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giovedì 28 ottobre 2021

FROSTA AL FIANCO DI MSC - MARINE STEWARDSHIP COUNCIL PER LA SETTIMANA DELLA PESCA SOSTENIBILE

 

Dal 1 al 7 novembre per la prima volta anche in Italia

la settimana di riflessione sulla pesca che rispetta il mare

 


(Roma, 28 ottobre 2021). FRoSTA è al fianco di MSC – Marine Stewardship Council per la Settimana della pesca sostenibile che per la prima volta arriva in Italia dal 1 al 7 novembre 2021.

FRoSTA, azienda di riferimento nel mondo dei surgelati che ha stabilito di produrre cibo in maniera naturale e rispettosa dell’ambiente, sposando la scelta di essere 100% naturale e mettendo al centro della propria filosofia aziendale il rispetto per l’equilibrio del pianeta, ha deciso di sostenere questa iniziativa perché crede fermamente che essere sostenibili sia una scelta doverosa nel rispetto del mare e delle future generazioni. Un obiettivo centrale per la salvaguardia del Pianeta inserito anche tra i goals dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite.

 

Il rapporto con MSC è profondamente radicato in FRoSTA tanto che tutto il pescato è certificato MSC: oggi FRoSTA è l’unica società in Italia a poter vantare di questa certificazione su tutta la gamma di prodotti, frutto di un percorso intrapreso da anni e che ha comportato scelte precise, anche a scapito di perdita di guadagni. Ogni consumatore può verificarlo attraverso le etichette trasparenti che danno tutte le informazioni sull’origine del pescato e su come viene lavorato e surgelato.

 

MSC è un’organizzazione no-profit indipendente con un programma di certificazione ecolabel di pesca, che verifica il rispetto di pratiche ecosostenibili, assegnando il marchio blu MSC a chi rispetta i criteri di valutazione. Lo standard di pesca MSC si basa su tre principi fondamentali che pensano al futuro dei nostri mari, perché lo stock possa riprodursi rendendo la pesca ancora possibile, ma anche per ridurre al minimo l’impatto ambientale, tutelando l’habitat marino e garantendo che la pesca sia gestita in modo responsabile.

 

Come sottolinea Felix Ahlers CEO di FRoSTA AGSiamo anche noi pescatori per questo siamo attenti al ripopolamento delle specie marine. Il pesce è l’unico alimento completamente selvaggio, non si può aumentarne in volume, perché in mare aperto si riproduce secondo le regole della natura. Per questo vogliamo pescarne la giusta quantità, senza alterare gli equilibri del mare. Lo facciamo grazie alla certificazione MSC e lo verifichiamo in prima persona: io stesso sono stato più volte in Alaska, sulle barche con cui facciamo pesca, per assicurarmi che i pescatori rispettino le nostre regole”.

 

Oltre alla Settimana della Pesca Sostenibile, l’impegno di FRoSTA prosegue tutto l’anno per coniugare gusto e sostenibilità. Dello stesso pesce si cercano le diverse tipologie e si sceglie il periodo più adatto alla pesca, sempre secondo i criteri MSC.

Un caso concreto è quello della platessa, dapprima delistata perché non disponibile nella tipologia certificata MSC, dopo un lungo periodo di ricerca tra i pescatori di tutto il mondo, è stata lanciata sul mercato nel 2020 e si trova ora nel banco freezer, nella versione al naturale e panata, oggi garantita dalla certificazione.

 

Inoltre FRoSTA utilizza solo frutti di mare certificati ASC (Aquaculture Stewardship Council), un’organizzazione non-profit globale e indipendente che, avvalendosi di tecniche di acquacoltura sostenibili, stabilisce uno standard ambientale e sociale per la certificazione di allevamenti ittici responsabili.

 

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NASCE GENERAZIONE SANGIOVESE: IL MOVIMENTO DELLE PICCOLE AZIENDE VINICOLE TOSCANE PER PROMUOVERE L'ARTIGIANALITÀ E L'AUTENTICITÀ DEL VITIGNO SIMBOLO DEL VINO IN TOSCANA

 

 
Generazione Sangiovese è il primo movimento, fortemente voluto da vignaioli e proprietari di aziende vinicole delle colline toscane, volto a promuovere la cultura del vino toscano, artigianale e autentico. Un vino che nasce da competenza, esperienza e passione, figlio di una cultura tramandata nelle singole famiglie toscane, di generazione in generazione, e valorizzata da questo nuovo progetto.

Tutti i produttori che fanno parte di Generazione Sangiovese sono da tempo impegnati nella coltivazione del nobile vitigno a bacca rossa, che della Toscana rappresenta l’essenza - oltre a essere l’uva principe dei blend più celebri della regione.

Forti di questo know how, le realtà vinicole di Generazione Sangiovese hanno deciso di unirsi per preservare il valore del vitigno toscano a dispetto dell’omologazione chimica e tecnologica che il Sangiovese sta subendo nel mondo agricolo, a causa di una viticoltura industrializzata sempre più invadente e svilente. Un’unione che non toglie però forza alle singole produzioni, anzi, la accentua, valorizzandone artigianalità e particolarità.

Anime differenti sotto un denominatore comune: promuovere cultura e conoscenza del vino toscano, in particolare del Sangiovese, ponendo l’accento su tradizioni e valori intrinsechi. 
Fortemente voluto dai vignaioli toscani, il progetto è dedicato alla valorizzazione del Sangiovese e, più in generale, della viticoltura artigianale in Toscana
 
 

 


Mirella Saluzzo Fuori asse a cura di Elena Di Raddo 13 novembre 2021 – 19 febbraio 2022 Inaugurazione: sabato 13 novembre 2021, ore 11.30

 

Fondazione Sabe per l’arte

Via Giovanni Pascoli 31, Ravenna

 

Sabato 13 novembre 2021, alle ore 11.30, si apriranno per la prima volta i battenti della Fondazione Sabe per l’arte, che fa il suo debutto con la mostra personale Fuori asse dell’artista Mirella Saluzzo, a cura di Elena Di Raddo. Il nuovo spazio espositivo, all’interno di un edificio ottocentesco completamente rimodernato a pochi passi dal MAR - Museo d'Arte della città di Ravenna, intende porsi quale punto di riferimento per la promozione e la diffusione dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione alla scultura.

 

La mostra inaugurale, che proseguirà fino al 19 febbraio 2022, presenta otto sculture recenti dell’artista Mirella Saluzzo (Alassio, 1943): forme fluide modellate a partire da sottili lastre di alluminio, un materiale flessibile e luminoso che l’artista incurva con un movimento scultoreo paragonabile – come scrive la curatrice Elena Di Raddo nel testo critico che accompagna la mostra – a quello proprio dell’arte giapponese dell’origami: un procedimento pieno di attenzione e cura, che conferisce identità, bellezza e forma a ciò che in partenza è identico a sé stesso, celebrando al tempo stesso il rapporto intimo, tattile e sensitivo tra l’artista e la materia.

 

Se da un lato, si può tracciare un legame tra l’opera di Mirella Saluzzo e il Costruttivismo per l’aderenza alla natura intrinseca del materiale, dall’altro il gesto creativo dell’artista si spinge oltre l’approccio materialista per configurarsi invece come emotivo e individuale, come si nota dalla vibrante continuità visiva risultante dalla leggera scalfittura della superficie, che opacizza e rende sensibile un materiale freddo come l’alluminio, trasfigurandolo. L’emotività è accentuata anche dall’utilizzo di tracce di colore, che fanno emergere la formazione di pittrice dell’artista, sotto la guida del maestro dell’astrattismo Luigi Veronesi.

 

Fuori asse si apre con una serie di opere su carta intitolate Open (2015-2016), in cui si osserva, attraverso sovrapposizioni e ritagli, l’apertura verso un’altra dimensione. Al centro della sala principale, svetta la scultura monumentale Exit (2018-2019), una struttura modulare circolare orizzontale collocata su una sorta di pedana all’ingresso di una soglia aperta su una gabbia metallica. Sulle pareti alcune sculture appese (Voyager, 2020; Attrazioni, 2020; Explorer, 2020) sembrano sfidare la forza di gravità innestando un gioco di incastri e di movimento illusorio. L’attenzione ai dettagli con cui Mirella Saluzzo realizza le sue opere riesce solo apparentemente a celare l’instabilità di cui sono permeate: tra equilibrio e disequilibrio, si configurano come spazi inquieti, metafore dell’esistenza e allo stesso tempo della forza di adattabilità della vita stessa, come dimostra la scultura verticale Fuori Asse (2016-2017), costruita con elementi disallineati.

 

La mostra sarà accompagnata da un programma di attività collaterali che comprende dibattiti, conferenze, proiezioni e incontri con artisti, critici e studiosi attivi sul territorio nazionale.

 

Mirella Saluzzo nasce ad Alassio, in Liguria, nel 1943, ma vive e lavora tra Ravenna e Milano. Dopo gli studi superiori si iscrive all’Accademia di Brera, dove entra in contatto con i protagonisti della scena artistica milanese, in particolare con Luigi Veronesi, del quale segue con passione il corso di Cromatologia, e Guido Ballo. Tra i suoi insegnanti figura anche Luciano Caramel che più di ogni altro seguirà con costanza le tappe del suo percorso artistico. Partita da una ricerca pittorica incentrata sul ripensamento dell’eredità formale e cromatica delle avanguardie storiche, l’artista si avvia già a metà degli anni Ottanta verso una ricerca plastica incentrata sull’impiego di lastre di alluminio che caratterizzerà, da lì in avanti, il suo operato. Tra i critici che si sono occupati del suo lavoro si ricordano soprattutto Pietro Bellasi, Giorgio Bonomi, Claudio Cerritelli, Rachele Ferrario, Angela Madesani, Elena Pontiggia e Claudio Spadoni.

 

Fondazione Sabe per l’arte nasce nel 2021 con l’obiettivo di promuovere e diffondere l’arte contemporanea – con particolare attenzione alla scultura – nella città di Ravenna attraverso mostre, incontri, proiezioni e altre attività culturali. Presieduta da Norberto Bezzi e da Mirella Saluzzo, si avvale della consulenza di un comitato scientifico coordinato da Francesco Tedeschi, docente di storia dell’arte contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e composto dai professori Claudio Marra, Federica Muzzarelli e Gian Luca Tusini dell’Università di Bologna, cui si aggiunge Claudio Spadoni, ex direttore del Museo d’Arte della città di Ravenna. La direzione artistica è affidata a Pasquale Fameli, critico d’arte e studioso dell’ateneo bolognese. La Fondazione si dedica inoltre alla catalogazione delle opere di Mirella Saluzzo e alla costituzione di una biblioteca specializzata sulla scultura contemporanea.

 

Mirella Saluzzo

Fuori asse

A cura di Elena Di Raddo

Sede Fondazione Sabe per l’arte | via Giovanni Pascoli 31, Ravenna

Periodo 13 novembre 2021 – 19 febbraio 2022

Inaugurazione sabato 13 novembre 2021, ore 11.30

Orari giovedì, venerdì e sabato ore 16-19
Ingresso libero con certificazione verde Covid-19 e mascherina.

 

Informazioni:

info@sabeperlarte.org | www.sabeperlarte.org

La forma dell'oro a cura di Melania Rossi da gennaio 2021, 12 artisti in 12 mesi 30 ottobre - 29 novembre 2021 Undicesimo artista José Angelino Resistenze, 2021

 

BUILDINGBOX

via Monte di Pietà 23, Milano

www.building-gallery.com

 

José Angelino, Resistenze, 2021, gas argon, vetro soffiato, pagliette di ottone dorato, ottone, acciaio, porcellana, elettricità; dimensioni variabili.

BUILDINGBOX presenta dal 30 ottobre al 29 novembre 2021 un’installazione site specific di José Angelino (Ragusa, 1977), undicesimo artista de La forma dell’oro, progetto espositivo annuale a cura di Melania Rossi, che indaga l'utilizzo dell'oro nella ricerca artistica contemporanea attraverso le opere di dodici artisti invitati a misurarsi con il tema prescelto. Le installazioni sono visibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7 dalla vetrina di via Monte di Pietà 23 a Milano. L’installazione Resistenze trasforma lo spazio di BUILDINGBOX in un luogo di osservazione e riflessione sui fenomeni complessi della natura.

 

Luce, aria, suono, vibrazione, materia, vuoto, elettricità e campi magnetici sono gli elementi di cui sono composti i lavori di questo artista che, grazie ad una formazione da fisico, riesce a tradurre in forma scultorea il “disordine regolato” della natura. Recenti ricerche scientifiche, come quella che poche settimane fa ha valso il Nobel al Prof. Giorgio Parisi, hanno confermato che i cosiddetti “sistemi disordinati” - ovvero quelli formati da molte individualità che interagiscono tra loro in maniera non uniforme - sono tra i più comuni e interdisciplinari, appaiono in svariati campi, dalla fisica alla neurobiologia, dalle teorie evolutive fino all’economia e alle scienze sociali.

 

Angelino, con la sua arte visiva, indaga i rapporti complessi che intercorrono fra le componenti elementari della natura, cercando la regola nel disordine e viceversa; i suoi lavori suscitano interrogativi e ci invitano ad osservare ciò che ci circonda con tutti i sensi attivi, per captare connessioni, risonanze e piccole variazioni nei flussi naturali. L’installazione Resistenze è una sorta di percorso ad ostacoli, in cui il flusso luminoso - determinato dal gas Argon e dall’elettricità all’interno di minimali forme in vetro - subisce interruzioni e deviazioni che originano forme nuove, a volte prevedibili, altre volte del tutto inaspettate.

 

L’artista disegna con la luce, materializzando così la regione tra ordine e disordine dove la vita si sviluppa. La scienza contemporanea ha scoperto che solo i sistemi complessi, a margine del caos, permettono l’adattabilità e la flessibilità necessarie al mantenimento della vita; la teoria del caos ci dice che il mondo non segue un modello preciso e prevedibile, molti fenomeni non solo fisici, ma anche sociali, economici e filosofici obbediscono a questo paradigma forte e dominante persino nell’ambito della cosmologia e dello studio della Terra.

 

La forma ellittica di Resistenze fa riferimento alla mappa della radiazione di fondo, ovvero la radiazione residua proveniente dalle fasi iniziali della nascita dell'universo in accordo con il modello del Big Bang. L’oro è presente in varie forme all’interno del lavoro, l’artista lo usa come elemento solido che genera interferenze al fluire della luce, a suggerire i misteriosi eventi fortuiti con cui il chaos ha generato il kosmos.

 

José Angelino, Resistenze, 2021, gas argon, vetro soffiato, pagliette di ottone dorato, ottone, acciaio, porcellana, elettricità; dimensioni variabili.

José Angelino (Ragusa 1977), vive e lavora a Roma. Nel 2013 ottiene il Premio per le Arti Visive della Fondazione Toti Scialoja. Nel 2014 ha partecipato alla grande rassegna internazionale European Glass Experience, promossa dal Consorzio Promovetro di Murano come progetto itinerante nei maggiori musei del vetro. Nel 2016 gli viene riconosciuto il premio Arte Fiera 40, in occasione dei 40 anni della fiera di Bologna e nel 2017 il premio Artribunenell'ambito del festival NEXST di Torino. Tra le mostre più significative ricordiamo: Resistenze, Palazzo Collicola, Spoleto, 2021; Real Utopias, Manifesta 13 Marseille, 2020; INSIEME, Mura Aureliane Roma, 2020; Sometimes It Leaps Forth, 2020, Seen, Antwerpen, 2020; Corteggiamenti, Galleria Alessandra Bonomo, 2019; Cinque mostre, American Academy in Rome, 2018; NEXST, FestivalTorino, 2017; Artefiera 40, Pinacoteca di Bologna, 2016; Swing, Galleria Alessandra Bonomo Roma, 2015; There Is No Place Like Home, Roma, 2016; Fljotstunga Residency, Islanda, 2015; Lunghezze d'onda, Palazzo Sforza Cesarini Genzano, 2015; Scarecrows, Domaine Sigalas, Santorini, Greece, 2015; European Glass Experience, Museu do Vidro da Marinha Grande, Real Fábrica de Vidrio de la Granja Segovia, Museo del Vetro Murano, 2015; Confini Apparenti, Intragallery, Napoli; 519+40, Fondazione Pastificio Cerere Roma, 2015; Siderare, Forte Portuense Fondazione Volume Roma, 2015; Accesa, Palazzo Parissi Monteprandone, 2014; Unisono, Temple University Roma, 2013; Ho qualcosa da dire e da fare, Ex Mattatoio di Testaccio Roma, 2013.

IL MARKETING DEI DATI È LA CHIAVE PER LA DIGITALIZZAZIONE DELLE CANTINE ITALIANE (E L’AUMENTO DELLE VENDITE AI PRIVATI)

 

Se ne è parlato a Wine2Wine con l’impresa tecnologica Divinea ideatrice del software Winesuite, la cantina altoaltesina Pfitscher e l’azienda vitivinicola RUGGERI & C. S.p.a. della zona di Valdobbiadene.

Milano, 28 ottobre 2021 – In Italia le vendite fatte direttamente al consumatore si quantificano tra il 5 al 10%, mentre in Napa Valley (area dedicata alla viticultura americana) i numeri arrivano fino al 70%.  “C’è un’opportunità enorme per le aziende italiane – ha spiegato Matteo Ranghetti, co-fondatore di Divinea in occasione del live talk dello scorso 19 ottobre, promosso dalla stessa impresa tecnologica al Wine2Wine di Verona – che può essere colmata con la diffusione dell’utilizzo dei dati, un presupposto importante per favorire la digitalizzazione delle aziende vitivinicole. Per questo abbiamo sviluppato Winesuite, il software che permette alle aziende di conoscere davvero chi acquista il loro vino, attuando una strategia commerciale e di marketing basata su una percezione vera del cliente, che supera quella basata sul sentimento. L’obiettivo? Aumentare le vendite ai privati”.

 

Il software Winesuite integra tutti i canali di vendita della cantina, on e off line, in unico strumento che ne automatizza i processi. Il vantaggio è in termini di produttività e risparmio di tempo, quindi una crescita in termini economici, come ha confermato la testimonianza di Daniel Pfitscher, CEO dell’azienda altoaltesina Pfitscher, al live talk di Wine2Wine: “Abbiamo conosciuto Divinea e il loro Winesuite all’inizio della pandemia. Prima gestivamo le visite in cantina e gli ordini delle nostre bottiglie ai privati tramite telefono e moltissime mail, perdendo tempo e senza conoscere realmente i nostri clienti. Ora per acquistare on line bastano pochi click e grazie ai dati raccolti sappiamo chi compra, quando lo fa e cosa acquista, tutte informazioni che ci permettono di comunicare in modo mirato e performante con i nostri clienti. In termini di fatturato B2C, in pochi mesi, siamo passati dal 10 al 20%”. 

 

Tra le possibilità del software Winesuite c’è anche quella di creare un Wine Club per rafforzare il brand, fidelizzare i clienti e dialogare con persone appassionate. “In 10 mesi abbiamo raccolto circa 400 contatti, – ha continuato Pfitscher clienti affezionati a cui possiamo offrire dei vantaggi, come l’accesso a vecchie annate, acquisto dei vini in anteprima o la partecipazione a visite guidate gratuitamente”. Il Wineclub è un punto di forza anche per Giorgio Bortolin, del team commerciale dell’azienda vitivinicola RUGGERI & C. S.r.l della zona di Valdobbiadene, che fino ad oggi ha sempre gestito l’accesso all’hospitality con strumenti tradizionali richiedendo un investimento di tempo notevole.  “Il tasso di registrazione al Wine Club di chi viene in cantina è altissimo e raggiunge il 99% – ha spiegato Bortolin a Wine2Wine -. In questo modo riusciamo ad avere una continuità nel rapporto tra la cantina e il cliente creando delle vere e proprie relazioni. Oggi con Winesuite una persona riesce a gestire l’organizzazione dei dati in maniera pratica. Questo si traduce in una fidelizzazione del cliente che di conseguenza porterà margine alla cantina. Di recente abbiamo estrapolato un database di persone profilate per un concerto in occasione di Valdobbiadene Jazz e in meno di 24 ore abbiamo esaurito i posti grazie alla definizione di una clientela perfettamente in target con la richiesta. I dati rendono tutte le operazioni verso i consumatori performanti”.

 

Per maggiori informazioni:
https://business.divinea.com
https://academy.divinea.com

 


DAL GEWÜRZTRAMINER ALLO CHARDONNAY: TRENT'ANNI DI SFIDE PER WILLI STÜRZ E CANTINA TRAMIN

 

In tre decenni l’enologo ha condotto Tramin sul sentiero dell’eccellenza enologica, concentrandosi sui grandi vini bianchi d’impronta alpina

Cantina Tramin celebra le trenta vendemmie dell’enologo e direttore tecnico Willi Stürz, che dopo i successi ottenuti con il Gewürztraminer individua nello Chardonnay il vitigno capace di eccellere nel territorio. Cantina Tramin ha intrapreso un percorso di studio e valorizzazione della varietà a partire dal 2002 con la cuvée Stoan, arrivando nel 2015 alla nascita di Troy: lo Chardonnay Riserva d’impronta alpina che ha origine da vigne poste sul versante orientale del massiccio della Mendola. Una sfida, quella dello Chardonnay, che si inserisce nel più ampio progetto enologico con cui Cantina Tramin intende estrarre ogni dettaglio e valorizzare tutte le potenzialità del territorio alpino per creare grandi vini bianchi di montagna.
“Quando si raggiunge una vetta si guarda indietro al sentiero percorso, coi suoi punti panoramici e le tortuosità, ma ciò che rimane, più di tutto, è la soddisfazione di averla scalata – commenta Willi Stürz – È stato e continua a essere un onore lavorare nella terra dove sono nato, a fianco delle famiglie socie, contribuendo tutti insieme allo sviluppo del nostro territorio. Abbiamo dato un’identità nuova al Gewürztraminer, con una versione riconosciuta in tutto il mondo. Negli ultimi anni stiamo esplorando il potenziale dello Chardonnay in territorio alpino, vitigno che qui si esprime con un’eleganza unica. È la prossima vetta da conquistare”.
Willi Stürz entra nell’organico di Cantina Tramin del 1991. Al tempo gli ettari di vigneto sono 210 con una netta prevalenza di vitigno a bacca nera: il 79% del totale è infatti vitato a Schiava. La produzione è di 28.000 q.li di uve, e i primi vini Selezione nascono da una selezione in cantina delle migliori botti e vasche. La tiratura è di 200.000 bottiglie di qualità, per un ricavato di circa 400.000 euro. Il fatturato totale si attesta sui 2 mln di euro attuali. Con l’arrivo di Stürz Cantina Tramin compie un cambio di passo decisivo in direzione della qualità produttiva, una gestione aziendale innovativa, etica e sostenibile. Nei trent’anni l’azienda vive un’importante crescita economica. Oggi conta 270 ettari, di cui 40 dedicati alla Selezione. Il 70% del vigneto è allevato a bacca bianca, la varietà più diffusa è il Gewürztraminer (22%), seguito dallo Chardonnay (12%). La Schiava rappresenta meno del 10%. La produzione totale si attesta sui 22.000 q.li di uva. La tiratura è di 1,9 mln di bottiglie di qualità per un fatturato di oltre 14 mln di euro. Il fatturato totale 2021 è pari a 15 mln di euro.
In questi trent’anni Willi Stürz e Cantina Tramin hanno raccolto numerosi premi e riconoscimenti. Tra i principali, il titolo di Miglior Enologo d'Italia assegnato dalla Guida Vini d'Italia 2004 di Gambero Rosso e Slow Food e i 100/100 punti di Robert Parker’s Wine Advocate di Epokale nel 2018, primo vino bianco italiano a ottenere tale risultato.



Il vino da abbinare al Panettone Cosa bere per esaltare il Re dei dolci di Natale!

 

Perfetto il Moscato di Tenuta Mazzolino per un abbinamento "dolce con dolce"

 

Con o senza i canditi, con gocce di cioccolato e uvetta, con farcitura o liscio, in qualsiasi versione è il Re indiscusso dei dolci di Natale: ecco a voi il panettone! C’è chi lo ama e chi lo odia, ma senza di lui sulla tavola del 25 dicembre non è festa. Liberiamo la fantasia e scegliamo quello che incontra maggiormente i nostri gusti. Unica cosa, non commettiamo l’errore di banalizzarlo, abbinandolo a un vino qualunque. Ok anche le bollicine, ma meglio evitare quelle Extra Dry e puntare sulle note dolci. L'abbinamento perfetto è “dolce con dolce”. Ecco quindi una scelta azzeccata: il Moscato di Tenuta Mazzolino, con la sua nuance dai riflessi dorati, al naso risulta Aromatico e inconfondibile, con sentori a ventaglio di ananas, muschio, salvia e rosa thea. In bocca si rivela cremoso e avvolgente, con delicata effervescenza mista al residuo zuccherino che cede il passo a una acidità sapida e rinfrescante, capace di ripulire il palato e invitare ad un secondo calice. (non ditelo al Re ma si abbina perfettamente anche al pandoro).

 

Disponibile anche sullo shop online: http://tenuta-mazzolino.com/shop/

Immagine: https://we.tl/t-ZRW6GcsIGl

Disponibile sull'e-shop: http://tenuta-mazzolino.com/prodotto/moscato/