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venerdì 28 maggio 2021

Riparte la stagione in quota sulle Tofane: il 29 maggio al via gli impianti Freccia nel Cielo

 



Un’estate da vivere alla scoperta di “Panorami oltre le vette”. Da sabato 29 maggio, tre weekend che combinano gusto e panorama a Col Druscié con l’avvio della moderna cabinovia; dal 19 giugno l’apertura ufficiale dell’intero impianto funiviario che tutti i giorni collegherà il centro di Cortina a Cima Tofana (3.244 m).
 
Cortina d’Ampezzo (BL), 28 maggio 2021 – L’estate è alle porte sulla Tofana di Mezzo, dove la neve che ancora persiste ad alta quota lascia gradualmente spazio al verde che ricopre i pendii della terza cima più alta delle Dolomiti. Dal 29 maggio, uno dei più bei panorami su Cortina e sulle vette dolomitiche torna di nuovo accessibile grazie alla ripartenza degli impianti Tofana - Freccia nel Cielo. L’apertura interesserà in un primo momento solo i weekend 29/30 maggio 2021, 5/6 - 12/13 giugno 2021 garantendo il funzionamento della cabinovia che collega Cortina a Col Druscié (1.778 m). Dal 19 giugno, invece, l’intero tratto funiviario sarà accessibile tutti i giorni, permettendo di spingersi fino ai 3.244 metri di Cima Tofana, l’unica vetta dolomitica raggiungibile direttamente con la funivia.
 
Un’estate alla scoperta dei Panorami oltre le vette: nell’area Tofana - Freccia nel Cielo tornano le esperienze tra gusto, natura e turismo slow per vivere la montagna in sicurezza e libertà. Oltre alla terrazza panoramica di Col Druscié, dove si trovano il Ristorante Col Druscié 1778, il Masi Wine Bar Al Druscié e l’Osservatoio Astronomico Helmut Ullrich tornerà accessibile anche Cima Tofana, durante la scorsa stagione estiva temporaneamente non raggiungibile a causa di lavori di ammodernamento che hanno interessato la vecchia seggiovia di Ra Valles. Panorami gourmet caratterizzano in particolare l’area di Col Druscié, dove l’enogastronomia incontra una vista privilegiata verso l’alto, sul Gruppo delle Tofana e sul Monte Cristallo, e verso il basso sull’intera vallata cortinese. Aperitivi e piatti ricercati, ispirati alla tradizione culinaria dolomitica e interpretati in chiave contemporanea, da gustare anche in occasione di iniziative come le Astrocene, i venerdì che coniugano una visita guidata all’Osservatorio Astronomico e menu dedicati in abbinamento a vini di rinomate cantine. Il Bar di Cima Tofana, invece, offre un punto di incontro e ristoro dedicato a chi desidera consumare uno snack veloce e gustoso senza sottrarre tempo alla bellezza delle montagne che lo circondano, in un luogo quasi spirituale. Trovare il proprio equilibrio con la natura, respirare aria pura, immergersi tra i boschi silenziosi e godere della pace della montagna: questa la filosofia che contraddistingue tutte le iniziative organizzate per l’estate 2021 da Tofana – Freccia del Cielo. Lo “Yoga ad alta quota”, ad esempio, propone rilassanti lezioni di yoga sul prato di fronte al Masi Wine Bar Al Druscié, dove sarà poi possibile gustare anche un delizioso brunch. “Alba sulle Dolomiti” suggerisce di vivere l’incredibile spettacolo dell’alba vista da Cima Tofana, seguito da una ricca colazione al bar e occasione per visitare anche la mostra dedicata alle Guide Alpine di Cortina “Per aspera ad astra” allestita all’interno della stazione di arrivo della funivia. “Tramonto in Cima” è l’occasione per godere dell’Enrosadira, la magia delle Dolomiti che si colorano di rosa al calar del sole, accompagnata da degustazioni di vini, finger food e intrattenimento musicale. Per osservare un panorama ancora più lontano e spettacolare ci sono inoltre le iniziative in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico: “Alla scoperta del sole”, una visita guidata per comprendere i segreti del cielo organizzata ogni mercoledì, e “La notte delle Stelle Cadenti” tra scie luminose, desideri e una cena gourmet al Masi Wine Bar Al Druscié. Scoprire l’energia della natura e il suo fascino è possibile con l’esperienza di “Forest Bathing”, un pomeriggio di immersione nel verde che si conclude con una cena a Col Druscié e con l’evento “Alla scoperta delle Leggende”, una passeggiata al tramonto fra i boschi di Col Druscié per conoscere insieme a una guida naturalistica le leggende che interessano la Tofana di Mezzo e tutte le creature magiche che la abitano.
 
Per i più sportivi e amanti delle attività outdoor, infine, grazie alla riapertura dei due tratti di funivia che collegano Col Druscié a Cima Tofana, numerose vie ferrate ed escursioni in quota garantiscono uno spettacolo unico, tra antichi camminamenti risalenti alla Grande Guerra, fori nella roccia scolpiti dal vento e viste a 360° che insegnano a conoscere il grande territorio della Dolomia. Percorsi che svelano panorami unici, alcuni dei quali dedicati anche alle famiglie e ai meno esperti, per i quali l’impianto funiviario Tofana – Freccia nel Cielo, nonché i rifugi e i locali in quota rappresentano un punto di appoggio e riferimento fondamentale, completando un’emozionante esperienza sulle Dolomiti da vivere in sicurezza e libertà.

Cracking Art presenta La natura che non c'era una grande installazione inedita composta da oltre 400 elementi floreali in plastica rigenerata visitabile negli spazi industriali di Tollegno 1900 Dal 3 giugno al 23 luglio 2021 Tollegno 1900, Sala Luce Via Antonio Gramsci, 11 - Tollegno (Biella)

 


 

Cracking Art, La natura che non c'era, 2021 (dettaglio)

A vent’anni dalla partecipazione alla Biennale di Venezia diretta da Harald Szeemann quando il collettivo partecipò con 1200 testuggini in plastica dorata che uscivano dal mare e occupavano l’intera area dei Giardini a simboleggiare il segnale di allarme della natura minacciata dall’uomo, Cracking Art realizza per la prima volta nella sua storia un’opera che non raffigura animali ma trae origine dal mondo vegetale. Dal titolo La natura che non c’era, la grande installazione sarà visitabile dal 3 giugno al 23 luglio 2021 negli spazi industriali dell’azienda tessile Tollegno 1900, in stretto dialogo con l’architettura e il territorio.

 

L’opera La natura che non c’era si configura come un’installazione site-specific composta da più di 400 elementi floreali bianchi realizzati in plastica rigenerata che si estende nella grande sala inondata di luce - lunga 50 metri e larga 20 - in cui svetta un elemento centrale di due metri e mezzo d’altezza e un metro e mezzo di diametro. Ogni fiore che compone l’installazione è un pezzo unico, dotato di proprie potenzialità estetiche e significanti. La materia non entra negli stampi ma viene modellata a mano, trasformando un materiale ‘ripetitivo’ per antonomasia, come la plastica, in elemento plasmabile, sempre differente, mai uguale. 

 

La mancanza di serialità, un topos nella produzione di Cracking Art, è qui concepita come il segno di una nuova natura creata dall’uomo che rinasce sotto forma diversa, che si riappropria delle sue specificità e dei propri spazi, rigogliosa e vitale, abbandonando l’omogeneità nella quale l’uomo tenta di costringerla. Il termine “natura” nella concezione comune è associato a qualcosa di primordiale, potente, sconfinato, ma rievoca al tempo stesso scenari più cupi legati a sfruttamento, sottomissione, controllo. 

 

La natura che non c’era evoca la necessità di riconciliazione tra l’essere umano e ciò che esso stesso crea, immagina, pensa produce. Un locus amoenus all’interno del quale il visitatore è invitato a identificarsi per diventare parte dell’installazione, riflettendo sulla indomita tendenza della natura, anche se modificata, a riorganizzarsi e a tendere alla creazione della vita.

 

Il luogo scelto per questa prima uscita vuole rafforzare i concetti espressi dall’opera: una sala industriale ma dall’architettura che evoca luoghi di culto, con la predominanza della luce che entra dai due lati lunghi attraverso una serie di grandi finestre da cui, guardando all’esterno, da un lato si possono vedere le montagne, il verde dei boschi, l’acqua che scorre mentre dall’altro lo sguardo è proiettato sulle aree della fabbrica ancora utilizzate per la produzione di lane pregiate.

 

Cardine del lavoro di Cracking Art è da sempre il recupero e la trasformazione del materiale plastico con l’obiettivo di indagare il rapporto tra natura e tecnologia, unicità e riproduzione seriale, individualità e stereotipo, interrogandosi sulla condizione attuale e futura dell’essere umano rispetto al concetto di sostenibilità. Tramite l’utilizzo della plastica, materia rigenerabile o rigenerata, Cracking Art realizza opere e installazioni che immaginano le possibili condizioni del futuro.

 

Il sodalizio fra Cracking Art e Tollegno 1900 nasce nel segno della condivisione di valori legati al forte impegno sociale e ambientale, che contraddistinguono entrambe le realtà, unite anche dalla comune origine biellese e dalla passione per l’arte. All’interno del contesto industriale di Tollegno 1900, che vede l’azienda impegnata in un approccio eco-sostenibile applicato a tutti i processi produttivi, l’ibridazione dei linguaggi di arte e impresa getta le basi di un nuovo progetto culturale che si propone di avvicinare il pubblico alle tematiche ambientali attraverso nuove chiavi di lettura scaturite dall’arte.

 

L’incontro fra Cracking Art e Tollegno 1900 coincide con la nascita di un nuovo polo culturale biellese che nei prossimi mesi andrà sempre più ad animare gli spazi produttivi dell’azienda manifatturiera. Il progetto vedrà l’attivazione di nuove collaborazioni e iniziative tese a promuovere il valore della sostenibilità attraverso l’arte e l’innovazione.

ALBA: I LUOGHI DELLA CULTURA D’IMPRESA

 






Che la bella città di Alba sia una meta turistica conosciuta a livello internazionale credo francamente che sia fuori discussione, parliamo infatti di una vera capitale dell’enogastronomia nonché luogo impreziosito da eccellenti scorci d’arte. Ma, come per molte altre località piemontesi, c’è un’altra Alba, un’altra storia che merita di essere conosciuta e pertanto raccontata, agli stessi albesi e ai tanti turisti italiani e stranieri che la raggiungono ogni anno.

 

In un contesto epocale in cui la pandemia ha rimesso in discussione la vita di tutti i giorni di tutti noi, è ancora più doveroso voltarsi indietro, riflettere e rivalutare chi siamo stati e cosa abbiamo fatto. Questo è poi l’anno che incorona la celebre città del tartufo bianco come Capitale Italiana della Cultura d’Impresa un ulteriore motivo per rivivere quei passaggi storici che hanno reso nel tempo Alba conosciuta e apprezzata nel mondo.

 

E allora ecco che, grazie ad una iniziativa voluta da Confindustria Cuneo, in collaborazione con l’associazione “Turismo in Langa”, possiamo vivere in prima persona un percorso che si svilupperà per tutta la durata di Alba Capitale della Cultura d’Impresa. Un viaggio attraverso le vie del centro storico, con qualche tappa al suo esterno, dove vedere i luoghi in cui hanno iniziato a pulsare realtà produttive, industriali e artigianali, di servizi alla cittadinanza e di interesse comune: alcune di queste aziende sono oggi famose in tutto il mondo.

 

Alba è diventata la città che conosciamo tutti grazie proprio al movimento industriale che ha iniziato il suo sviluppo a cavallo tra l’ottocento e il novecento; grazie all’intuito, a volte geniale, di grandi uomini di industria e di persone più che illuminate che hanno contribuito alla realizzazione del miracolo economico della città e dell’Italia dal dopoguerra in poi.

 

Ecco perché è una storia che deve essere ricordata e raccontata, è la scoperta dei luoghi dove le grandi industrie albesi hanno avuto origine, ma anche dei siti di archeologia industriale di cui Alba è più che ricca. Sono punti della città, a volte nascosti e quasi segreti, che parlano di una società passata, ma ancora in grado di condizionare il presente. E’ un parlare sotto voce, in puro stile piemontese, ma con termini netti, chiari e significativi che rendono perfettamente l’idea di un operato serio e costante che nel tempo ha dato lavoro e benessere a tante migliaia di persone.

 

L’itinerario, presentato sabato 22 maggio a giornalisti ed imprenditori, accarezza i principali luoghi della Cultura d’Impresa di Alba e consente di ripercorrere quelle memorie e quelle storie degli imprenditori e dei tanti operai che in quei posti hanno lavorato e vissuto nel corso dei decenni.

 

Nomi straordinari come Ferrero e Miroglio, ovvero vere e proprie dinastie che hanno creato le condizioni per un grande sviluppo industriale, turistico e commerciale. Poi le intuizioni, come quelle di Don Giacomo Alberione, Beato, editore e industriale, fu il fondatore della congregazione della Famiglia Paolina e della casa editrice Edizioni San Paolo, ne conosciamo bene le opere editoriali: Famiglia Cristiana, Il Giornalino, Jesus.

 

Si pensi a Giacomo Morra con il suo Hotel Savona che nel tempo, grazie alla sua lungimiranza è diventato il centro mondiale di consumo e promozione del tartufo bianco d’Alba.

 

E ancora, un pensiero va all’opera di Pio Cesare, fondatore della cantina situata ancora oggi all’interno del centro di Alba, a Egea, erede delle prime imprese albesi di produzione elettrica: azienda nata negli anni cinquanta nei pressi della stazione ferroviaria.

 

Ci sono poi quei punti cittadini in cui altre aziende, ora non più esistenti, che in quegli anni sono state produttive e luogo di lavoro per svariate famiglie, Ad Alba si producevano per esempio i chiodi, le cerniere, le botti; o quei siti, come il vecchio lavatoio e l’antico mattatoio, che erano un tempo di pubblica utilità e che sono oggi siti di assoluto fascino post-industriale.

 

Come nota di cronaca non posso non ricordare che Ferrero è oggi la terza industria dolciaria del mondo, presente in 92 paesi e con un fatturato che sfiora i 13 miliardi. Ma al contempo è anche giusto e corretto ribadire che non possiamo fermarci, si deve continuare in quell’opera meravigliosa che i padri di questa città hanno iniziato.

 

Attraverso questo tour è dunque possibile volgere lo sguardo alle radici di un’imprenditorialità che ha fatto la storia, concetto ribadito anche dal direttore di Confindustria Cuneo, Giuliana Cirio.  Il percorso che i turisti potranno vivere è indubbiamente un viaggio bellissimo, e l’Associazione Turismo in Langa, nella persona del suo Presidente Filippo Ghisi, è onorata di collaborare con Confindustria Cuneo nella realizzazione del progetto: Alba è ricca di storie e di storia, e quella della sua industria è davvero meritevole di essere preservata e narrata.

 

Non solo, questa è una proposta che mira ad arricchire la già imponente offerta turistica della città, ma si rivolge anche agli stessi albesi, che possono riappropriarsi di un pezzo della loro storia. Le varie tappe della visita saranno arricchite con QR Code dove sarà possibile vedere immagini d’epoca e accedere al servizio di prenotazione del percorso di visita.

 

Per prenotarsi e seguire l’itinerario di “Sulle strade della Cultura d’Impresa Albese” è consultabile il sito: https://www.turismoinlanga.it/it/tour-alba-industriale

Buona visita a tutti.

 

 

Fabrizio Salce


giovedì 27 maggio 2021

APTITUDEfortheARTS In collaborazione con Provincia di Vercelli e Comune di Trino presentano MARGHERITA RASO CASTING THE TEMPO

 

 

 un progetto ideato e promosso da Marina Roncarolo

con la direzione artistica di Paola Nicolin

 

dal 30 maggio al 24 ottobre 2021

 

prenotazione obbligatoria con visita accompagnata
secondo il calendario che verrà proposto nella sezione eventi FAI
a partire dal 30 maggio 2021
https://faiprenotazioni.fondoambiente.it

www.aptitudeforthearts.com

 

Campanile dell’Abbazia di Santa Maria in Lucedio

Trino (Vercelli)

 


Con l’intervento Casting The Tempo dell’artista Margherita Raso per il campanile dell’Abbazia di Santa Maria in Lucedio, nel Comune di Trino in provincia di Vercelli, il 30 maggio 2021 prende avvio il programma di APTITUDEforthearts, progetto d’arte nel territorio interamente dedicato alla ricerca artistica femminile, ideato e promosso da Marina Roncarolo con la direzione artistica di Paola Nicolin.

 

Nato da una riflessione sul “prendersi cura” inteso come attitudine, innata o acquisita, radicata nell’universo del femminile, APTITUDEforthearts invita artiste di generazioni diverse a guardare il paesaggio e il peculiare contesto agricolo del vercellese non solo come fonti da cui trarre ispirazione per la propria pratica creativa, ma soprattutto come soggetti di cui appunto prendersi cura, portando attenzioni, gesti e sguardi nuovi e rigeneranti.

La memoria storica e la natura stessa del territorio di Vercelli e del Piemonte orientale – legato a doppio filo alla filiera del riso – sono profondamente connotate dalla presenza della donna, un tempo come forza lavoro e oggi come presenza peculiare tanto nell’imprenditoria quanto nelle attività culturali. Da qui la scelta di Marina Roncarolo e Paola Nicolin di guardare alla produzione artistica al femminile per raccontare la storia e la natura di un’area ancora poco conosciuta e per valorizzare tanto il suo patrimonio immateriale quanto quello artistico e architettonico attraverso il recupero di spazi storici in corso di restauro, dismessi o in attesa di cure, che possono essere temporaneamente riscoperti e rivitalizzati dalla presenza di uno sguardo diverso.

 

Luogo ideale per iniziare questo percorso è l’Abbazia di Lucedio, complesso architettonico creato dai monaci cistercensi dal 1123 circa, situato a pochi chilometri dal centro di Vercelli nel comune di Trino: non solo capolavoro di architettura sacra, per quanto non ancora adeguatamente conosciuto, ma anche modello di economia sostenibile e primo esempio di luogo di produzione e meditazione legato alla cultura del riso.

 

Margherita Raso (Lecco, 1991) – artista italiana tra le più promettenti della sua generazione, attenta al linguaggio della scultura e alle sue diverse forme e materiali – si è confrontata con il complesso architettonico dando vita a un’installazione realizzata con opere tridimensionali e sonore che si snodano attraverso lo spazio del Campanile della Abbazia.