e dell’Argolide, giungevano a Vivara portando con sé
beni di prestigio, collane in pasta vitrea e vesti decorate con applique in
lamina d’oro, ma, soprattutto, grandi vasi da trasporto e raffinate coppe e
tazzette dipinte, brocche di finissima fattura e vasetti contenenti oli
profumati. Tra i reperti esposti particolare attenzione va attribuita a un
askos di piccole dimensioni che presenta una peculiare decorazione in vernice
brillante nerastra composta da piante di croco poggianti su due bande parallele
orizzontali. Così come occorre evidenziare l’esposizione di una giara di tipo
cananeo (di provenienza levantina o mediterraneo-orientale) che conteneva olio
vegetale aromatizzato con erbe aromatiche. Il rinvenimento di questa giara pone
l’attenzione su una ulteriore rete transmarina che doveva collegare, attraverso
una serie di scali intermedi nord-africani e siciliani, l’area levanto-cretese
e del Delta del Nilo con il canale di Sicilia, e di qui, probabilmente
attraverso scali posti a Occidente (come quello rappresentato dall’isola di
Mozia), con il basso Tirreno.
Il percorso espositivo del Museo Civico di Procida, quindi, è particolarmente
focalizzato nel rappresentare il ruolo di grande rilievo del comprensorio
Procida-Vivara nell’ambito dei traffici marittimi che collegavano la Grecia
micenea con l’Occidente durante il II millennio a.C.
Al Museo Civico di Procida, la mostra "I Greci prima dei Greci" sarà visibile, nei giorni di apertura, dal 29 settembre fino al 31 dicembre 2022; l’esposizione è curata dalle Archeologhe Monica Scotto di Covella e Federica Bertino.
Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli un percorso che integra collezioni permanenti e reperti mai visti
Il viaggio de "I Greci prima dei Greci", al Museo
Archeologico Nazionale di Napoli, si dipana nelle sale delle sezioni Preistoria
e Protostoria e Isola d’Ischia: qui i manufatti in allestimento permanente, con
grafica e apparati didattici ad hoc che delineano il percorso tematico,
dialogano con alcuni reperti mai esposti sinora.
Il percorso prende avvio nella sala CXXIX con l’introduzione dedicata alla civiltà
micenea e alle "prime visioni" della mostra: si tratta di tre vasi
micenei rinvenuti in area egea, appartenenti al ricchissimo patrimonio
“sommerso” del MANN. I manufatti furono acquisiti
dal Museo tra fine Ottocento, quando l'assetto delle collezioni era ancora
legato a un criterio di tipo enciclopedico: fu Vittorio Spinazzola, allora
direttore dell'Istituto e degli scavi di antichità a Napoli, a commissionare
nel 1894, in Grecia, l’acquisto di due piccole giare a staffa insieme a
pochi altri manufatti; nel 1911, ancora, una giara piriforme proveniente da
Rodi giunse a Napoli dai Musei Reali di Berlino a titolo di permuta. Fra i
"mai visti in allestimento" rientrano anche interessanti materiali provenienti dal
sito dell’età del Bronzo recente di Afragola e concessi
in prestito dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'Area
metropolitana di Napoli: tredici vasi d'impasto, un vaso di tipo miceneo,
quattordici frammenti di ceramica di tipo miceneo e due fibule in bronzo. Il
materiale ceramico rinvenuto ad Afragola ha un particolare rilievo perché
permette di ricostruire le relazioni che intercorrevano tra diverse aree del
Mediterraneo: alle suppellettili caratterizzate da uno stile tipico della
Pianura padana orientale si affianca, infatti, una cospicua produzione micenea,
che svela uno spaccato nuovo negli studi italiani sulla Protostoria. Queste
testimonianze aprono così ad un gioco di rimandi fra la collezione permanente e
l'esposizione temporanea del MANN: nella sala CXLVII sono custoditi,
infatti, i materiali da Vivara (età del Bronzo medio), espressione di una
cultura isolana che, insieme alle più recenti attestazioni dell'entroterra di
Afragola, danno testimonianza delle interazioni tra i micenei e l’area del
Golfo di Napoli durante l’età del Bronzo.
Il percorso prosegue nella sala CXXVII, dove alcuni manufatti di provenienza egea, appartenenti a corredi funerari dalle necropoli di Capua e Cuma, offrono lo spunto per illustrare i contatti tra Grecia e Campania nella prima età del Ferro. In conclusione dell'itinerario (sala CXXV) non può mancare un focus sull'isola d'Ischia e sulla nascita di Pithekoussai, inizio della colonizzazione greca in Occidente.
L’esposizione del MANN è integrata in un tour che coinvolge il Museo Civico di Procida e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei: se a Procida si sviluppa l'incipit del percorso, con una dedica simbolica al ruolo di Vivara nell’età del Bronzo, ai Campi Flegrei, invece, il racconto si concentra sulla fondazione di Cuma, che rappresentò il primo stanziamento definitivo delle genti elleniche in Italia meridionale. L’esposizione al MANN si configura, dunque, come anello di congiunzione tra due momenti diversi: un legame che testimonia come la contaminazione culturale fosse all'origine di nuovi percorsi storici e culturali in epoca antica.
Al MANN la mostra "I Greci prima dei Greci" sarà visibile dal 29 settembre (inaugurazione: ore 17) fino al 31 dicembre 2022; l'esposizione è curata all'Archeologico da Giovanni Vastano, Responsabile della Sezione Preistoria e Protostoria
Al Parco Archeologico dei Campi Flegrei un itinerario legato alla città di Cuma
Al Parco Archeologico dei Campi Flegrei la mostra “I Greci prima dei Greci” si concentra, in particolare, su Cuma: dal momento fondativo, quasi contemporaneo all’impianto di Pithekoussai sull’Isola d’Ischia, al progressivo strutturarsi di una polis, leggibile in tutte le sue parti costitutive: necropoli, spazi sacri e aree residenziali. Cuma costituisce una vera e propria testa di ponte greca verso il cuore di un Tirreno già ampiamente frequentato e percorso da partners e competitors commerciali e culturali di altissimo profilo, con i quali la neonata città dialoga alla pari. Un simile scambio viene inoltre avviato molto precocemente con le popolazioni limitrofe, Etruschi e indigeni.
Il percorso si sviluppa nella sezione del Museo Archeologico dei
Campi Flegrei sito nel Castello Aragonese di Baia, nella sezione dedicata a
Cuma. Esso, snodandosi fra le sale in cui sono conservati reperti in
allestimento permanente, intende (ri)raccontare la storia più antica del sito
attraverso la rilettura di specifici oggetti e contesti dal valore particolarmente
evocativo e significante. Questo itinerario ideale comincia nella sala 6, che
espone corredi funerari preellenici frutto delle recenti indagini del Centre
Jean Bérard. Questi offrono lo spunto per raccontare “il prima” di Cuma, quando
l’area successivamente interessata dalla città greca era ancora occupata dalle
popolazioni pertinenti alla cosiddetta cultura “delle Tombe a Fossa”. Il
percorso prosegue nella sala 7, dove è custodita la famosa lekythos con
duplice iscrizione sul fondo: la prima redatta con lettere greche euboiche ma
di contenuto non greco, e la seconda costituita da due serie alfabetiche che
rimandano ad ambito euboico e corinzio, a testimonianza della molteplicità di
elementi culturali presenti a Cuma. Nella stessa sala, attraverso l’analisi dei
corredi pithecusani, si affrontano le problematiche relative alla
manifestazione di potere, rango e ricchezza nelle sepolture greche più antiche. La sala 8 offre invece
una panoramica sulle dinamiche insediative che sottostanno alla fondazione di
Cuma, sull’organizzazione spaziale della città e sulle preesistenze rispetto
all’impianto delle fortificazioni. Il percorso continua nella sala 9, in cui si
evidenziano le testimonianze relative ai santuari della città bassa. Quello
presso l’anfiteatro ha restituito interessanti dischetti in lamina di bronzo da
rimandare alla frequentazione di tale area sacra. Il percorso termina nella
sala 10, incentrata sulla necropoli cumana. Qui è possibile cogliere elementi
significativi della compagine sociale della comunità greca della prima fase
coloniale e desumere funzioni e ruoli dei defunti dalla lettura di singoli
oggetti di corredo.
La tappa del PAFLEG della mostra "I Greci prima dei Greci" costituisce il punto
ideale di arrivo del percorso che partendo da Procida e dai primi contatti
micenei e passando per Pithekoussai e i primi contatti coloniali, trova il suo
naturale esito nella fondazione di Cuma e nel progressivo strutturarsi di
un’area in cui le popolazioni coinvolte diventeranno presto non più greche, indigene
o etrusche, ma campane.
FARMO, FARSI STREGARE DAL GLUTEN FREE
Ghiotti fantasmini. Golosissimi Brownie spaventosamente buoni. Squisitamente... squisiti! Il segreto? Fibrepan-Cake, l'inimitabile preparato per dolci gluten free firmato Farmo. Sforna a volontà gustose prelibatezze tutto l'anno e, per l'atmosfera noir & orange di un delizioso Halloween time, regala a piccoli (e grandi) buongustai la ricetta magica, da preparare tutti insieme in casa per uno sweet snack da brivido! Scherzetto? No, dolcetto da urlo! Farsi stregare con Farmo è un attimo, basta un clic.
Fibrepan-Cake Sacchetto da 500g
Fibrepan-Cake è l'esclusiva miscela per creare golosi dolci senza glutine: torte, piccola pasticceria e altre delizie in versione gluten free. L'elevata lavorabilità, la facilità di utilizzo e l'eccellente resa dell'impasto lo rendono ideale per la preparazione di dolci senza glutine buoni e sfiziosi come quelli tradizionali. Ma non solo! Farmo è da sempre sinonimo di qualità e gusto nei prodotti salutistici caratterizzati dall'assenza di glutine. La selezione rigorosa di ingredienti di alta qualità, l'attenzione e la cura nella preparazione garantiscono alimenti sicuri e dal gusto eccellente, capaci di conquistare i palati più esigenti. Contiene latte. Per i residenti in Lombardia questo prodotto è acquistabile online su www.shop.farmo.com tramite Bonus Celiachia. In vendita su Shop.Farmo.com a €4,10.
FARMO: IT IS GOOD FOR YOU!
Farmo, l'azienda lombarda che coniuga benessere e bontà Made in Italy, festeggia 21 anni ricchi di successi. In questi decenni Farmo ha creato qualcosa che non c'era e nel suo sito produttivo di 15.000 mq a cui si sono aggiunti 8.000 mq di polo distributivo a Casorezzo, in provincia di Milano, lavorano oggi 90 dipendenti. L'impegno costante volto alla qualità, alla sicurezza dei prodotti e dei processi produttivi, è testimoniato dalle certificazioni di prodotto e di stabilimento: BRC, IFS, NON GMO Project, certificazioni Gluten free (GFCO, GFCP), certificazione biologica, FairTrade, Kosher e certificazione etica SMETA.
Tra gli obiettivi il progetto "plastic free" che coinvolge tutta l'azienda. Una responsabilità verso l'ambiente che si traduce nella riduzione degli sprechi e dell'inquinamento da plastica.
2 OTTOBRE, SI CELEBRA IL POLLO ARROSTO DAY MANI O FORCHETTA? CHEF, BLOGGER E INFLUENCER LANCIANO LA DEROGA AL GALATEO
6^ EDIZIONE DELLA MARATONA DI EVENTI CHE CELEBRA UN PIATTO CULT DELLA CUCINA MONDIALE
DIRETTE SOCIAL, DEGUSTAZIONI, RICETTE E CURIOSITA’ FANNO SCOPRIRE LA CARNE PIU’ CONSUMATA IN ITALIA. INDAGINE DOXA PER SONDARE LE ABITUDINI AL CONSUMO
I CONSIGLI DELL’ACCADEMIA DEL GALATEO PER MANGIARE IL POLLO CON LE MANI
L’ISTITUTO EUROPEO DI DESIGN INVENTA UN UTENSILE PER NON SPORCARSI LE DITA
(Roma, 29 settembre 2022). Torna domenica 2 ottobre Pollo Arrosto Day, la grande maratona social organizzata da Unaitalia
– l’Associazione nazionale dei produttori di carni bianche - per
celebrare il secondo piatto più amato dagli italiani e raccontare le sue
diverse “anime”, da quella familiare a quella popolare delle
rosticcerie, a quella gourmet. Un piatto che mette d’accordo tutti,
consumato dal 95% della popolazione e in tutte le culture. Il 74% degli italiani (40
milioni) lo mangia almeno una volta al mese; il 39% una volta a
settimana e il 32% due volte (soprattutto i giovani), e senza salse
(40%). Tra le ragioni del suo successo - fa notare Unaitalia - la
versatilità e la trasversalità, anche culturale, del pollo che con 21.43 kg pro-capite continua ad essere la carne più consumata nel Belpaese.
Re dei pranzi della domenica a casa della nonna ma anche delle tavole stellate, il pollo arrosto è il finger food adatto a ogni contesto e che sdogana i diktat del galateo. Oggi il 53% lo mangia con le mani, soprattutto a casa e in famiglia (59%), ma il 64% degli italiani sarebbe disposto a farlo se il galateo lo autorizzasse
(il 29% anche in una cena romantica o formale). Tanto che il 72% è
convinto che il celebre slogan “chi non si lecca le dita gode solo a
metà” si addica appieno anche a questo piatto perché “la sapidità rimane
sulle mani e l’esperienza deve essere totale” (49%) e “fa tornare
bambini” (33%). A rivelarlo un’indagine Doxa* realizzata per Unaitalia.
Mani o forchetta? Questo il tema della sesta edizione che vede protagonisti gli chef Cristina Bowerman (1 stella Michelin), Max Mariola, i toscanissimi Federico Fusca (tra i 10 best italian’s food influencer su Forbes e uno degli chef di E’ sempre Mezzogiorno) e Daniele Rossi (3 milioni di follower), tra le coppie di chef-tiktoker più seguite sui social che hanno spopolato anche su Instagram con le loro microricette da 30 secondi, ma anche la rete dei pollo lovers di Giallo Zafferano, impegnati a condividere le loro personali visioni di pollo arrosto sui social e sui canali di www.vivailpollo.it e gli studenti dell’Istituto Europeo di Design (IED) inventori di un utensile per non sporcarsi le mani. Per gli utenti la possibilità di postare foto, ricette e dibattere sulla modalità preferita di assaggio.
E se l’abitudine di mangiare il pollo arrosto con le mani o le posate sembra dividere ancora gli italiani a metà (53% vs 47% ma di questi solo il 12% lo fa per rispettare il galateo) – negli anni continua a crescere il fenomeno street food (+48% fra il 2014 e 2019 -- dati Coldiretti ; +21,3% nel 2021 dati Deloitte) e gli chef che scelgono di annullare le distanze tra cibo e mani. Tra questi Andoni Luis Aduriz (Mugaritz, 2 stelle Michelin), tra gli chef più innovativi al mondo ( la maggioranza dei suoi piatti si mangiano con le mani, anche il suo pollo arrosto) per il quale “mangiare con le mani è una regressione naturale verso il nostro stato più primitivo, è ritrovare noi stessi. Senza artifici. Mangiare con le mani è anche condividere. C'è una complicità tra noi che ci sediamo a tavola e partecipiamo a un'esperienza; usarle esprime fiducia nei commensali” (Fonte: Mugaritz). O lo chef David Chang per Esquire “tra le 75 persone più influenti del XXI secolo” e la sua una magistrale ostrica di pollo fritta, da mangiare con le mani come se fosse un chicken nugget. O ancora l’italiana Cristina Bowerman, ideatrice del menù “tutto con le mani” e del piatto del #polloarrostoday 2022 “Pollo arrosto con kimchi di pesca (ricetta di origine coreana fatto con pesche fermentate e spezie ndr) e insalata con parisienne di pesche”. Un piatto avvolgente in cui i bocconi di coscia arrosto croccante vanno pucciati in una salsa di pesca fermentata frizzante, sapida e speziata. “Mangiare con le mani – afferma Bowerman – è il gesto più intimo che c’è: coinvolge tutti i cinque sensi e abbatte ogni elemento di separazione tra noi e il cibo. E si addice perfettamente al pollo, alimento centrale per la nostra dieta, tra le carni più salutari. Tanto che nei prossimi mesi servirò quattro menù a sera basati solo sul pollo: tutte le parti del pollo in tante ricette diverse”.
Un gesto sdoganato oggi anche dal galateo che ora dice “con le mani si può”. In occasione del Pollo Arrosto Day, l’Accademia italiana del Galateo, ha riscritto infatti le regole dell’assaggio in un manifesto con 10 spunti e consigli per gustare il pollo arrosto con le mani: si va dal non farlo mai al primo appuntamento, al mettere a proprio agio i commensali, come fece la regina Margherita (che afferrò una coscia di pollo per mettere a proprio agio lo zar Nicola I in difficoltà nel disossare il pollo); al gustarlo con tre dita, come faceva la nobiltà rinascimentale. Ma senza alzare il mignolo. Il manifesto sarà firmato il 2 ottobre da tutti i protagonisti del Pollo Arrosto Day.
POLLOARROSTODAY: MANGIARE CON LE MANI AUMENTA IL GUSTO DEL CIBO
Toccare
direttamente il cibo con le mani potrebbe renderlo più gustoso e
desiderabile? E fa bene? È il quesito della sesta edizione del
#polloarrostoday dal tema “Mani o forchetta?”.
Un dilemma antico.
Norbert Elias, il più importante sociologo sulle maniere, sosteneva che
l’introduzione delle posate sulle tavole non fosse dovuta a motivi
igienici, ma serviva a creare una separazione tra l’uomo e il cibo, per
allontanare la pantagruelica voracità.
Un’intuizione accertata anche dalla scienza. Secondo uno studio della Stevens University di New York, pubblicato sul Journal of Retailing “toccare il cibo direttamente con le mani migliora l'esperienza sensoriale e aumenta le valutazioni edoniche del cibo nei consumatori dotati di autocontrollo”. Le percezioni tattili aumentando la soddisfazione della masticazione, spingerebbero l’encefalo a ritenere il cibo più gustoso di quanto accade usando le posate. Ma occhio alla linea, perché porterebbe anche a mangiare di più!
Altri studi come quello dell’Università di Nottingham dei ricercatori Ellen Townsend and Nicola Pitchfork pubblicato sul British American Journal (2012) e ripresi dal Guardian sostengono che permettere ai bambini di alimentarsi da soli con le mani, con una selezione di cibi solidi a portata di mano fin dall'inizio dello svezzamento (approccio baby led), anziché al cucchiaio con pappe, faccia bene ed abitui a mantenere uno stile di vita alimentare sano ed equilibrato quando si diventerà adulti. “I nostri risultati – riporta lo studio - suggeriscono che i bambini svezzati con l'approccio baby-led imparano a regolare l'assunzione di cibo in un modo che porta a un IMC più basso e a una preferenza per alimenti sani”.
Da non trascurare l’aspetto nutrizionale delle carni bianche che influiscono anche sul buonumore. Per il professor Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo dell’Università Campus Biomedico di Roma: “Le carni bianche, come pollo e tacchino, oltre ad essere ricche di proteine nobili e ad avere pochi grassi, e tra questi prevalgono quelli buoni come omega-6 e omega-3, contribuiscono ad aumentare il benessere perché sono ricche di triptofano, che poi si converte in serotonina, importante per il buonumore. Sono leggere e nutrienti, non appesantiscono o rallentano la digestione. E sono indicate in qualunque fascia d’età, dai bambini agli anziani. Per il pollo arrosto fate attenzione alla pelle, che è grassa e sarebbe meglio eliminarla”.
#POLLOARROSTODAY: GLI APPUNTAMENTI DELLA MARATONA
Ad
aprire gli appuntamenti online (ore 11.30) sui loro canali social
saranno i toscanissimi Federico Fusca (tra i 10 best italian’s food
influencer su Forbes e uno degli chef di È sempre Mezzogiorno) e Daniele
Rossi (tre milioni di follower), gli
chef influencer che hanno conquistato Tik Tok e Instagram. Due
appassionati di pollo da quando erano bambini che insieme prepareranno
una versione divertente di pollo al mattone, rigorosamente da mangiare
con le mani.
“Uno dei miei ricordi più vividi di quando ero piccolo – racconta Fusca -
è l’orto con barbecue di mia nonna, dove quasi sempre nel weekend
andavamo a fare le grigliate di pollo. Ricordo benissimo i profumi, la
legna scoppiettante e il mio divertimento nel guardare mio nonno mentre
girava la carne”.
“Il pollo era un momento di convivialità e di riunione in famiglia – afferma Rossi -. Indimenticabile quello della nonna, che lo cucinava i fine settimana come piatto della domenica”.
Dalle 11.30 e per tutta la giornata sarà la community di Giallo Zafferano con 15 blogger tik toker impegnate a proporre altrettante ricette da realizzare e gustare con le mani.
Alle 12.00 sarà la volta dello chef Max Mariola, che in diretta dal suo canale Facebook (e in cross-posting sul canale Facebook di W il Pollo), preparerà un piatto da sempre mangiato con le mani: le alette di pollo arrosto. “Una ricetta – spiega Mariola - che rende ancora più buone fresche ed esotiche le alette di pollo da fare arrosto. E sporcatevi le mani per mangiarle ... ne vale la pena!”
Alle 13.00 Samuele Briatore, presidente e fondatore dell’Accademia Italiana del Galateo, svelerà i 10 punti del Manifesto del #polloarrostoconlemani.
“Il galateo non è qualcosa di monolitico, ma cambia nel tempo. Mangiare il pollo arrosto con le mani è un’eccezione e una trasgressione al diktat del galateo ortodosso che impone forchetta e coltello ma oggi si può fare - dichiara Briatore -. In alcuni casi la tradizione culinaria e il galateo ci portano ad abbandonare temporaneamente le posate, percepite come elementi di distanza. Vale per lo street food e finger food, ma anche i frutti rossi che vanno consumati con le mani. E il pollo arrosto rientra a pieno titolo in questo ambito. Si tratta di un gesto che va oltre le formalità – continua Briatore - da non fare mai in cene formali o al primo appuntamento! Il consiglio è di vivere appieno l’esperienza: lavatevi bene le mani, gustatelo con le prime tre dita come faceva la nobiltà rinascimentale; sgranocchiate in libertà ma senza arrivare fino all’osso e mai con il mignolo alzato, facendo attenzione ad avere la bocca e le mani pulite per non imbrattare tutto. Infine, mangiare il pollo arrosto con le mani è infrangere le regole ma non troppo. Se dovete leccarvi le dita, fatelo solo in solitaria, davanti alla tv!”.
Alle 14.00 la chef stellata Cristina Bowerman (Glass) sui suoi canali Facebook ed Instagram svelerà la sua ricetta “Pollo arrosto con kimchi di pesca e insalata con parisienne di pesche”. Ho scelto questa ricetta – dichiara Cristina Borweman - soprattutto perché si può mangiare con le mani. Il pollo, dopo essere stato lasciato una notte nel brine (un mix di acqua e sale nel quale si immerge il prodotto fino a coprirlo e lo si lascia in frigo per 12/24 ore ndr) viene poi cotto in forno a bassa temperatura, cosparso di un mix di erbe e guanciale e infine cotto nuovamente per 15 minuti ad alta temperatura per donargli la famosa crosticina. Il tutto viene servito su un’insalata con la salsa al kimchi e le pesche macerate al suo interno. Un piatto quindi gustoso e divertente, che se mangiato con le mani ci riporta ad un gesto intimo, di unione”.
Alle 15.00 spazio sui canali di Viva il pollo alle studentesse dello IED, Angelica Fu Fupei ed Emilia He Rui che, assieme al loro professore, Davide Gallina, spiegheranno come hanno progettato l’Avvolgerello, un utensile frutto di un contest di design per inventare uno strumento pratico, ecologico e divertente - per mangiare il pollo arrosto con le mani senza sporcarsi.
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