A cura di Emma De Gaspari e Giorgio Uberti Installazione sonora a cura di Frank Trace 15 – 31 maggio 2026 Opening: giovedì 14 maggio ore 18.00 Archivio Rachele Bianchi Via Legnano, 14 – 20121 Milano www.archiviorachelebianchi.it |
Sherine Naifar, dettaglio opera AMORE GENETLIACO. Archivio Rachele Bianchi, 2026. Ph. Martina Bonora |
L’Archivio Rachele Bianchi presenta, dal 15 al 31 maggio 2026, presso la sua sede di Via Legnano 14 a Milano, Amore Genetliaco, mostra personale dell’artista italo-araba Sherine Naifar, a cura di Emma De Gaspari e Giorgio Uberti. Il progetto si inserisce nel programma Rete Aperta, giunto al suo decimo appuntamento, attraverso cui l’Archivio invita giovani artisti a confrontarsi con l’eredità di Rachele Bianchi, attivando un dialogo vivo tra memoria e ricerca contemporanea. La ricerca di Sherine Naifar entra in dialogo con l’opera di Rachele Bianchi in una mostra che svela profonde connessioni tra generazioni e linguaggi artistici. Al centro, il tema di un “amore genetliaco”: una forza originaria che richiama la nascita, la generazione e la continuità della vita e delle forme. In questo intreccio, la pittura si apre al confronto con la scultura Ricerca (1968) di Rachele Bianchi - un feto di bronzo raccolto in una spirale di nove segmenti di cordone ombelicale, che condensa in un’unica immagine l’idea della nascita come passaggio, legame e metamorfosi - e con un’installazione sonora di Frank Trace, ampliando la dimensione percettiva dell’esposizione e dando forma a un ambiente immersivo, in cui le opere dialogano e si trasformano reciprocamente. “Riconosco in Sherine un’eco vitale della ricerca di Rachele sul corpo femminile, un ponte di materia che illumina la missione dell’Archivio: far emergere giovani talenti femminili, custodendo e rinnovando questa energia generativa”, afferma Giorgio Uberti, curatore dell’Archivio. “In questa esposizione dialogante, Sherine porta il suo mondo intimo: sperimentazioni materiche condivise e un ambiente sonoro immersivo. Ne nasce un percorso unico e irripetibile, che avvolge lo spettatore in un flusso animico di memoria e presenza, trasformando la visione in esperienza”. |
Rachele Bianchi, Ricerca, 1968. Bronzo, 29x34,5 cm |
LA MOSTRA Pensata specificamente per gli spazi dell’Archivio, la mostra sviluppa un percorso in cui la ricerca di Sherine Naifar si radica in un rapporto viscerale e ambivalente con l’amore. Amore Genetliaco indaga infatti una forza originaria, generativa e vitale, ma al contempo ne espone la dimensione più fragile e dolorosa. Per l’artista, l’amore non è una semplice esperienza emotiva, bensì una necessità profonda e continua, capace di attraversare corpo e psiche fino a diventare, talvolta, ingestibile. È proprio questa urgenza a renderlo un territorio complesso, dove desiderio e mancanza, apertura e vulnerabilità convivono in una tensione costante. In questa prospettiva, l’amore si configura come una forma limite, quasi tossica non per sua natura, ma per l’intensità con cui viene vissuto: un eccesso che espone e ferisce, ma che al tempo stesso alimenta e rende possibile il gesto creativo. La mostra si presenta dunque come uno spazio di attraversamento e consapevolezza, in cui l’artista si osserva, si scompone e tenta di comprendere il proprio modo di amare, portandone alla luce contraddizioni e profondità. All’interno di questo processo, l’arte si configura come un atto di salvezza: non come risoluzione, ma come possibilità di abitare il dolore senza esserne sopraffatti. Attraverso materia, gesto e corpo, l’artista traduce l’invisibile in forma, trasformando l’emozione in presenza. Le opere diventano così tracce di un’indagine interiore, vere e proprie “fotografie” dei molteplici amori che abitano l’artista - viscerali, conflittuali, vitali - e che costituiscono il nucleo generativo della sua pratica. |
Sherine Naifar, dettaglio opera AMORE GENETLIACO. Archivio Rachele Bianchi, 2026. Ph. Martina Bonora |
La mostra presenta quattro tele di grande intensità materica, che l’artista definisce “creature emotive”: presenze pittoriche nate da una gestualità istintiva e stratificata, in cui colore e segno si sovrappongono dando vita a composizioni dense e organiche. Sherine, nella malta e nel rosso, rende la materia corpo vivo, carne dell’immagine; il rosso diventa sangue, energia, pressione emotiva, soglia di intensità, amplificando la dimensione fisica ed emotiva delle opere e trasformando la superficie pittorica in un campo pulsante di tensioni visive. Il percorso espositivo si configura come un viaggio interiore, in cui il tema dell’amore emerge nella sua complessità, tra forza generativa e distruttiva, vulnerabilità e possibilità, ferita e trasformazione. È proprio in questo orizzonte che si inserisce la riflessione dell’artista sul cerchio, forma ricorrente e fondativa del suo linguaggio: “Sono profondamente attratta dal cerchio. Perché è la forma più vicina a come sento le emozioni. Non lineari, ma circolari. Vortici. Parto sempre da lì - afferma Sherin - Il cerchio non si chiude mai davvero. Rimane aperto, in trasformazione. Per questo ritorna nel mio lavoro”. In questa visione, il cerchio non è soltanto un elemento formale, ma diventa struttura emotiva e principio generativo dell’opera: un movimento continuo che riflette la natura stessa delle emozioni, mai lineari ma in costante ridefinizione. In Amore Genetliaco, l’amore non viene idealizzato, ma restituito nella sua complessità: forza che crea e distrugge, ferita e possibilità, perdita e, al tempo stesso, unica via di salvezza. |
Sherine Naifar, dettaglio opera AMORE GENETLIACO. Archivio Rachele Bianchi, 2026. Ph. Martina Bonora |
INSTALLAZIONE SONORA L’installazione sonora accompagna e attraversa le opere, trasformando la mostra in un percorso immersivo e personale che invita a rallentare e a cogliere anche ciò che non è immediatamente visibile. Nata dal dialogo tra l’artista e il sound designer Frank Trace, l’opera unisce due pratiche affini, entrambe radicate nella memoria e nell’esperienza personale. Il paesaggio sonoro, costruito come un flusso continuo, intreccia suoni reali del processo pittorico ed elementi simbolici legati alla dimensione interiore dell’artista, traducendo la pittura in linguaggio sonoro. Questa collaborazione, fondata su ascolto e fiducia reciproci, rompe la staticità della visione e apre a un’esperienza multidisciplinare, permettendo al pubblico non solo di osservare, ma di abitare le opere e percepirne anche la dimensione emotiva. |
L’ARTISTA Sherine Naifar (Modena, 2001) è un’artista visiva italo-araba la cui ricerca indaga il rapporto tra identità, memoria e corpo emotivo. Dopo gli studi allo IED di Milano, si avvicina alla pittura in seguito a un evento personale che segna profondamente il suo percorso, trovando nel linguaggio visivo uno spazio diretto e necessario di elaborazione. La sua pratica è gestuale e materica: attraverso segni circolari, stratificazioni cromatiche e una forte presenza del rosso, le sue opere traducono stati interiori complessi, dando forma a ciò che spesso rimane invisibile. ARCHIVIO RACHELE BIANCHI L’Archivio Rachele Bianchi è un centro dedicato alla conservazione, allo studio e alla valorizzazione dell’opera della scultrice milanese, tra le voci più autonome del secondo Novecento. Oggi si configura come un Archivio 3.0, un ecosistema attivo che mette in dialogo il patrimonio con le ricerche contemporanee, trasformando la memoria in occasione di produzione culturale. Rachele Bianchi (1925–2018) è una delle voci più autonome della scultura del secondo Novecento. A Milano è autrice della prima scultura pubblica dedicata alle donne, Personaggio (Via Vittor Pisani, posa 2019), ed è stata inserita tra le prime cento donne nel Famedio del Cimitero Monumentale. In occasione del centenario della nascita, l’Archivio ha promosso un programma di iniziative culminato nella mostra a Palazzo Pirelli, consolidandone il riconoscimento istituzionale. La sua ricerca indaga la figura come luogo di tensione tra interiorità e materia, dove la forma diventa pensiero e presenza. RETE APERTA Rete Aperta è il progetto dell’Archivio Rachele Bianchi dedicato al dialogo tra l’opera dell’artista e le ricerche delle nuove generazioni. Ogni anno l’Archivio seleziona giovani artisti invitandoli a sviluppare un progetto espositivo all’interno dello spazio, accompagnandoli in tutte le fasi — dalla curatela alla comunicazione — come parte della propria visione di Archivio 3.0, inteso come ecosistema attivo di produzione culturale. Con Sherine Naifar, il progetto raggiunge il suo decimo capitolo, confermando l’impegno dell’Archivio nel sostenere concretamente la ricerca emergente. |
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