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mercoledì 27 febbraio 2019

CANTINA ZORZETTIG: IL VINO SECONDO ANNALISA AL FUORI DI TASTE 2019

La cantina friulana tra i protagonisti del Fuori di Taste a Firenze. Il 7 marzo degustazione guidata e cena al Ristorante l’Ortone, il 10 Pranzo Tosto al Regina Bistecca
Il vino secondo Annalisa", spiegato da Leonardo Romanelli, è la serata proposta dalla Cantina Zorzettig per il Fuori di Taste di Firenze, il programma off di Taste che animerà il capoluogo toscano dal 7 all’11 marzo con eventi legati al mondo del food lifestyle. Quella di Zorzettig sarà una degustazione guidata dal critico enogastronomico, volto Rai e penna della guida Gambero Rosso, in programma il 7 marzo dalle ore 20.00 all’interno del Ristorante l’Ortone di Piazza Lorenzo Ghiberti a Firenze. I partecipanti potranno conoscere quattro vini della cantina friulana, scelti per raccontare il territorio e la passione delle donne Zorzettig: Pinot Bianco, Ribolla Gialla, Cabernet Franc e Refosco dal Peduncolo Rosso. La serata inizierà con un racconto a due voci: Leonardo Romanelli e Annalisa Zorzettig condurranno i presenti in un viaggio alla scoperta della storia dell'azienda e della sua regione. Si proseguirà con la cena, dove ad ogni vino sarà abbinato un piatto tipico della cucina toscana, per far comprendere la versatilità e l'eccellenza di questi vini. Domenica 10, il Pinot Nero e lo Schioppettino della selezione Myó saranno invece protagonisti al Regina Bistecca in via Ricasoli de "Il Pranzo tosto con l’antipasto e il girarrosto (100% toscano)".
Questi eventi si inseriscono nel più ampio programma di iniziative spettacoli, performance e dibattiti che interesserà il capoluogo toscano al di fuori e parallelamente a Taste, il salone organizzato da Pitti Immagine dedicato all’universo dell’enogastronomia di eccellenza. La 14a edizione si svolgerà dal 9 all’11 marzo all’interno della Leopolda. Sabato 9 e domenica 10 il salone resterà aperto dalle 9.30 alle 19.30 per gli operatori di settore, mentre il pubblico generico potrà accedervi dalle 14.30 in poi. Lunedì 11, invece, la manifestazione sarà aperta a tutti dalle 9.30 alle 16.30. Cantina Zorzettig sarà presente nel Taste Tour alla postazione C/26.

Info in breve:
IL VINO SECONDO ANNALISA
Quando: giovedì 7 marzo 2019
Dove: Ristorante l’Ortone, Piazza Lorenzo Ghiberti, Firenze
Orario dell’evento: dalle ore 20.00
Ingresso al pubblico: costo di partecipazione € 45 a persona comprensivi di degustazione e cena, posti limitati
Info e prenotazioni: chiamare il numero 055.2340804
IL PRANZO TOSTO
Quando: domenica 10 marzo 2019
Dove: Ristorante Regina Bistecca, via Ricasoli, 14r - Firenze
Orario dell’evento: ore 12.45
Ingresso al pubblico: costo di partecipazione € 45 (vini inclusi)
Info e prenotazioni: Tel 055.2693772 mail mangio@reginabistecca.com

S.PELLEGRINO CELEBRA IL 120° ANNIVERSARIO CON LO SGUARDO RIVOLTO AL FUTURO




S.Pellegrino, icona di italianità nel mondo, ha celebrato a Milano i suoi primi 120 anni scegliendo Palazzo Reale e la partnership con Camera della Moda.
La Sala delle Cariatidi ha ospitato due preziose tavole imbandite e animate da uno spettacolare meccanismo di rappresentazioni scelte per narrare la storia di S.Pellegrino che attraversa due secoli lungo un percorso che interseca la moda, il cinema, il design e il fine dining.
Tre giovani talenti dalla scena gastronomica internazionale - l’italiano Paolo Griffa, il giapponese Yasuhiro Fujio e la peruviana Elisabeth Puquio Landeo, orchestrati dal tristellato Enrico Cerea - hanno firmato il singolare menu dell’anniversario, un’occasione per guardare al futuro di S.Pellegrino puntando i riflettori su una nuova generazione di chef.
Tra gli ospiti Carlo Capasa Presidente di CNMI, il designer Giulio Cappellini e Dario Rinero CEO di Poltrone Frau oltre a celebrity chef tra cui Carlo Cracco, Davide Oldani, Andrea Berton, Anthony Genovese, Moreno Cedroni, Fabio Pisani, Antonio e Alberto Santini, riuniti per celebrare un’icona italiana simbolo di eccellenza, eleganza e stile, ambasciatrice dell’arte di vivere all’italiana. Wine partner della serata Franciacorta, eccellenza enologica italiana, che ha studiato un percorso di degustazione in abbinamento ai diversi piatti proposti dagli chef.

La Società Sanpellegrino che imbottiglia l’acqua dalla celebre stella rossa è stata fondata nel 1899, anno in cui ha preso avvio il percorso di successo che ha definito il profilo internazionale di un brand apprezzato in oltre 150 Paesi. A 120 anni dalla fondazione, S.Pellegrino sceglie di celebrare l’identità e i valori che hanno reso unica la marca svelando l’Edizione dell’Anniversario, autentico oggetto da collezione, impreziosito da un esclusivo motivo che reinterpreta la sfaccettatura di un diamante.
Per l’Edizione dell’Anniversario, ci siamo ispirati a un elemento naturale - il diamante - puro e prezioso, che trae origine dalla terra, proprio come S.Pellegrino”, ha dichiarato Federico Sarzi Braga, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Sanpellegrino. “I diamanti, come le emozioni più autentiche, sono per sempre. Per S.Pellegrino, i momenti più preziosi sono quelli che uniscono le persone attorno a una tavola. L’Edizione dell’Anniversario è un omaggio al gusto per la condivisione.
L’Edizione dell'Anniversario sarà protagonista sulle tavole dei migliori ristoranti italiani durante il mese di aprile nell’ambito dell’iniziativa speciale Diamond Week. Sarà l'occasione per tutti gli appassionati di buona cucina per apprezzare le proposte dei cuochi più interessanti del panorama gastronomico italiano, impreziosite dalla possibilità di gustare S.Pellegrino nella sua veste più esclusiva. 

Il naturale connubio con il mondo della ristorazione di qualità oggi si riafferma e va oltre. Perché il cibo è più che mai fenomeno sociale, culturale, creatore naturale di momenti di condivisione.
I festeggiamenti dedicati all’anniversario segnano l’esordio di un anno di celebrazioni nell’ambito degli eventi più importanti della comunità gastronomica internazionale, tra cui il World’s 50 Best Restaurants a Singapore e delle iniziative più prestigiose nel mondo del fashion e del cinema come la Settimana della Moda di Milano e il Festival di Cannes.

WALKART – L’ARTE DEL CAMMINO La riscoperta delle antiche vie di pellegrinaggio tra Carinzia e Friuli Venezia Giulia




È stato presentato ieri a Roma il progetto Interreg Italia-Austria WalkArt – L’arte del cammino, che coinvolge il Friuli Venezia Giulia e la Carinzia nella strutturazione, valorizzazione e promozione di una nuova offerta transfrontaliera, sostenibile, slow e alternativa al turismo di massa.
Il progetto Interreg Italia-Austria WalkArt- l’arte del cammino si pone l’obiettivo di attirare i turisti amanti dei viaggi a piedi con lo zaino in spalla e offrire loro la possibilità di immergersi nella eclettica biodiversità del Friuli Venezia Giulia e nella natura sfaccettata della vicina Carinzia attraverso la scoperta di otto itinerari tracciati lungo le antiche vie di pellegrinaggio. Quattro sono i percorsi che si snodano sul territorio italiano del Friuli Venezia Giulia: il Cammino Celeste da Aquileia a Maria Saal, il Cammino delle Pievi in Carnia, la Via del Tagliamento (da Coccau a Latisana, per qui congiungersi con Romea Aquileiense) e la Via Flavia (da Trieste ad Aquileia, per qui congiungersi con Romea Aquileiense). Tre sono i tracciati che percorrono la regione Carinziana: il Marienpilgerweg, l’Hemmapilgerweg e lo Jakobsweg, mentre un ultimo sentiero è quello che coinvolge entrambi i territori ed è la nuova tratta transfrontaliera sviluppata nell’ambito del progetto.
Scoprire un territorio vivendo e assaporando con lentezza il suo prezioso patrimonio ambientale, culturale, storico e umano è l’emblema del turismo slow, uno degli asset strategici del piano di sviluppo dell’offerta turistica del Friuli Venezia Giulia che vede nel posizionamento della destinazione, nella destagionalizzazione e nella delocalizzazione i principali obiettivi. La regione, grazie alla conformazione del territorio, non intaccato da grandi centri urbani e di grande valore naturalistico, e a un patrimonio di tradizioni preservato negli anni, si adatta infatti perfettamente alla sempre più crescente richiesta di un turismo lento, esperienziale o, anche, spirituale.
Il ricco insieme di attività messe in atto dal Friuli Venezia Giulia e dalla Carinzia per lo sviluppo del progetto coinvolge molteplici settori: la strutturazione dei percorsi attraverso la riqualificazione e la tabellazione, l’allestimento dell’arredo per l’accoglienza dei pellegrini nell’Hospitale di San Tomaso di Majano e St. Oswald, l’organizzazione di eventi come il recente «Festival transfrontaliero dei Cammini» e l’apertura di luoghi d’interesse turistico e religioso come le antiche Pievi in Carnia. Il piano di comunicazione per la promozione degli otto itinerari ha preso il via con l’apertura del sito web dedicato e prevede ora l’organizzazione di educational per giornalisti e tour operator, campagne social e sui media specializzati nelle offerte di turismo slow e sostenibile. Negli obbiettivi del progetto rientra anche l’organizzazione di formazione specifica per gli operatori turistici e per gli addetti all’accoglienza e la partecipazione a eventi e fiere turistiche.

martedì 26 febbraio 2019

Parma piace: cresce del 10% il numero dei pernottamenti. Aumentano gli stranieri che si fermano in città per più di due giorni.


Parma, 26 Febbraio 2019 _ Parma dà i numeri e sono quelli di un turismo in costante crescita. Il trend è positivo e alimenta la voglia di impegnarsi ed investire in un futuro di eventi che valorizzino le eccellenze del territorio, ma anche luoghi più inediti e lontani dai tradizionali circuiti di viaggio. Lo dicono i dati con il rapporto che la Regione Emilia Romagna periodicamente elabora, passando in rassegna il territorio. Da via Aldo Moro a Bologna, i numeri del 2018, appena diffusi dall’assessorato al Turismo e Commercio, permettono di scattare una fotografia precisa dell’appeal di Parma e di come i flussi di presenze e turismo si distribuiscano su città e provincia, dal capoluogo ai borghi d’arte, dalla collina alla Bassa.

PARMA VERSO IL FUTURO
La petite capitale si fa grande anche nelle cifre: nel 2018 a scegliere di trascorrere almeno un paio di giorni in città è stato il 5% in più dei visitatori rispetto all’anno precedente, mentre i pernottamenti sono aumentati del 10%. E allora, Benvenuti a Parma! Ora c’è la responsabilità dei due riconoscimenti internazionali, ottenuti da Parma in meno di tre anni: il ruolo di Unesco Creative City of Gastronomy e il titolo di Capitale della Cultura Italiana per il 2020 sono, infatti, il motore che ha fatto scattare la voglia di fare squadra fra le realtà culturali e produttive cittadine e, al contempo, il desiderio di aprirsi al confronto con altri territori.  “Siamo consapevoli che si stia compiendo un percorso che ha il chiaro obiettivo di fare ciò che fino a qualche anno fa non era mai stato fatto: valorizzare in maniera professionale le eccellenze del territorio con una chiara strategia di sviluppo – spiega Cristiano Casa, assessore a Turismo, Attività Produttive e Commercio del Comune di Parma –. Parma 2020 sarà una grande occasione per creare nuove sinergie ed un vero modello di collaborazione fra la nostra realtà e quelle vicine. Il dialogo è ormai costante sia con i comuni della provincia, sia con Reggio Emilia e Piacenza, con cui stiamo condividendo, nell’ottica di Parma 2020, l’esperienza di una promozione turistica e culturale congiunta, attraverso il progetto “Emilia”. Pensiamo di essere sulla strada giusta, che sarà lunga, ma anche bellissima da percorrere tutti insieme”.  

CRESCONO STRANIERI E PERNOTTAMENTI
Oneri, onori e tanta, tanta pianificazione. Intanto, le cifre diffuse dalla Regione dicono molto e confermano una tendenza già consolidata: Parma, con la sua provincia, piace molto e a visitarla sono stati, ancora nel 2018, più italiani (468.103) che stranieri (254.807) per un totale di 722.910 presenze totali, che valgono un netto + 6,5% rispetto al 2017. Ma non è tutto: rispetto all’anno precedente, a crescere del 3,5% sono anche i pernottamenti in provincia che salgono a 1.671.143. Di questi 489.575 sono stranieri, che da soli fanno segnare un +10,6%. I turisti, quindi, soprattutto dall’estero, non scelgono più la città ducale e i suoi dintorni solo per un rapido “mordi e fuggi”, magari da abbinare a qualche altra meta “da catalogo” o a un tuffo al mare, ma decidono di fermarsi per più giorni sul territorio.
“La nostra strategia è sempre stata quella di valorizzare l’immagine di Parma nella sua interezza, senza fermarci ai confini del nostro territorio. Questa terra ha un potenziale straordinario e, spesso, ancora inespresso. I vari operatori turistici contribuiscono costantemente alla sua scoperta con l’obiettivo di fornire spunti e suggestioni che permettano ai visitatori di allungare i giorni di permanenza”, prosegue, interpretando i dati, Cristiano Casa.
Scendendo ancora più nel dettaglio ed analizzando le cifre della sola città di Parma, a crescere sono gli arrivi (225.000 gli italiani e 150.000 gli stranieri) con un totale di 375.000 turisti che significano un 5,2% in più. Positivo anche il dato dei pernottamenti: gli italiani sono stati 434.548 (+8,2%), mentre gli stranieri sono stati 295.355. Quest’ultimo dato equivale ad un gratificante +12,9 %. La somma, fra numeri italiani ed esteri, porta ad un totale di 729.903 pernottamenti in città e fa segnare quel 10% in più da cui ripartire, progettando il futuro.



PRIMAVERA ED AUTUNNO SUPER STAR, ESTATE IN CRESCITA
Analizzando, invece, i flussi turistici secondo la stagionalità, per Parma capoluogo, sono due i dati da rilevare.
Il primo è una conferma: come da tradizione, primavera ed autunno sono le stagioni più appetibili per un tour. Per visitare la città sono i mesi di ottobre, maggio, aprile, marzo e novembre a centrare le prime cinque posizioni della “classifica”. Sono, però, i dati dell’estate a sorprendere e a far ben sperare per sfatare il vecchio adagio di una città “chiusa per ferie”: agosto, infatti, nel 2018 ha registrato due chiari segni positivi con il 10,8% in più di turisti e il 16,5% in più di pernottamenti.
Un'altra conferma riguarda i Paesi da cui storicamente arriva il maggior numero di visitatori. Se gli Stati Uniti totalizzano un 28% di pernottamenti in più, Francia, Germania, Svizzera, Austria – da sempre i maggiori estimatori di Parma e della sua provincia - nel 2018, hanno fatto segnare un incremento degli arrivi del 21%.  
“Per vicinanza culturale e geografica questi Paesi rappresentano da tempo l’obiettivo della nostra strategia di promozione – conclude l’assessore Cristiano Casa –. Continueremo a lavorare per far crescere l’immagine di Parma proprio in questi mercati strategici e abbiamo, fra l’altro, previsto ad inizio marzo un’azione specifica sulla Svizzera Tedesca.”

Una decisione del Cda dovuta al forte impegno a livello mondiale sia in termini di promozione sia in termini di tutela Passaggio di testimone alla presidenza del Consorzio del Primitivo di Manduria




Mauro di Maggio è il nuovo presidente e Roberto Erario, proprio per garantire la continuità istituzionale dell’ente, ne diventa vicepresidente
  
II Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, eletto a giugno 2018, ha oggi un nuovo presidente: Mauro di Maggio, direttore di Cantine San Marzano.
Una decisione dovuta al forte impegno a livello mondiale del Consorzio, sia in termini di promozione sia in termini di tutelaa livello italiano, europeo e mondiale contro le crescenti attività di contraffazione.
Di Maggio sostituisce così Roberto Erario che, proprio per garantire la continuità istituzionale dell’ente di Tutela, ne diventa vicepresidente

“Un cambio di timone tra due professionisti che collaborano in modo sinergico da tanti mandati. - afferma il neo presidente di Maggio- Ringrazio Erario per il forte impegno, la grande umanità e di aver guidato con massima lungimiranza il Consorzio Tutela del Primitivo di Manduria verso obiettivi sempre più importanti. Continueremo, insieme al Cda, a sostenere le grandi iniziative promozionali, a puntare sulla sostenibilità, ad aiutare le imprese, ad essere proattivi nella promozione, nel controllo e nel racconto del territorio”.
Valorizzare la Denominazione attraverso una continua ricerca della qualità del prodotto fatta di autenticità e territorialità, migliorandone il posizionamento e l’immagine sui mercati nazionale e internazionale, è la mission del Cda del Consorzio.
Mauro di Maggio, classe 75, è attualmente direttore generale di Cantine San Marzano e membro del Comitato di Certificazione dei vini doc e igp presso la Camera di commercio di Taranto.
Ad affiancare di Maggio, i vice presidenti Roberto Erario e Paolo Leo e i consiglieri Eleonora Brunetti, Giovanni Dinoi, Francesco Filograno, Felice Mergè, Vittorio Moscogiuri e Antonio Resta.

Mauro di Maggio eredita la guida  di un Consorzio forte e sana, con un export in crescita costante. Sono 20 milioni, infatti, le bottiglie prodotte di cui il 70% è destinato all’estero. La denominazione del Primitivo di Manduria comprende una superficie totale di 3.140 ettari e sono 18 i comuni tra Taranto e Brindisi che producono la grande doc. Il Consorzio attualmente conta 50 soci e circa 1000 viticoltori. 

Euthalia ristorante




Euthalia è una passeggiata in montagna, tra boschi, licheni e abeti in quel Monregalese che è un terra di confine, fra le Langhe e il confine francese.
Euthalia è il nome che lo chef Gian Michele Galliano ha scelto per il suo nuovo ristorante a Vicoforte, aperto da 2 anni: un “fiore che sboccia” in greco.
E proprio di fiori e erbe si parla in questa cucina estremamente territoriale, che affonda le radici nell’ambiente montano lo chef raccoglitore nasce e vive, andando ad attingere da ciò che la natura offre. Stagionalità all’ennesimo livello: in base alla reperibilità sul campo da Euthalia si trovano i pesci di fiume locali, le erbe spontanee dall’edera terrestre alla ruta, dalla foglia di camomilla all’eucalipto, all’assenzio, all’issopo, passando da muschi e licheni, funghi, legno e il terriccio stesso, che si trova infusi, estratti e adagiati su piatti dall’estetica curata. Ma anche tanti prodotti d’alpeggio come il latte, i formaggi, le patate di montagna, le radici: una stretta collaborazione con molti produttori locali.
 

Il menu:
Dal piccolo aperitivo fatto di prato, pane con acciughe e burro d’alpeggio, servito con un infuso al rapanello con pompelmo candito fino al pane che sa di fieno alla piccola pasticceria è tutto curato personalmente dallo chef Gian Michele Galliano.
Il suo signature è l’antipasto “Il Bosco” dove si trovano sempre oltre XX elementi tra radici, funghi e lumache (e soprattutto in stagione molte erbe).
Tanti ingredienti della tradizione che non si trovano in carta ai ristoranti come nell’antipasto “Trippa, Lumache, Peperoncino Dolce” o “Tagliatelle di Grano Arso, Rane, Porri di Cervere”.
E oltre ai classici della cucina d’oltralpe e montana come il capriolo o la reinterpretazione del “Piccione, Legno, Fava di Tonka, Noce Moscata” lo chef recupera tagli poveri che reinterpreta in chiave gourmet, accompagnati da cereali spesso dimenticati dalle grand tables di cucina: la Scaramella di Fassona, i Legumi, le Verze o il Maialino, Orzo, Bietola.
Per dessert un’entusiasmante “Veronica: Cioccolato, Nocciola, Limone” che reinterpreta la favola della Bella e la Bestia, il balsamico “Latte, Legno, Miele” e una “montagna in un cucchiaio” con sorbetti alle erbe raccolte.
 

Lo Chef:
Lo chef Gian Michele Galliano ama definirsi “autodidatta” per una passione che nasce in tenera età frequentando le grandi maison francesi, ma viene sopita con una laurea all’Accademia di Belle Arti con specifica in urbanistica e design d’interni che darà poi quella cifra stilistica caratteristica ai suoi piatti.
Ma la passione è troppo forte: inizia lavorando al ristorante “Al Rododendro” di San Giacomo di Boves con la chef Mary Barale, si appassiona di pasticceria e frequenta alcuni corsi presso la CAST Alimenti di Brescia con i maestri Biasetto, Tonti, Magni, Bau e presto apre il “Valentine”, nel paese montano dove è nato, San Giacomo di Roburent.
Nel tempo l’amicizia con chef di talento come Bruno Barbieri, Walter Einard, Valeria Piccini, Luca Montersino, Alfonso Caputo, Gaetano Trovato e Emmanuel Renaut formano maggiormente

Gli orari di Euthalia:
Pranzo: 12:30 - 14:00, Cena: 20:00 - 21:30
Apertura settimanale:
Lunedì, Martedì, Giovedì, Venerdì, Sabato a Cena
Domenica Pranzo e Cena
Chiuso il Mercoledì

Contatti:
Euthalia di Galliano Giovanni e c. s.a.s.
siglabile Euthalia s.a.s.
Strada Statale 28 civico 8/C
12080 Vicoforte (CN)
0174563732
 info@euthaliaristorante.it

ECOLOGIES OF LOSS Ravi Agarwal a cura di Marco Scotini inaugurazione: venerdì 8 marzo 2019 ore 18.00 9 marzo – 9 giugno 2019




Venerdì 8 Marzo 2019, il PAV Parco Arte Vivente presenta Ecologies of Loss, la prima personale italiana dell’artista indiano Ravi Agarwal. Con questa mostra, a cura di Marco Scotini, prosegue l'indagine del rapporto tra pratiche artistiche e pensiero ecologista nel continente asiatico, inaugurata con la personale dell'artista cinese Zheng  Bo Weed Party III. L'indagine (che vedrà presto altri appuntamenti) cerca di fare il punto sulla “centralità dell'Asia nella crisi climatica”, come sostiene Amitav Ghosh.

Tra i maggiori esponenti della scena artistica indiana, da decenni Ravi Agarwal conduce una pratica inter-disciplinare come artista, fotografo, attivista ambientale, scrittore e curatore. Il suo lavoro esplora questioni nodali dell'epoca contemporanea quali l'ecologia, la società, lo spazio urbano e rurale, il capitale. Per oltre quattro decadi, la fotografia ha costituito il medium d'elezione per il lavoro di Ravi Agarwal, che ha poi conosciuto una dimensione più estesa grazie all'inclusione di installazioni, video, interventi di arte pubblica, diari, all'interno di progetti dalla durata pluriennale.

La natura decentrata del suo approccio (plurale, frattale, polifonico) colloca Ravi Agarwal tra quegli esponenti di una scienza nomade (Deleuze e Guattari) che si muovono contro le istanze teoriche unitarie, in favore di saperi minori, frammentari e locali. Animato dal desiderio di riappropriazione dei poteri collettivi autonomi sottratti dal capitalismo, di auto-gestione e auto-governo dei propri corpi e delle proprie vite, di cooperazione nel lavoro umano ed extra-umano, Agarwal registra i cambiamenti in corso nell'ambiente a partire dal lato della perdita. Da qui deriva il titolo, Ecologies of Loss, della mostra concepita per il PAV.

In questo senso, trattandosi della prima personale in Italia, la mostra cerca di raccogliere nuclei di opere scalate cronologicamente negli anni: da Have you Seen the Flowers on the River (2007 - 2010) a Extinct? (2008), da Alien Waters (2004 – 2006) a Else All Will Be Still (2013 – 2015). All'interno di queste estese ricerche, la perdita dell'animale (la comunità degli avvoltoi della parte meridionale dell'Asia) non è distinta dalla minaccia dell'estinzione della coltura del garofano indiano (la sua economia sostenibile, i suoi significati rituali), la perdita del fiume Yamuna, da quella del linguaggio (con il ricorso alla antica letteratura Sangam, scritta in Tamil), fino alla perdita del sé soggettivo – secondo una logica di interconnessione ecosistemica per la quale nessun elemento risulterebbe isolabile dal resto.

Ma l'aspetto fondamentale e originale della pratica artistica e attivista di Ravi Agarwal è quello che da più parti è stata definita come “personal ecology”. E ciò fin dal 2002, quando il suo lavoro viene presentato a Documenta XI e il tema ecologico non è ancora all'ordine del giorno. Piuttosto che “personal ecology” sarebbe più giusto definirla, con la derivazione foucaultiana, “ecologia del sé”, cioè come l'implicazione della propria auto-biografia all'interno dell'ambiente, come sua componente indissociabile. Per questo l'ambiente non potrà essere solo naturale, ma psichico, sociale, linguistico, semiotico. Da questo punto di vista, risulta particolarmente emblematico il lavoro presentato a Yinchuan Biennale. Il titolo, Room of the Seas and Room of Suns fa riferimento a due spazi della vita dell'artista, connessi dal comune elemento della sabbia. Due contesti ecologici, due politiche di sopravvivenza, il paesaggio umido della città costiera di Pondicherry e quello arido del deserto del Rajasthan, della sua infanzia e dei suoi antenati. Come afferma Agarwal, il fiume non è solo un corpo d'acqua che scorre attraverso la città, ma una rete di miriadi di relazioni interconnesse alla città, ai suoi abitanti e alla natura.

I suoi lavori sono stati esposti in manifestazioni internazionali tra le quali menzioniamo Yinchuan Biennale (2018), Kochi Biennale (2016), la Sharjah Biennial (2013), Documenta XI (2002). 
Ravi Agarwal è fondatore e direttore della ONG ambientalista Toxic Link, oltre a far parte di diversi comitati regolatori, a fianco della sua costante attività di studio, ricerca e scrittura relativamente ai temi connessi alla sostenibilità ambientale, sia nella dimensione accademica sia sui media più popolari. Nel 2008 è stato insignito dello Special Recognition Award for Chemical Safety delle Nazioni Unite e, nel 1997, gli è stata assegnata l'Ashoka Fellowship per l'imprenditoria sociale. 

La mostra è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Città di Torino.


All’interno delle iniziative previste per l’approfondimento della mostra Ecologies of Loss le Attività Educative e Formative del PAV propongono Un prato in città, attività di laboratorio che, su un piano estetico, formale e scientifico, studia la conformazione e le proprietà del fiore di Tagete (Tagetes L.), anche noto come garofano d’India. Questo fiore speciale da cui si ricava un prezioso olio essenziale curativo e i cui colori vivaci attragono api e farfalle, nella cultura indiana viene offerto per celebrare unioni, feste e rituali ed è simbolo di benessere e prosperità. 

Per partecipare alle attività è necessaria la prenotazione: 011 3182235 - lab@parcoartevivente.it