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lunedì 29 gennaio 2018

Nasce Mangia come ridi






Da venerdì 16 febbraio tre cene comico-surreali-artistiche all'Antica Tenuta Santa Teresa di Parma con Syusy Blady, Alberto Patrucco e Vito
 

PARMA – Dopo la grande festa di fine gennaio per il 150° Mangia come scrivi, la rassegna ideata e diretta da Gianluigi Negri si "concede" ora uno spin-off. Nasce infatti Mangia come ridi: tre speciali cene in programma da venerdì 16 febbraio all'Antica Tenuta Santa Teresa di Parma.

IL NUOVO FORMAT
Dopo 150 cene in 13 anni, con 450 scrittori e 150 artisti messi a tavola, serviva una novità: "Per quanto riguarda il binomio cibo-libri - afferma il direttore artistico Negri - siamo tra le rassegne più longeve e imitate d’Italia, ma questo non basta per avere successo. La nostra forza sta nella passione, nell’originalità e nel clima familiare che consente a tutti di partecipare alle nostre serate e di essere coinvolti. Dopo 150 cene diverse, credo ci si possa prendere una piccola “pausa” per qualcosa di nuovo, prima di ritornare al classico Mangia come scrivi a maggio".
Ecco allora che, da febbraio ad aprile, si terranno tre speciali cene di Mangia come ridi, con protagonisti Syusy Blady, Alberto Patrucco e Vito: "Saranno improvvisazioni comico-surreali-artistiche. Ogni artista avrà carta bianca e intratterrà i commensali, tra una portata e l’altra, sviluppando un tema a lui caro: la Blady parlerà dei suoi viaggi e del nuovo libro “Il paese dei cento violini” (Piemme), Patrucco si presenterà con un’originalissima trilogia del “Pessimismo comico” (“Tempi bastardi”, “Vedo buio” e “Necrologica – Un libro lapidario”), Vito con tutta la sua passione per la cucina nella serata "Artusianamente parlando" (dal programma tv e libro “Vito con i suoi” allo spettacolo teatrale “L’Artusi, bollito d’amore”, fino a uno show cooking a sorpresa)". Ogni cena inizierà alle 21 (info e prenotazioni: 0521 462578): i menu saranno firmati dallo chef della Tenuta Paolo Dall'Asta ed i dolci dall'artista pasticciere parmigiano Alessandro Battistini. 

LE DATE DI MANGIA COME RIDI E LA COLLABORAZIONE CON FIDENZA PER I BAMBINI NEL MONDO
L'appuntamento di febbraio con la Blady si terrà venerdì 16 (inizialmente era stato annunciato per il 23, ma la data è stata anticipata di sette giorni). Quello con Patrucco è fissato venerdì 16 marzo, mentre quello con Vito venerdì 13 aprile.
Mangia come ridi si svolge in collaborazione con la onlus Fidenza per i bambini nel mondo: per ogni partecipante verrà devoluto un euro all'associazione, ma ci sarà la possibilità di raccogliere ulteriori donazioni durante le serate, grazie alla presenza del presidente Mario Albi che illustrerà i progetti nei quali la onlus è attualmente impegnata.
La rassegna si svolge in collaborazione con Gas Sales Energia, Stadiotardini.it, Italia a tavola, Ubik Salsomaggiore, Pasticceria Battistini, Il Bere Alto.

LA CHIUSURA DELLA STAGIONE IN BLUES  
Il tradizionale Mangia come scrivi a Parma ritornerà venerdì 25 maggio: la stagione, apertasi il 26 gennaio con il rock di Ezio Guaitamacchi e Brunella Boschetti, si chiuderà con il "noir-blues" di Massimo Carlotto, protagonista insieme a due musicisti a sorpresa, della serata "Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane".

Le Città di Jo Kut del fotografo Giorgio Cutini a cura di Marina Guida PAN Palazzo delle Arti di Napoli




Inaugurazione sabato 3 febbraio 2018, ore 17.30

4 febbraio – 20 febbraio 2018
Apre sabato 3 febbraio 2018 al PAN | Palazzo delle Arti di Napoli, per la prima volta a Napoli, la mostra personale del fotografo Giorgio Cutini, concepita appositamente per questa occasione espositiva, dal titolo Le Città di Jo Kut, a cura di Marina Guida. Il progetto, organizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, si compone di 25 fotografie in B/N, diviso in tre visioni di città diverse: Napoli, Roma e la città immaginaria di Jo Kut.
 
Esposta fino al 20 febbraio 2018, la mostra accoglie i visitatori in un’atmosfera onirica. L’artista perugino, ma anconetano di adozione, restituisce come una composizione tripartita, il suo peculiare percorso iconico, consegnando al visitatore frammenti di visioni veloci ed evanescenti, delle città visitate, amate e sognate. “Uno sguardo errante quello di Cutini, che trasgredisce i postulati della fotografia accademica” come dichiara la curatrice Marina Guida nel testo critico in catalogo. «Siamo per la fotografia che nasce dalle emozioni e dall’intelletto, espressione latente di un’idea che nella forma e nel contenuto è svincolata dagli obblighi del percorso della rappresentazione figurativa. Utilizziamo la fotografia come modalità percettiva del sapere, per esplorare, come veggenti, i confini della conoscenza»: così dichiarava Cutini nel Manifesto “Passaggio di Frontiera” firmato nel 1995 insieme a nomi illustri come Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin, Ferruccio Ferroni e molti altri.
 
Jo Kut, seguendo la suggestione delle “Città Invisibili” di Italo Calvino, è il combinatorio titolo prescelto per questa mostra, composto dalle iniziali del nome dell’artista; è il nome di una città immaginaria, che racchiude la visione interiore di tutte le altre, reali ed irreali. Esploratore instancabile delle vaste plaghe del visivo, Cutini, con occhio indagatore e sensibile, inquadra porzioni di realtà e le trasferisce in un’atmosfera visionaria, svelando l’invisibile del visibile. I suoi soggetti sfumati e fuori fuoco, sono raccontati attraverso qualche dettaglio sfuggente, narrano di un movimento in ogni direzione: nel passato, in terre lontane, fra le strade che percorriamo ogni giorno, ma soprattutto in un altrove, in luogo ed in un tempo che prescindono dalle coordinate spazio temporali razionali. Sono immagini fluttuanti, sospese tra il sogno e la realtà, che attingono al vasto campionario iconico delle immagini inconsce, emozionali, catturate dall’obiettivo fotografico.
 
Un piede femminile sotto il tavolo che intercetta il ginocchio del fotografo, una porzione di cupola di una chiesa avvolta nel buio ed illuminata da un lampo luminoso improvviso, lo stupore senza tempo di una figura femminile che osserva un’opera di Alberto Burri, in un’atmosfera di sospensione temporale: tanto basta, se seguiamo Giorgio Cutini, per scoprire paesaggi della mente e delle emozioni, cui di rado dedichiamo attenzione, soffermandoci quieti, per carpirne l’intensità. Ma ci sono anche frequenti immersioni immaginifiche, che esulano del tutto dal dato reale in queste indagini iconiche del fotografo flâneur, del ricercatore di visioni. Sono immagini liminali, che ci immettono in mondi paralleli, da altre leggi strutturati. Cutini seleziona, piccole porzioni di mondo, risonanti scintille della visione, nel flusso inarrestabile del sovraccarico iconico.
 
La mostra, corredata da una pubblicazione in tiratura limitata edita da IMAGO, con un testo critico della curatrice Marina Guida, sarà visitabile gratuitamente fino al 20 febbraio 2018 secondo gli orari di apertura previsti (aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 – la domenica dalle 9.30 alle 14.30. Martedì chiuso.)

venerdì 26 gennaio 2018

I GRANDI VINI DI “CA’ DI FRARA”, REGINA TRA LE CANTINE DELL’OLTREPÒ PAVESE, PROPOSTI A WINE&SIENA2018, A OPERATORI DEL SETTORE E APPASSIONATI




Saranno presentati in anteprima  i  2 nuovi Metodi Classici a base esclusivamente di  Pinot Nero: un Extra Brut Blanc de Noirs ed un Extra Brut Rosè
 
Milano, 24 gennaio 2018 – In prima fila, tra le eccellenze vitivinicole che saranno presentate il prossimo fine settimana alla terza edizione di Wine&Siena (27-28 gennaio), non potevano mancare i prestigiosi vini di Cà di Frara, regina tra le aziende dell’Oltrepò Pavese, presente con le sue due nuove etichette.

A Wine&Siena 2018 sono stati invitati infatti oltre 160 produttori, per fare assaggiare al mondo degli operatori del settore e degli appassionati i vini vincitori del WineHunter Award, premio di qualità certificata assegnato dalla commissione d’assaggio del Merano WineFestival (dai cui ideatori l’evento è organizzato).
Saranno due giornate ricche di appuntamenti, che avranno luogo in tre storiche location: Palazzo Salimbeni, antica sede del Monte dei Paschi di Siena, il Grand Hotel Continental e il Palazzo Comunale.

I 2 Extra Brut proposti sono entrambi non millesimati (Sans Année), perchè il vino base, vinificato in acciaio, annata 2012, è assemblato con un 30 % di vino riserva di altre annate. Dopo il tiraggio i vini restano almeno 54 mesi sui lieviti.
Il Rosè si distingue per l’intensità e la varietà dei profumi, dai petali di rosa ai frutti del sottobosco, dagli agrumi alle spezie dolci.
Il Blanc de Noir, di colore giallo paglierino, piace per la straordinaria vivacità della sua bollicina, per le note fruttate e di crosta di pane, per la piacevole sapidità al sorso, elegante, deciso e raffinato

Fondata nel 1905 da Francesco Bellani, bisnonno dell'attuale proprietario Luca, partendo da una quindicina d'ettari di vigneti, l'azienda Ca’ di Frara si è sviluppata di generazione in generazione fino ai 47 ettari odierni, con una produzione di circa 400 mila bottiglie ripartite su 13 etichette. Il papà di Luca, Tullio, scomparso pochi anni fa, è stato una delle figure di riferimento della viticoltura oltrepadana.
Luca è anche l’enologo aziendale, mentre altri membri della famiglia coinvolti nell’attività sono il fratello Matteo e il cugino Gianluigi, agronomo, oltre all’immancabile mamma Daniela, che ha dedicato la vita all’azienda insieme al marito.

Nonostante sia conosciuta soprattutto come azienda spumantistica, Cà di Frara si distingue anche per il suo Riesling e per i vini rossi, capaci di esprimere pienamente le potenzialità della Croatina, vitigno identitario dell'Oltrepò.

I Bellani hanno sempre prestato molta attenzione alla scelta dei terreni più adatti ai diversi vitigni utilizzati nel territorio: per questo nella località di Oliva Gessi, ove i terreni sono gessosi e calcarei, sono stati impiantati soprattutto Riesling, Pinot Grigio e Pinot Bianco, mentre a Mornico Losana, zona dai terreni marnosi, si coltivano Pinot Nero e Chardonnay e sulle colline argillose di Casteggio, si producono vitigni a bacca rossa. In ogni fase di lavoro, inoltre, è sempre massima l’attenzione all’impatto ambientale.
 

ISIA Faenza Inaugurazione Anno Accademico 2017/2018 Lectio Magistralis di Giulio Iacchetti "Design: disegnare il desiderio"

31 gennaio ore 18
Palazzo Mazzolani
Corso Mazzini 93, Faenza
Il 31 gennaio 2018 presso la sede dell’ISIA Faenza nello storico Palazzo Mazzolani, si terrà l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2017/2018 con una Lectio Magistralis del designer Giulio Iacchetti dal titolo "Design: disegnare il desiderio". Insieme al presidente dell’ISIA di Faenza Giovanna Cassese e al direttore Marinella Paderni, interverranno anche Patrizio Bianchi - Assessore al Coordinamento delle Politiche europee allo sviluppo, Scuola, Formazione professionale, Università, Ricerca e Lavoro, Giovanni Malpezzi - Sindaco di Faenza, e Massimo Isola - Vicesindaco ed Assessore alla cultura e alla ceramica del Comune di Faenza. 
ISIA Faenza – l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche Design e Comunicazione - che fin dalla sua fondazione opera nell’ambito dell’alta formazione del design, oggi è un’istituzione di primo piano nel mondo della creatività e della progettazione contemporanei e, grazie anche alla nuova governance di Cassese e Paderni, sta sviluppando un dialogo sempre più serrato tra formazione, ricerca, produzione e valorizzazione nell’ambito e per la diffusione della cultura del design.
Giulio Iacchetti nel suo intervento "Design: disegnare il desiderio" partirà dalla genesi del processo formativo del singolo individuo e, nel caso specifico, degli studenti che vogliono diventare designer, chiedendo loro di interrogarsi sui propri desideri. La formazione del designer non deve avere uno scopo puramente occupazionale, ma deve in primis esaudire il desiderio personale di chi progetta, per diventare poi il professionista che soddisfa i desideri degli altri. Avere un’idea nitida di ciò che si desidera è il presupposto per capire cosa si vuole progettare, con chi e soprattutto per chi, conquistando un rapporto di autenticità con se stessi e con gli altri, realizzando il ruolo fondamentale del designer di traduttore tra il proprio immaginario personale e il mondo esterno.
Una delle specificità del lavoro di Giulio Iacchetti è sempre stata l’interesse per le connessioni tra artigianato e design, un binomio sviluppato costantemente da ISIA Faenza attraverso il rapporto con la tradizione ceramica faentina, potenziato in quest’anno accademico con l’introduzione di un nuovo corso di Design dei prodotti ceramici all’interno della proposta formativa del Triennio e del Biennio, che va ad arricchire un programma di studi che unisce i laboratori pratici - un unicum delle università italiane, dove lo studio della progettazione va di pari passo con la realizzazione manuale e oggi anche digitale del prodotto – agli insegnamenti di scienza e tecnologia dei materiali e dei processi industriali fino ad arrivare al design della comunicazione, all’automotive, al food e al fashion design.
“È un onore per l’ISIA di Faenza celebrare l’inaugurazione del nuovo anno accademico con un intervento di Giulio Iacchetti, designer di fama internazionale e sensibile interprete delle nuove tendenze nel campo della progettazione, aperte agli intrecci tra ricerca tecnologica e saperi tradizionali, al dialogo tra i linguaggi delle arti e dell’artigianato, al recupero delle tipicità italiane come la ceramica, di cui Faenza è un simbolo nel mondo. - afferma Marinella Paderni direttore dell’ISIA di Faenza - “Una vocazione al design come “disegno del mondo” e patrimonio culturale del futuro che contraddistingue il nuovo corso dell’ISIA nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018, a cui il nostro ISIA dedicherà un evento ad hoc.” - continua il presidente Giovanna Cassese - “Sarà un anno importante il 2018, ricco di eventi e cambiamenti come la nuova offerta formativa ordinamentale del biennio, la partecipazione al salone del Mobile e l’inaugurazione della nuova Biblioteca di Design, la prima dell’Emilia Romagna”.
Non solo didattica - teorica e pratica - per l’ISIA Faenza, ma un sistema consolidato di rapporti e relazioni che mettono in contatto gli studenti con tutti i player del sistema design, sia del territorio faentino che con designer e artisti italiani e internazionali, organizzando workshop, eventi e incontri, come ad esempio il ciclo di conversazioni In Between per riflettere su design, impresa 4.0 e le arti o ancora il prestigioso “Premio Nazionale delle Arti 2017 – Sezione design” dal titolo Future is Design, XII edizione, che si è tenuto lo scorso settembre presso l’Istituto faentino  e che ha avuto grande successo di critica e di pubblico, con i suoi eventi collaterali la mostra Builders of Tomorrow al MIC di Faenza e il Convegno Oltre il confine, dialoghi e contaminazioni per un’estetica e una didattica del design del terzo millennio  di cui in primavera verranno pubblicati gli atti.

giovedì 25 gennaio 2018

Valchiavenna, negli antichi Crotti le migliori osterie



Gli antichi Crotti della Valchiavenna sono delle realtà spesso dimenticate che dovrebbero essere rivalutate, soprattutto per la rivalutazione turistica del territorio chiavennasco.
Spesso nei Crotti si trovano dei locali belli rustici dove degustare le specialità tradizionali della gastronomia locale, tutte ovviamente dal livello calorico piuttosto elevato.
Piatti conditi con tanto burro, roba da veri uomini, che non hanno niente a che fare con ristoranti “convenzionali” che servono tutto per tutti. Qui sono specializzati in pochi piatti rappresentativi del territorio e nient'altro.
Ma andiamo con ordine: cos’è un Crotto?
Il Crotto è una cantina naturale climatizzata naturalmente dal “Sorèl”, una sorgente di aria fresca che esce da sottosuolo e mantiene temperatura ed umidità costanti tutto l’anno, indipendentemente dal clima esterno.
Solitamente nel Crotto si conservano salumi e formaggi e si affina il vino. Non si tratta di una comune cantina quindi, perché il Crotto è vivo grazie appunto al Sorèl.
Intorno al Crotto sono nate delle osterie molto rustiche, con la “sala”, ovvero il locale dove i prodotti stagionati nel Crotto vengono degustati.
In Valchiavenna sono presenti circa 900 di questi Crotti e sono quasi tutti privati.
Per secoli queste meraviglie della natura sono state il punto di ritrovo della vita dei chiavennaschi, che nel Crotto vi hanno festeggiato matrimoni, compleanni, incontri di lavoro e qualsiasi altro evento che prevedeva un incontro a base di cibo.
Tra i tanti Crotti alcuni sono diventati vere e proprie osterie che ripropongono tutto l’anno l’esperienza del Crotto, con un unico menu che non cambia, e con tutte le specialità gastronomiche locali.
Dove si trovano sono i Crotti
I Crotti si trovano in Valchiavenna, in provincia di Sondrio, direzione Passo del Maloja e Sankt Moritz.
Qui tra le montagne, ad un’ora e mezza da Milano, si trovano le tipiche osterie tradizionali dei Crotti.
Sembra chissà dove, ma la zona, complice il collegamento con il Passo dello Spluga, il comprensorio sciistico di Madesimo e la vicinanza con Sankt Moritz, rende la zona molto frequentata dai cittadini di Milano e dintorni.
Sia in estate, per passeggiate e attività all’aperto sia d’inverno con lo sci e le uscite gastronomiche, questa zona, in virtù anche delle attrazioni di tipo culturale paesaggistico, sono frequentate con una certa regolarità.
Ma cosa si degusta esattamente nei Crotti?
"Noi offriamo salumi, con l’immancabile bresaola, pizzoccheri bianchi della Valchiavenna, il piatto più apprezzato in assoluto, simbolo della nostra gastronomia e poi costine, salsiccetta e polenta taragna di granoturco condita con formaggio e burro a gogo e per finire i dolci locali, focaccia dolce e biscotti di Prosto. Tutto innaffiato con vino valtellinese da uve nebbiolo di montagna" ci dice Mauro, titolare del Crotto Quartino, l'osteria più rappresentativa e più conosciuta della zona.
Il Crotto Quartino (www.crottoquartino.it) si trova a S. Croce di Piuro, a 5 kilometri dal centro di Chiavenna, direzione Passo del Malojail è famoso per la passione dei suoi proprietari, Fabio e Mauro: li trovi sempre lì, con le loro scarpe grosse e la camicia a quadrettoni, sperduti, da un bel po’ di anni ormai, tra le loro montagne a “tarare” la polenta e a “ravanare” le costine. Uno spettacolo.
Due fratelli che conducono l’attività da oltre 20 anni ormai, e che ha visto i natali nei lontani anni '30.
“Da noi regna il rustico al 100%, niente tovaglie, niente camerieri in frac, niente formalità, solo cucina tradizionale ammazza dieta” dicono i 2 fratelli proprietari del Crotto Quartino.
“Piatti di portata in mezzo al tavolo e via: tutta sostanza e poca forma è questo quello che offriamo”  continuano felici i 2 fratelli.
Un menu cosi limitato non vi crea problemi con i clienti?
“Guarda, se da domani decidessimo di cambiare il menu e passassimo, che so, agli spaghetti o alla pizza, qui si scatenerebbe il Far West ed i pistoleri della Valchiavenna farebbero una rivoluzione” scherzano i 2 fratelli.
“Lo diciamo in tutte le salse e ci teniamo sempre a specificarlo: noi proponiamo esclusivamente l'autentica cucina della Valchiavenna, quella del 1930. Punto. Siamo bravissimi in questo e non facciamo altro perché non ne siamo capaci.
D'altronde se vuoi mangiare cucina messicana vai a Napoli dalla 'Pizzeria da Michele'?
Se vuoi mangiare Canederli vai da Don Alfonso a Sorrento?
Se vuoi la cotoletta milanese vai a Venezia al ristorante 'Rialto fasémo cozze frèsche tute e matìne'?
Noi crediamo di no e per questo siamo orgogliosi di proporre solo la cucina del nostro territorio che non troverai da nessun'altra parte al mondo" concludono i 2 fratelli.
Una filosofia questa di Fabio e Mauro che trovi riflessa nella loro creatura, il Crotto Quartino, dove trovi la cucina tradizionale servita solo in piatti di portata in mezzo al tavolo, un menu tradizione completo, abbondante e ben condito senza divagazioni gastronomiche, serviti su tavoli di sasso, forse un po' scomodi, ma "veri".
Il tutto in una sala affollata e un po’ chiassosa d'estate all'aperto in estate.
Naturalmente i 2 fratelli chiavennaschi si sono inventati anche un sistema per incentivare i clienti ad andarli a trovare:
lasciando infatti la propria email nella homepage del loro sito, è possibile dopo aver consumato il pasto, avere in omaggio una bottiglia del loro liquore BEL FORT, al profumo di limone e salvia.
Che dire di più?
A questo punto non ci resta che saltare in auto, direzione Valchiavenna, per andare a provare le magnifiche prelibatezze celate nello scrigno dei Crotti.
Si salvi chi può!



Video: cosa sono i Crotti e come goderseli al meglio. Link: https://youtu.be/xVbYS__H8IE

https://youtu.be/xVbYS__H8IE
Video: Ecco spiegati cosa sono i Crotti!






Engadin St. Moritz, meritato ozio




Terrazze soleggiate, baite e ristoranti. Nei comprensori di Corvatsch, Corviglia, Muottas Muragl e Diavolezza - Lagalb, in prossimità delle piste da sci o degli itinerari panoramici da fare con ciaspole e racchette, c’è sempre un “place to be” da raggiungere. 


In tutta la regione dell’Engadina si contano più di 40 baite, rifugi e ristoranti di montagna dallo stile tradizionale, moderno o “alpine chic”, impreziositi da panoramiche terrazze soleggiate. Destinazioni obbligate, auspicate e ben meritate da chi vive la montagna attivamente. Ecco di seguito una panoramica delle tante possibili combinazioni tra sport e relax, da optare per coronare al meglio una giornata sulla neve.

Muottas Muragl: per eccellenza la montagna del piacere.
La meta ideale per chi vuole godere dell’inverno attivo con charme, prima o dopo aver gustato un piatto squisito o un romantico “Mountain Dining” a lume di candela nel ristorante panoramico. L’esperienza comincia con il tratto sulla funicolare rossa di Muottas Muragl, già di per sé un’affascinante. Arrivati sulla cima, dove troneggia il Romantik Hotel Muottas Muragl, primo albergo energy plus dell’arco alpino, si può decidere se prendere il Sentiero dei Filosofi, per fare un’escursione invernale dai 45 minuti alle 3 ore di cammino, a seconda delle varianti che si prediligono; oppure se mettersi le ciaspole ai piedi e seguire il percorso lungo 3,5 chilometri, che inizialmente segue il Sentiero dei Filosofi, ma poi si dirige verso il crinale della Val Champagna e raggiunge la pianura del Plaun dals Müls, per ritrovarsi faccia a faccia con il gruppo del Bernina e lo sguardo che corre sui laghi gelati dell’Alta Engadina. Le ciaspolate a Muottas Muragl sono anche notturne nei giorni di luna piena, le prossime date sono il 31 gennaio, il 2 marzo e il 31 marzo 2018 (prezzo a persona 95 CHF, che include l’itinerario guidato di ca. 1 ora e mezza, il noleggio delle ciaspole, il tè durante il percorso e un piatto caldo al Panorama Restaurant del Romantik Hotel Muottas Muragl). Inoltre, il Romantik Hotel Muottas Muragl, quando c’è la luna piena, spegne tutte le luci esterne per permettere di apprezzare appieno il chiarore lunare.

Corvatsch: dopo la ciaspolata, la mangiata!
Nelle notti di venerdì 2 febbraio e sabato 3 e 31 marzo 2018, con ciaspole e racchette si attraversano spettacolari paesaggi di montagna al chiaro di luna piena, lungo un itinerario guidato di circa 2 ore e mezza (andata e ritorno). Tappa intermedia del percorso è l’accogliente Ustaria Rabgiusa, dove verrà servito al gruppo un fumante piatto di pizzocheri valtellinesi. La partenza è alle ore 18.45 alla stazione a valle di Furtschellas, il rientro previsto alle ore 24.00. Il costo di questa esperienza è di CHF 89.00 e include la guida, il biglietto di andata e ritorno con la funivia Furtschellas, il noleggio di ciaspole, bastoni, lampada frontale, vino caldo o punsch e il piatto di pizzoccheri valtellinese (bevande escluse).

Durante il giorno si possono seguire i percorsi panoramici Lake Trail e Peak Trail. Entrambi partono dalla stazione intermedia di Furtschellas (2.312 m) e arrivano alla baita Ustaria Rabgiusa. Il primo è più facile (3,6 km – 2/3 ore), il secondo più impegnativo (5,5 km – 2,5/3,5 ore). Con 37 CHF per il Lake Trail (ca. 30 euro) e 50 CHF (ca. 41 euro) per il Peak Trail, si noleggiano le ciaspole e si acquista il biglietto della funivia, e pagando 13 CHF in più si ha diritto anche al pranzo all’Ustaria Rabgiusa. Anche alla partenza gli escursionisti possono deliziarsi e fare il pieno di energie al ristorante di montagna La Chüdera, con terrazza esposta al sole e riparata dal vento.

"Places to be" per sciatori esperti
Al Corvatsch le pause tra una sciata e l’altra sono una vera delizia al Panorama Restaurant, il ristorante sulla vetta del Corvatsch a 3303 m, che si distingue per le prelibate specialità engadinesi e una vista imparagonabile sui ghiacciai e sul paesaggio lacustre dell’Alta Engadina. Nel comprensorio della Diavolezza durante una notte di Glüna Plaina o un'escursione di scialpinismo, il ristorante rifugio Berghaus Diavolezza accoglie gli sportivi con il suoi piatti à la carte o self service, da consumare fuori in terrazza al cospetto del Gruppo del Bernina. Sul versante di Lagalb, invece, al Bergrestaurant Lagalb, presso la stazione e monte, è possibile gustare piatti speciali in un ambiente rustico o sulla terrazza soleggiata dove una magnifica vista spazia sul Lago Bianco, sulla Valposchiavo e più a sud verso la Valtellina. 

Corviglia: terrazza che scegli, piacere che trovi.
Un mix insuperabile di piste perfette, piatti squisiti e location di montagna mozzafiato li offre il comprensorio di Corviglia, sopra St. Moritz. Novità per gli sciatori da quest’anno sono il White Marmot Restaurant & Bar e l’ Edy's Restaurant, alla stazione intermedia. Gettonata è la terrazza del rifugio Alpina, con vista sui laghi e tutto l’altopiano, allestita con tavolini e sedie sdraio stile spiaggia, che si trasforma con la musica dei DJ in un perfetto hot spot per après ski e party. Un altro rifugio dalla vista irripetibile è la baita el paradiso a 2174 m sulle piste da sci, dove si organizzano anche feste serali e si servono ottime fondute di formaggio. Poco più in quota, a 2672 m, si trova la Chamanna, un rifugio in stile autentico dove degustare la tradizionale cucina grigionese. A 3057 m. invece,il ristorante a vetrate con terrazza Piz Nair offre una vista su tutto l’intero comprensorio sciistico di Corviglia e sull’altopiano engadinese.  Marguns è la ski area sinonimo di atmosfera conviviale, con un grande parco giochi per bambini e un menu che mette d’accordo tutta la famiglia al ristorante pizzeria Chadafö; mentre in posizione più appartata si trova la baita Glünetta, con la popolare terrazza solarium, dove degustare al sole specialità come il rosti e la raclette.

Offerta 350 km di piste a 38 CHF
Con l’offerta «HOTEL + SKIPASS» chi prenota più di una notte nella regione Engadin St. Moritz, presso uno dei 100 alberghi di ogni categoria aderenti all’iniziativa, riceve lo skipass al costo di CHF 38 al giorno (ca. 35 euro). L’offerta è valida per l’intera durata del soggiorno e dà accesso a tutti i 57 impianti di risalita della regione, trasporti pubblici compresi. L’offerta è valida per l’intera stagione invernale, dal 21 ottobre 2017 al 6 maggio 2018. Gli amanti dello sport invernale hanno a disposizione 350 km di piste perfettamente preparate, quattro snowpark, 34 ristoranti di montagna e un paesaggio da ammirare di rara bellezza. Inoltre, anche numerose case vacanza in Engadin St.Moritz offrono vantaggiose offerte forfettarie, comprensive di skipass e trasporti pubblici.



Corvatsch AGVia dal Corvatsch 73
CH-7513 Silvaplana
tel. +41 (0)81 838 73 73
info@corvatsch.ch
www.corvatsch.ch/it
www.diavolezza.ch/it           
Engadin St. Moritz Mountains AG
Via San Gian 30
CH-7500 St. Moritz
tel.+41 (0)81 830 00 00
media@mountains.ch
www.mountains.ch/it
www.engadin.stmoritz.ch/montagne