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giovedì 29 luglio 2021

A VICENZA TORNA GUSTUS: TUTTA UN’ALTRA MUSICA

 Sabato 23 e domenica 24 ottobre 2021 i vini dei Colli Berici, Vicenza e Gambellara saranno protagonisti al Conservatorio “Arrigo Pedrollo” di Vicenza

L’undicesima edizione di Gustus – Vini e Sapori di Vicenza andrà in scena il fine settimana del 23 e 24 ottobre 2021 al Conservatorio di Musica “Arrigo Pedrollo” di Vicenza. Due giorni in cui scoprire la storia e i vini delle DOC Colli Berici, Vicenza e Gambellara attraverso banchi d’assaggio con i produttori, degustazioni guidate e convegni aperti al pubblico. A raccontare l’identità vitivinicola del territorio berico saranno 25 aziende che, nel chiostro del Conservatorio tra portici e spazi verdi, proporranno in degustazione oltre 100 etichette. Sarà l’occasione giusta per scoprire gli autoctoni Tai Rosso e Garganega, i bianchi Pinot Grigio e Sauvignon e i grandi rossi a base di Cabernet, Merlot e Carménère.
“Siamo lieti di annunciare l’undicesima edizione di Gustus – commenta Giovanni Ponchia, Direttore del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza – un evento atteso e di riferimento per Vicenza ma anche per chi viene da fuori regione e vuole scoprire il nostro territorio. Torniamo in città e lo facciamo in una sede iconica: il Conservatorio è un luogo dove giovani talenti vengono scovati, nutriti e fatti crescere. Che sia di buon auspicio per i nostri vini, che si stanno affermando sempre più anche sulla scena internazionale”.
In un clima coinvolgente e amichevole, Gustus offre agli appassionati la possibilità di conoscere i vini e i vitigni autoctoni dei Colli Berici e di visitare un bellissimo territorio ricco di natura e autenticità, con un patrimonio artistico e culturale unico nel centro storico di Vicenza e nelle ville palladiane che punteggiano il paesaggio.
La musica dei giovani studenti sarà co-protagonista e accompagnerà durante le due giornate il banco d’assaggio aperto al pubblico dalle 17.00 alle 22.00 di sabato 23 e dalle 16.00 alle 21.00 di domenica 24 ottobre.
Il costo del biglietto, che comprende calice, coupon per degustazioni libere e un piatto di tipicità gastronomiche, è di 20 euro per l’intero e di 15 euro per il ridotto. L’ingresso ridotto è riservato a tutti coloro che acquisteranno il biglietto in prevendita su Musement e ai Soci Ais, Onav, Fis, Slow Food, Fisar.

 

INFO IN BREVE | Gustus – Vini e Sapori di Vicenza 2021

Quando: sabato 23 e domenica 24 ottobre 2021
Dove: Conservatorio di Musica “Arrigo Pedrollo” in Contra' San Domenico 33, Vicenza
Orari: Sabato dalle 17.00 alle 22.00 e domenica dalle 16.00 alle 21.00
Biglietti: € 20 per l’intero e di € 15 per il ridotto, riservato a tutti coloro che acquisteranno il biglietto in prevendita su Musement e per i Soci Ais, Onav, Fis, Slow Food, Fisar.
Info: gustus.stradavinicolliberici.it


Il Comune di Vernazza presenta Iva Lulashi “Libere e desideranti” Da un’idea e a cura di Giuseppe Iannaccone

 Realizzata con il contributo di Fondazione Carispezia

e in collaborazione con Prometeo Gallery di Ida Pisani, Milano-Lucca

 

Con il patrocinio del Parco Nazionale delle Cinque Terre

 

Dall’8 agosto al 30 settembre 2021

Inaugurazione: 7 agosto 2021, ore 18.00

Ingresso libero, accesso contingentato

 

Oratorio dei Disciplinati di Santa Caterina

Largo Taragia - Corniglia (SP)

 


 

Iva Lulashi. Più pallida dell'erba, 2021. Olio su tela, 90x90 cm. Courtesy l'artista

 

 

Il Comune di Vernazza è lieto di presentare “Libere e desideranti”, mostra personale di Iva Lulashi (Tirana, 1988. Vive e lavora a Milano) da un’idea e a cura di Giuseppe Iannaccone, all'Oratorio dei Disciplinati di Santa Caterina di Corniglia (SP), aperta al pubblico dall’ 8 agosto 2021 e visitabile fino al 30 settembre 2021.

 

Sono esposti per la prima volta in questa occasione i dipinti più recenti dell'artista, realizzati nel corso del 2021, tutti inediti e ispirati da un periodo di permanenza di Iva Lulashi a Corniglia.

 

Nel cuore antico del borgo ligure, la pittura si confronta con uno spazio e un contesto inediti, nel dialogo prezioso con l'architettura settecentesca dell'Oratorio dei Disciplinati e con la sua semplice ma intatta dimensione spirituale, in un contatto ravvicinato con la vita che scorre intorno, fuori, nei vicoli e nelle piazze e nella natura, Patrimoni Unesco, delle Cinque Terre.

 

La mostra, realizzata grazie al contributo di Fondazione Carispezia nell’ambito del Bando Aperto 2021 nel settore Arte e Cultura, fortemente voluta dal Comune di Vernazza e nata da un’idea dell'avvocato e collezionista Giuseppe Iannaccone, vuole essere la prima di una serie di iniziative ed eventi espositivi da realizzarsi nelle Cinque Terre “di modo da porre all’attenzione questi territori, non soltanto per la loro grande bellezza, ma anche quali terre d’arte”, suggerisce il Sindaco di Vernazza Francesco Villa, che, in collaborazione con Giuseppe Iannaccone, immagina in questo contesto nuove possibilità dedicate in particolare alla giovane arte italiana.

 

Giuseppe Iannaccone afferma: “Mi è venuta questa idea pensando ai grandi artisti che negli anni si sono innamorati delle Cinque Terre, fra tutti cito solo Renato Birolli, Alighieri Boetti e da ultimo Michelangelo Pistoletto che ha accolto questa iniziativa con grande entusiasmo”.

 

In questa occasione un'opera di Iva Lulashi, scelta dagli abitanti di Corniglia tra quelle esposte sarà donata al paese di Corniglia dall'ideatore della mostra Giuseppe Iannaccone: "Quello che vorrei realizzare alle Cinque Terre è un punto di riferimento della giovane arte italiana da mostrare ai turisti che in estate arrivano qui da tutto il mondo."

 

La pittura di Iva Lulashi indaga la complessità della dimensione collettiva e dell'esperienza individuale, mescolando i confini tra le sfere del politico, del sociale, del vissuto.

A partire da frammenti di video rintracciati nel flusso continuo della rete, Lulashi sovrappone memorie passate e immaginari presenti e pone al centro della propria riflessione la centralità del corpo, dell'erotismo e del desiderio nella determinazione dell'esistenza.

Dopo aver ripercorso le tracce di un passato politico, quello albanese, solo parzialmente vissuto, attingendo ai filmati della propaganda comunista per le opere che hanno trovato spazio per la prima volta nel 2018 nella collettiva di artisti albanesi organizzata in collaborazione con Adrian Paci nello studio di Giuseppe Iannaccone a Milano e nella prima mostra personale dell'artista alla Prometeo Gallery di Milano, la ricerca dell'artista si concentra ora sulla potenza e la seduzione delle immagini erotiche.

 

Privilegiando un punto di vista dichiaratamente femminile e trasformando una strategia estetica in una battaglia etica e politica contro gli stereotipi culturali e visivi dominanti, il campo della pittura mira a sovvertire il controllo che il potere esercita sulle vite degli individui.

 

La mostra è accompagnata da un catalogo con un’intervista e testi di Giuseppe Iannaccone, Antonio Grulli, Cristina Masturzo, Rischa Paterlini, Carlo Salae Gloria Vergani.

 

 


 


Iva Lulashi (1988) è nata a Tirana, Albania. Vive e lavora a Milano. Nel 2016 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Il suo lavoro parte da tracce trovate, foto di scena o frames che riflettono il linguaggio visivo di una storia albanese, che non è mai stata consapevolmente vissuta dove inizia a incorporare filmati erotici, confondendo il confine tra gli alambicchi della propaganda comunista nei film, scene di sesso, e attività sane all’aria aperta.

Tra le sue mostre personali: ”Passione cola, passione scorre” Prometeo gallery, “Vicino e altrove” doppia personale con Regina José Galindo alla Prometeo gallery, “Love as a glass of water” al Salzburger Kunstverein (Salisburgo), "Eroticommunism" alla Prometeo gallery (Milano), "Frames" alla Villa Rondinelli, Archivio Porcinai (Fiesole) Where i feel there i am, Trart(Trieste).

Ha esposto i suoi lavori per diverse mostre collettive come: “Danae rivisited” Villa Brandolini (Treviso),”Italian Twist” Gallerie delle prigioni(Treviso), “Synime” Galleria nazionale del Kosovo e Albania, “Ti Bergamo”GAMeC di Bergamo, “L’arte è comunità” Collezione fondazione San Patrignano di Rimini, “Ciò che vedo, nuova figurazione in Italia” Mart di Trento e Rovereto, “Biennale Mediterranea” Galeria kombtare e arteve (Tirana), “Premio Francesco Fabbri” Villa Brandolini (Treviso), “Ex Gratia” Collezione Giuseppe Iannaccone (Milano), “BienNolo” (Milano), “La rivoluzione siamo noi” Autostrada Biennale (Prizren), “Heavenly creatures strategies of being an seing” Kunstalle west (Lana), “Libere tutte” Casa Testori (Milano), “Collezione San Patrignano” Palazzo Vecchio (Firenze), “Passing” Prometeo gallery (Miami). Ha partecipato a workshop a Venezia (Forte Marghera), Bruges (Het Entrepot), Salisburgo (Nata Wien), Shkoder (Arthouse) e Milano (Viafarini in residence).

Mostre in programma: “Our other us” Contemporary Art Biennal Encounters, a cura di Kasia Redzisz e Mihnea Mircan, Timisoara, “Untitled” Cruce Arte y Pensamiento, Madrid.


Il Comune di Vernazza ringrazia:

Fondazione Carispezia

Collezione Giuseppe Iannaccone

Prometeo Gallery di Ida Pisani, Milano-Lucca

 

Iva Lulashi

“Libere e desideranti”

Dall’8 agosto al 30 settembre 2021

 

Mostra voluta dal Comune di Vernazza nata

da un’idea e a cura di Giuseppe Iannaccone

Progetto realizzato con il contributo di Fondazione Carispezia nell’ambito del Bando Aperto 2021 nel settore Arte e Cultura.

in collaborazione con Prometeo Gallery di Ida Pisani, Milano-Lucca

con il patrocinio del Parco Nazionale delle Cinque Terre

 

Inaugurazione: 7 agosto 2021, ore 18.00

Dall’8 agosto al 5 settembre la mostra sarà aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 21.00

Dal 6 al 30 settembre la mostra sarà aperta dal venerdì alla domenica dalle ore 10.00 alle ore 21.00

Oratorio dei Disciplinati di Santa Caterina

Largo Taragia - Corniglia (SP)

Ingresso libero, accesso contingentato

 

RAMSBURY SINGLE ESTATE

 





Provenienza: i principali ingredienti sono coltivati in Inghilterra, nelle Tenute Ramsbury, che dominano

le lussureggianti colline del Wiltshire, tra Londra e Cardif. Per questo motivo si può chiamare “Single

Estate Gin”: tutto avviene nella nostra tenuta che si estende per 19.600 acri di terreno con forte

presenza di gesso, materiale che conserva l’umidità meglio di altri. I campi coltivati sono intervallati

da piccoli boschi. Il limpido e incontaminato fiume Kennet dona l’acqua che viene usata in distilleria

e per la crescita di piante e l’allevamento di animali da fattoria.

 

ECOSOSTENIBILITA’, KM0

A Ramsbury il processo produttivo è circolare, nel senso che tutto viene riutilizzato senza sprecare

nulla, con l’obiettivo della sostenibilità totale dell’organizzazione nei confronti dell’ambiente. Ad

esempio, le acque utilizzate per la produzione vengono bonificate attraverso una serie di canneti

naturali prima di essere rimesse nell’ecosistema.

Solo il grano della pregiata varietà Horatio (utilizzato per l’alta pasticceria) viene impiegato nella

produzione dell’alcol di entrambi i prodotti. In etichetta viene indicato in quale campo è cresciuto

il grano (con coordinate GPS), quando è stato seminato e quando è stato raccolto. A Ramsbury

crediamo che valga la pena fare qualsiasi cosa molto bene. Perciò abbiamo creato una vodka morbida

e piacevole, la base migliore per un gin dannatamente buono.

 

VODKA

grado alcolico 43 % vol. - 70 cl.

Produzione: Solo il grano Horatio che cresce nei migliori campi intorno alla distilleria viene mietuto

e macinato in giornata e viene aggiunta l’acqua del fiume Kennet filtrata con il gesso. Il Master

Distiller aggiunge il lievito e inizia la fermentazione del “mash” (come nella produzione del whisky

che però usa il malto d’orzo), il quale viene distillato per produrre un alcolato al 76% che viene

diluito e poi riscaldato in un alambicco di rame tradizionale (copper pot still). Per realizzare una

vodka Single Estate pura, l’alcol neutro (96,5% vol.) è ottenuto grazie a rettificazioni in colonne di

rame (copper still) da 43 piatti.

Note di degustazione

Colore: trasparente e limpido

Olfatto: gradevole, di biscotto, molto elegante, grazie alle sue molteplici distillazioni che rendono

l’alcol di frumento morbido e fine. Versandola libera un bouquet di aromi freschi e floreali.

Gusto: frutta secca e poi anice, elegante e ricco in bocca quasi come il cioccolato fondente. Ha un

carattere distintivo dato dalla qualità del grano Horatio, con una gamma ampia di sentori rispetto ad

altre vodka super premium.

 

GIN

grado alcolico 40 % vol. - 70 cl.

Al processo che realizza l’alcol puro da grano Horatio, si aggiungono altre fasi produttive che vedono

innanzitutto, 9 componenti botaniche: ginepro, mela cotogna, coriandolo, angelica, radice dell’Iris

(Giaggiolo), liquirizia, limone, arancia e cannella. Alcune di esse crescono proprio a Ramsbury.

Produzione: le componenti botaniche sono distillate insieme con alambicco tradizionale per gin

in rame da 140 litri (small batch). Il distillato viene riscaldato, condensato, portandolo all’86% vol.

alcolico, diluito con acqua del fiume Kennet filtrata con il gesso, filtrato e imbottigliato a mano.

Note di degustazione

Colore: trasparente con notevole limpidezza e brillantezza.

Olfatto: il ginepro si infonde delicatamente con i sentori erbacei e fruttati della mela cotogna. Note

leggere di agrumi equilibrate da quelle legnose dell’Angelica e da quelle speziate della cannella,

creano un aroma equilibrato e complesso.

Gusto: toni floreali e di mele cotogne croccanti si attenuano nei più salati sentori di ginepro, con un

finale rinfrescante e un tocco

speziato. La morbidezza abbonda e questo single estate gin ha un finale dolce in bocca che ben

bilancia l’esperienza gustativa.


IL CIRCUITO WTA SBARCA A COURMAYEUR

 Per la prima volta dopo quasi 30 anni, l'Italia torna ad ospitare un torneo WTA sul cemento indoor. Appuntamento dal 23 al 31 ottobre presso il Courmayeur Sport Center, ai piedi del Monte Bianco. Sarà l'ultima occasione per guadagnare punti validi per le WTA Finals.

In un anno d'oro per il tennis italiano, sia sul piano tecnico che organizzativo, mancava la canonica ciliegina sulla torta. Eccola: l'incantevole cittadina di Courmayeur ospiterà un torneo WTA 250, con in palio un montepremi di 235.238 dollari. Si tratta di una novità quasi assoluta, poiché l'Italia è un Paese tradizionalmente legato alla terra battuta. Le cose stanno gradualmente cambiando nel settore maschile, mentre non accadeva da quasi 30 anni che si giocasse un torneo femminile sul cemento indoor: era il febbraio 1992 quando Mary Pierce si impose a Cesena. Si giocherà dal 23 al 31 ottobre 2021 (main draw da lunedì 25) presso il Courmayeur Sport Center, splendida struttura ai piedi del Monte Bianco. Sarà un evento cruciale del calendario internazionale, poiché si giocherà nell'ultima settimana prima delle WTA Finals. È dunque possibile che qualche giocatrice ancora in lizza per il Masters, e bisognosa degli ultimi punti, possa decidere di recarsi a Courmayeur per tentare l'ultimo assalto. L'evento si inserisce in un contesto di rinascita per il tennis femminile italiano: dopo gli anni d'oro, in cui abbiamo avuto quattro campionesse straordinarie come Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, Sara Errani e Roberta Vinci, il movimento si sta riprendendo nel migliore dei modi. Oltre a Camila Giorgi (splendida quartofinalista alle Olimpiadi, e che ha nel cemento indoor la sua migliore superficie), si è creato un discreto gruppo di ragazze in crescita. Il buon momento è simboleggiato dalle recenti vittorie in Billie Jean King Cup (grazie al successo in Romania, l'Italia è a un passo da ritorno nel Gruppo Mondiale) e dagli ottimi risultati della romagnola Lucia Bronzetti.

 

IL SINDACO ROTA: “FELICI E ORGOGLIOSI”

Courmayeur è lo scenario ideale per la nascita di un nuovo evento, la cui parte operativa sarà curata da Makers, società con vasta e lunga esperienza nell'organizzazione di eventi sportivi (tennistici e non solo). Tutto questo è stato possibile grazie al Comune di Courmayeur, che ha fortemente voluto il ritorno del tennis professionistico esattamente dieci anni dopo lo svolgimento dell'ATP Challenger del 2011, vinto da Nicolas Mahut in finale su Gilles Muller. “Il ritorno del grande tennis a Courmayeur Mont Blanc è una conferma per la nostra località - ha detto Roberto Rota, sindaco di Courmayeur - ci candidiamo a ospitare eventi che possano attrarre non solo pubblico in presenza, ma anche accendere i riflettori del grande sport sulle nostre strutture e sulla località in generale. Siamo felici e orgogliosi che Courmayeur e i suoi campi da tennis indoor siano stati scelti dalla WTA per una competizione del circuito in un mese come ottobre, fondamentale per il nostro turismo e per la nostra idea di destagionalizzazione e promozione di stagioni come l’autunno, meravigliose per le attività sportive e outdoor. Courmayeur Mont Blanc è per tradizione e natura la culla dell’alpinismo e degli sport di montagna, ma è anche dotata di infrastrutture all’altezza, come il Courmayeur Sport Center che ospiterà l’evento, e di una sensibilità particolare nei confronti delle altre discipline sportive, questo evento ne è la prova?
 

L'INIZIO DI UN MESE STRAORDINARIO

Per Courmayeur sarà una straordinaria occasione di visibilità in virtù di una copertura televisiva senza precedenti: tutte le partite del main draw saranno trasmesse integralmente in 160 Paesi, senza contare il notevole impatto economico del torneo sulla città e su tutta la Valle d'Aosta, ancora più prezioso visto il periodo dell'anno, prologo ideale alla stagione invernale. Come ogni torneo di alto livello, non mancheranno iniziative collaterali. È già confermata Allenarsi per il Futuro, progetto contro la disoccupazione giovanile sviluppato da Randstad (in collaborazione con Bosch Italia) su tutto il territorio italiano. L’obiettivo è guidare i giovani verso il loro futuro offrendo percorsi di competenze trasversali, orientamento e opportunità di alternanza scuola-lavoro, attraverso il metodo dello sport: passione, impegno, responsabilità e soprattutto «Allenamento». Durante il WTA 250 di Courmayeur, il progetto Allenarsi per il Futuro collaborerà attraverso attività di orientamento e alternanza scuola-lavoro con gli istituti del territorio. Ed è solo l'inizio: l'Italia non poteva chiedere un prologo migliore al novembre di fuoco che attende il nostro tennis, con un trittico di eventi senza precedenti: le Next Gen Finals a Milano, le ATP Finals a Torino e i gironi delle Davis Cup Finals, sempre al Pala Alpitour di Torino. Un mese indimenticabile che partirà proprio da Courmayeur.

mercoledì 28 luglio 2021

Il giardino di 30mila mq dell’Alpenpalace Luxury Hideaway & Spa Retreat, unico in Alto Adige, regala agli ospiti relax e privacy all’insegna del lusso e del comfort.

 



Armonia ed eleganza accolgono gli ospiti all’Alpenpalace Luxury Hideaway & Spa Retreat, in Valle Aurina, Alto Adige. Circondato dai suggestivi panorami alpini, l’hotel 5 stelle si propone come luogo dove poter rinvigorire corpo, mente e spirito con l’energia di un ambiente naturale incontaminato. Lusso e comfort permeano ogni ambiente interno ed esterno e il giardino spa di 30mila mq regala momenti di profondo relax a contatto con la natura nella completa quiete e nella privacy.

 
San Giovanni (BZ), 28 luglio 2021 – A San Giovanni in Valle Aurina l’Alpenpalace Luxury Hideaway & Spa Retreat è il 5 stelle superiore che permette agli ospiti di godere di un soggiorno all’insegna del lusso e del benessere. L’hotel fa parte dei Best Alpine Wellness Hotels, gruppo di alberghi che si contraddistinguono per l’ospitalità di prima classe. Tra gli highlights della struttura il giardino spa di 30mila metri quadrati, un’oasi di benessere esclusivo sotto il sole dell’Alto Adige.
 
Immerso nel paesaggio incontaminato della Valle Aurina, il giardino spa presenta la natura nella sua totale bellezza. Un’oasi di verde in cui rilassarsi e di cui godere tutto l'anno, tra isole di relax e percorsi, che regalano all’ospite profumi seducenti e piacevoli soste all’ombra. Il giardino delle erbe, zona in cui vengono coltivate piante ed erbe utilizzate per la preparazione dei piatti della cucina dello Chef Rosario Titone, si dispone attorno ad un grande albero, diventando il luogo ideale per le lezioni di yoga. Ricco di siepi, che separano un’area dall’altra garantendo ad ogni ospite la propria privacy, il giardino spa offre un’ampia piscina scoperta e una vasca idromassaggio, ideali per rinfrescarsi e rilassarsi tra un bagno di sole e l’altro.
 
Il giardino spa si estende dal retro della struttura fino ad arrivare a guardare l’ingresso dell’hotel con il suggestivo giardino delle rose, luogo in cui il resort organizza una volta alla settimana aperitivi all’aperto con show cooking. Affacciata sul giardino spa anche la brasserie dell’hotel, che invita così gli ospiti a godere in ogni momento delle migliori proposte culinarie dell’Alpenpalace. Dietro alla vegetazione, che separa questa lussuosa oasi di verde dalla natura incontaminata, scorre il torrente Aurino, il cui “rumore” contribuisce a creare il sottofondo perfetto per distendersi e rilassarsi profondamente.
 
L’Alpenpalace promette un soggiorno indimenticabile e un’esperienza wellness esclusiva da vivere sia all’interno del resort che all’esterno, immersi nella natura e sotto il sole dell’Alto Adige. L’eccellenza del servizio trasforma ogni momento in un’esperienza coinvolgente per tutti e cinque i sensi. Un incontro autentico e discreto che rende l’Alpenpalace Luxury Hideaway & Spa Retreat il luogo perfetto per una vacanza di lusso in Valle Aurina.

Pietro Consagra La materia poteva non esserci 12 settembre 2021 – 9 gennaio 2022 Collezione Giancarlo e Danna Olgiati Lugano

 

 
 

Pietro Consagra, Omaggio a Paisiello, 1955, bronzo, fusione a terra delle singole parti e saldatura, 69 x 72 x 6 cm. Collezione privata, Lugano. Foto: Maniscalco 

Dal 12 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 a Lugano, la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, proseguendo il lavoro di ricerca e presentazione della loro raccolta, dedica a Pietro Consagra una retrospettiva a cura di Alberto Salvadori in collaborazione con l’Archivio Consagra. La mostra nasce come naturale continuità della lunga conoscenza, forte amicizia, condivisione di intenti e amore per l’arte dei due collezionisti con l’artista siciliano e dalla volontà di celebrarne il centenario dalla nascita, che cadeva nel 2020.

 

La mostra Pietro Consagra. La materia poteva non esserci è la prima dedicata all’artista in un’istituzione pubblica svizzera. Il rapporto dialettico con l’altro, al centro della ricerca – fin dalla serie dei Colloqui (dal 1952) – la frontalità della visione e le sue mutevoli interpretazioni e il tema della città come luogo di pensiero e relazione con il vissuto, costituiscono il fulcro del progetto espositivo e del lavoro di Consagra presentato presso la Collezione Olgiati.

 

La mostra, attraversando l’opera dell’artista dagli anni ‘50 fino ai primi ’70, pone in evidenza come il suo contributo non sia stato di fatto formale ma direzionato verso una partecipazione, anche critica, alla società nella quale ha vissuto e lavorato. Le sessantaquattro opere in mostra testimoniano come, in maniera germinale prima e consolidata poi, Consagra ha tenuto sempre al centro della sua ricerca una forte attenzione per il valore dell’uomo e dell’arte al fine di costruire una società migliore. Consagra è uno dei rari artisti del ‘900 ad avere toccato tutti gli aspetti della creazione artistica: ha dipinto, scolpito, disegnato, creato gioielli, arredi e architetture urbane; ha sperimentato tecniche differenti su numerosi materiali, ha scritto molto, con raffinata vis polemica. La sintesi concettuale di tale percorso si può ravvisare nel titolo di una sua opera, in cemento armato, realizzata in Sicilia alla foce di una secca fiumara La materia poteva non esserci, come a ribadire quanto importante fosse il percorso che dall’idea passa per il concetto e finisce nel rapporto dialogico con la comunità. Tutte le materie sono state buone per lui; non ha distinto nel suo essere artista e fare arte per una di esse, non ha prediletto il rapporto con la materia per fini legati alla ricerca della forma.

 
 

Pietro Consagra, Giardino viola, 1966, ferro verniciato, 130.5 x 143.5 x 0.5 cm. Museo d'arte della Svizzera italiana, Lugano. Deposito dell'Associazione ProMuseo. Foto: Alexandre Zveiger.

Il tema della frontalità, persistente nella sua opera, ha escluso dalla scultura problemi e tematiche tradizionali della scultura come il volume e la massa, precipui dell’oggetto. In mostra sono presenti alcuni dei più importanti Colloqui e una selezione delle opere fondamentali degli anni ’50 in ferro, bronzo, acciaio e legno bruciato e numerosi ferri trasparenti. I Colloqui aprono la stagione mai chiusa del grande tema concettuale nel quale la forma libera e fantastica creava la presenza, parola chiave per entrare nel mondo di Consagra. Nessun processo di mimesis, nessuna persistenza del reale, ma una eco che va creando le forme nelle sue sculture dirigendoci verso quell’umanità presentata nel più semplice e complesso dei suoi rapporti: un dialogo, un colloquio… il parlare insieme… il tutto abbandonando per sempre qualsiasi intento narrativo o descrittivo.  I Colloqui abitano lo spazio, loro condizione esistenziale e non la cornice. Sono una forma ecologica, una presenza in un ambiente.

 

La ricerca interiore compiuta sui legni bruciati, ferro e bronzo, è sempre stata accompagnata da una tecnica superba, mai una défaillance negli accostamenti, negli assemblaggi, nelle fusioni, nelle variazioni della materia. Si tratta di una tecnica, unita da un sapiente uso, di un mezzo potenzialmente aggressivo e invece, se utilizzato come ha fatto Consagra, fortemente espressivo e poetico come la fiamma ossidrica.

I ferri trasparenti, poi, si presentano come un’immagine a due facce, non rispettano più l’impianto quadrangolare e sono dominati da una linea curva che spezzandosi continuamente si ricongiunge. I ferri sono mossi da un incalzante, a tratti frenetico, ritmo interiore e da movimenti leggeri resi leggiadri dal colore, dai toni immaginifici e non naturalistici. Si mantiene forte il rapporto tra segno e disegno, testimoniato in mostra dalla presenza di alcuni esempi, compresi preziosi spolveri provenienti dall’archivio dell’artista. I ferri trasparenti costituiscono uno spazio originario, di germinazione, dove alle forme della natura e alla loro contemplazione l’arte reagisce con la propria artificialità.

 

“L’arte è l’alternativa non il rifugio della natura. L’arte non è più un servizio di Potere, è un modo di vivere, un obiettivo un esempio, un aiuto. La natura può solo assorbirci, isolarci, toglierci dal giro, mantenerci nel fallimento, nella frustrazione dei rapporti umani. Più la natura può apparire un probabile asilo, più la città corre verso la rovina dell’uomo. Se noi ci rifugiamo nella natura portiamo con noi le armi distruttive della città attuale e disseminiamo la corruzione del nostro senso del bene. Non dobbiamo andare verso la natura mentre dobbiamo andare verso la città”. Era presente fin dagli anni ’60 in Consagra la consapevolezza di come la natura non potesse essere un alibi, un ideale rifugio, un luogo da mitizzare o definire come desiderabile, seguendo l'odierna narrativa sul valore dei piccoli borghi e del cosiddetto countryside nella sua accezione di luogo di rifugio o di mitica innocenza.

 
 

Pietro Consagra, Ferro trasparente turchese II, 1966, ferro dipinto, lastre tagliate, curvate, saldate e dipinte, 60.7 x 44.7 x 9 cm. Collezione privata, Lugano. Foto: Claudio Abate.

Fondamentale ripartire dalla città come luogo dell’uomo maggiormente vissuto ed esteso, allora come oggi sempre di più. Ecco che arriva La città frontale, siamo nel 1969. In occasione della mostra a Lugano verrà presentata nella sua totalità, con la fondamentale linea dell’orizzonte, posta dall’artista nella mostra alla Galleria dell’Ariete nel 1969, a determinare la collocazione dell’uomo rispetto al paesaggio creato dall’artista\architetto\urbanista. Un segno, un gesto dai tratti umanistici, per una definizione urbana del contesto. Una concretizzazione di emozioni e idee che trovano nella forma città il riferimento più significativo alla complessità degli intrecci che sommano i modi di vivere individuali e collettivi, alla proiezione fisica dei poteri politici ed economici. Dopo l’esperienza americana e l’incontro con le grandi architetture di Sullivan, Wright e altri campioni del modernismo, Consagra con questo tema non dichiara una eccentrica e autoritaria proposta d’artista, bensì affronta un problema reale cresciuto nel tempo fino a divenire permanente: i molti, perlopiù frustranti e conflittuali, rapporti dell’uomo con lo spazio urbano, oltre a quelli dibattuti da sempre, relativi alla necessaria e immediata incidenza sociale. Consagra immette in questo ambito anche un tema fondamentale relativo alla modalità di esistere nella città: il progressivo distacco della nostra identità dalle nuove costruzioni che trasformano e dettano lo spazio del vissuto cittadino portando le persone ad uno stato di generale rassegnazione. La città frontale è il segno della considerazione intellettuale ma anche del legame affettivo nei confronti dello spazio urbano. Nel suo libro La città frontale del 1969 scriveva “Le città sono diventate rancore, ma non per l’inquinamento che è un male rimediabile ma per l’invasione di un’architettura che resterà impiantata, indistruttibile…”

 

Per la prima volta verranno esposti anche tre lenzuoli dipinti, parte di un nucleo più numeroso prodotto dall’artista tra la fine degli anni ’60 e i ’70. Esempio di lavoro intimo, personale, su materiale povero e quotidiano, trasmettono una eco di ciò che giovani artisti stavano facendo all’epoca. Gesto di politica domestica dove non manca mai la rappresentazione della sua idea di scultura.

 
 

Pietro Consagra, Città Frontale. 40 edifici embrionali, 1968, ottone e acciaio, lastre tagliate, saldate e lucidate, 21 x 225 x 100 cm. Courtesy Archivio Pietro Consagra, Milano. Foto: Paolo Vandrasch.

Il catalogo

Il volume, prodotto in occasione della mostra, contiene saggi inediti di studiosi e grandi archetti come Mario Botta che hanno analizzato differenti tematiche relative alla produzione dell’artista. Lara Conte affronta nel suo testo elementi fondamentali dell’opera di Consagra come il colore e la frontalità in rapporto dialogico e storico con altri artisti della sua generazione e successiva; Linda Bertelli ha elaborato un saggio sul tema del dialogo e costruzione del rapporto tra autore, artista e fruitore, generato dalla frequentazione intellettuale di Consagra con Carla Lonzi; Andrea Cortellessa focalizza Consagra scrittore, autore di numerosi saggi, libri e una autobiografia di grande successo Vita mia; Paola Nicolin rende pubblico uno studio sui lenzuoli dipinti e l’importanza di queste opere nella produzione dell’artista anche rispetto al contesto storico nel quale sono stati realizzati. Mario Botta regala la sua presenza al libro con un ricordo della sua frequentazione e intesa di lunga data con l’artista, infine Alberto Salvadori ha lavorato sul tema della Città frontale e la sua attualità. Il libro è pubblicato da Mousse Publishing, a cura di Alberto Salvadori.


Fondazione Adolfo Pini presenta Elisabetta Benassi Lady and Gentleman a cura di Gabi Scardi dal 14 settembre al 17 dicembre 2021 Fondazione Adolfo Pini Corso Garibaldi 2, Milano

 




Dal 14 settembre 2021 la Fondazione Adolfo Pini presenta la mostra personale di Elisabetta Benassi, Lady and Gentleman, a cura di Gabi Scardi.

 

La mostra, appositamente concepita per gli spazi della Fondazione Adolfo Pini, comprende una serie di oggetti, alcuni dei quali prelevati dalla realtà, altri ricreati sulla base dei suoi ritrovamenti di archivio; tutti interpretati come fulcri di un più ampio intreccio di riferimenti storici e culturali. Attraverso di essi Elisabetta Benassi fa riferimento all'attività internazionale di una figura oggi dimenticata, il gallerista Luciano Anselmino, animatore dell'ambiente italiano, e milanese in particolare, negli stessi anni in cui, con il passaggio del palazzo milanese di Corso Garibaldi da Renzo Bongiovanni Radice a Adolfo Pini, si predisponeva la nascita della Fondazione Adolfo Pini.

 

Tramite queste opere, veri e propri concentrati di senso, Elisabetta Benassi allude all'idea di lascito, di trasmissione dell'esperienza e di valore da conservare; da sottrarre al deterioramento per assicurarne un possibile futuro utilizzo.