presenta
Antonio Barrese MORPHOLOGY LIGHT. VIAGGIO NELLA FORMA DELLA LUCE A cura di Chiara Canali
PARMA, GALLERIA SAN LUDOVICO Borgo del Parmigianino, 2
18 APRILE – 2 GIUGNO 2026
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Antonio Barrese. Ph. Stefania Gaudiosi |
In occasione della X edizione di PARMA 360 Festival della Creatività Contemporanea, la Galleria San Ludovico di Parma ospita Morphology Light. Viaggio nella forma della luce, mostra personale di Antonio Barrese, a cura di Chiara Canali.
L’esposizione si propone come un attraversamento immersivo della ricerca di Barrese, figura centrale nel panorama della sperimentazione artistica italiana tra arte, design, percezione visiva e cultura scientifica. Il progetto mette in luce (in senso letterale e concettuale) uno dei nuclei fondanti del suo lavoro: l’indagine sulla luce come materia plastica, come fenomeno fisico e come struttura percettiva capace di generare forma.
Sin dagli esordi negli anni Sessanta, Antonio Barrese (Milano, 1945) si colloca in quell’area di ricerca che supera la distinzione tra discipline, ponendosi al crocevia tra arti visive, design e riflessione teorica. La sua pratica si sviluppa in un clima culturale segnato dal paradigma della ricerca, dalla programmazione, e dalla teorizzazione dei rapporti tra arte e scienza. In seno a questo contesto si inserisce la sua partecipazione al Gruppo MID (Mutamento Immagine Dimensione), con il quale condivide una visione dell’opera come dispositivo dinamico, aperto, fondato su processi di trasformazione e su un coinvolgimento attivo dello spettatore. |
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A definire con lucidità la portata del suo lavoro è stato Peter Weibel (teorico della media art e direttore per 24 anni dello ZKM - Zentrum für Kunst und Medien di Karlsruhe) che ha individuato in Barrese la figura dell’“agente provocatore”. Non un provocatore nel senso mediatico o scandalistico del termine, ma un agente provocatore cognitivo, capace di generare perturbazioni mentali, di modificare paradigmi e di anticipare trasformazioni culturali profonde. Secondo Weibel, il vero agente provocatore non produce scandali effimeri, bensì scarti di pensiero: introduce visioni che costringono il mainstream a riorientarsi, a riconfigurare le proprie categorie interpretative. In questa prospettiva, l’opera di Barrese rappresenta una pratica anticipatrice, in grado di intercettare e rendere visibili mutamenti che diventeranno centrali solo decenni dopo.
Morphology Light ricostruisce questo percorso attraverso alcune opere storiche e lavori recenti che testimoniano l’evoluzione di una ricerca coerente e radicale. La luce, nei lavori di Barrese quali i Big e Mini Shining, non è semplice elemento di illuminazione o effetto scenico, mastruttura generativa: essa definisce volumi, costruisce spazi immateriali, modella superfici e altera la percezione dell’ambiente. L’artista indaga le sue proprietà fisiche – rifrazione, riflessione, diffusione, interferenza – traducendole in esperienze estetiche che rendono visibile l’invisibile. |
Il concetto di “morfologia” rimanda proprio a questa tensione analitica: la forma non è data una volta per tutte, ma è il risultato di un processo, di una relazione tra energia, materiali e sguardo. In altre parole, la “morfologia” rimanda al principio del “divenire” e all’idea di arte come ricerca a, quindi come scienza. Per Barrese fine dell’arte – e della scienza – è cercare l’altro, l’ulteriore che esiste oltre, che richiede di essere scoperto e reso manifesto tramite la forma.
Le opere esposte testimoniano come questa incessante ricerca abbia condotto l’artista a distillare un linguaggio personalissimo, con tratti caratteristici e unici che attraversano territori espressivi differenti, dalla fotografia al design, dall’arte alla comunicazione aziendale. L’arte di Barrese, e la sua poetica, non si identifichino strettamente con l’uso delle tecnologie e col necessario supporto delle metodologie operative. Per lui non è centrale neppure l’accuratezza esecutiva dovuta al quarantennale lavoro di Communication Designer (per cui ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre Compassi d’Oro e tre menzioni d’onore). Queste circostanze sono piuttosto dei prerequisiti: condizioni o conoscenze minime indispensabili ma non sufficienti per realizzare opere d’arte. Barrese non si identifica neppure più con la poetica a dell’Arte Cinetica e Programmata (che ritiene residuo della sua giovinezza), con l’interesse per i fenomeni ottici (che considera gli aspetti grammaticali dell’operatività artistica). Anche il concetto di “interattività”, seppure ancora presente in molte sue opere anche recenti, non possiede più la pregnanza metafora e simbolica che aveva sessant’anni fa. L’interattività non costituisce più un’eccezione, ma una norma, un dato acquisito della nostra esperienza. Per questo Barrese non la considera un valore in sé, ma uno strumento tra gli altri: la utilizza come Leonardo da Vinci utilizzava i colori a olio.
Il focus della mostra è la luce in quanto generatrice di immagini, frutto di una complessa interazione tra oggetti cinetici e dispositivi di ripresa, che permettono di rappresentare ciò che lo sguardo umano non percepisce e che resterebbe estraneo alla conoscenza. All’interno del percorso espositivo, particolare rilievo assumono le opere che esplorano la dimensione ambientale e immersiva, come Disco Strobo ed Electric Savana. Le opere con le scintille di Electric Savana, riconoscibili per questo elemento spettacolare, si inseriscono pienamente nella sua più ampia ricerca sulla luce, sulla morfologia, sulla forma come fenomeno energetico. Tuttavia, il suo interesse per le scintille non è meramente formale o tecnologico: è di natura antropologica, quasi iniziatica. Entrare in un grande ambiente attraversato dalle scintille – ma anche solo avvicinarsi e toccare quell’oggetto – equivale a compiere un gesto di attraversamento simbolico, come camminare sui carboni ardenti. Significa confrontarsi con una paura primaria, vincere una resistenza interiore. In questo senso, l’opera non chiede soltanto di essere osservata, ma di essere esperita come soglia, come prova, come trasformazione.
In questi lavori, la luce si espande nello spazio architettonico della Galleria San Ludovico, dialogando con la sua storia e con la sua ambientazione. L’antico edificio, con la sua forte identità spaziale, diventa parte integrante dell’opera: non semplice contenitore, ma campo di interazione in cui le strutture luminose ridefiniscono volumi, profondità e ritmi. |
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Morphology Light si configura dunque come la tappa di un viaggio che ha attraversato decenni di sperimentazione, restituendo l’attualità di una ricerca capace di dialogare con le istanze contemporanee. In un’epoca in cui l’immagine digitale e la smaterializzazione dei confini tra reale e virtuale ridefiniscono il nostro rapporto con il visibile, il lavoro di Barrese appare sorprendentemente anticipatore. La sua indagine sulla luce come fenomeno fisico e come costruzione percettiva risuona con le riflessioni odierne sulla natura dell’immagine e sulla condizione immersiva.
La curatela di Chiara Canali sottolinea questa dimensione processuale e interdisciplinare, costruendo un percorso che intreccia opere, documenti e apparati esplicativi, con l’obiettivo di offrire al pubblico strumenti di approfondimento e chiavi di lettura. L’allestimento valorizza il dialogo tra le diverse fasi della produzione dell’artista, evidenziandone la coerenza interna e la capacità di rinnovarsi nel tempo.
La mostra si inserisce nel programma della X edizione di PARMA 360 Festival della Creatività Contemporanea, manifestazione che promuove il confronto tra linguaggi artistici, progettuali e tecnologici, ponendo al centro la riflessione sulla creatività come motore di innovazione culturale. In questo contesto, il lavoro di Antonio Barrese rappresenta un riferimento imprescindibile per comprendere le radici storiche di molte ricerche attuali. |
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