LISISTRATA di Aristofane traduzione Nicola Cadoni adattamento Emanuele Aldrovandi, Serena Sinigaglia regia Serena Sinigaglia con Lella Costa e (in ordine alfabetico) Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi, Irene Serini scena Maria Spazzi disegno luci Alessandro Verazzi costumi Gianluca Sbicca musiche Filippo Del Corno consulenza musicale Sandra Zoccolan coreografie Alessio Maria Romano assistente alla regia Arianna Sorci assistente scenografa Chiara Modolo produzione INDA e Teatro Carcano © Fotografia di Maria Pia Ballarino, AFI Archivio Fondazione Inda Siracusa
Scritta da Aristofane nel V secolo a.C., Lisistrata è una delle più celebri commedie dell’antichità, ma la sua forza satirica e il suo messaggio restano sorprendentemente attuali. Alla base, c’è un presupposto terribilmente serio: la guerra, la distruzione continua e ciclica dell’umanità, che sembra non trovare mai una fine. In un’Atene dove gli uomini sono tutti al fronte e la politica non sa o non vuole cambiare le cose, è una donna a proporre una rivoluzione: fermare la guerra con un’arma insospettabile. Uno sciopero totale del sesso, finché non tornerà la pace. Un gesto assurdo? Forse. Ma è proprio nell’assurdo che la grande commedia trova la sua forza: nel sovvertire l’ordine apparente per rivelare un’altra possibile realtà. Lisistrata non è solo una commedia. È una provocazione, un atto di ribellione travestito da risata. L’eroina di Aristofane ha la statura di una figura tragica, determinata a riportare la vita dove regna la morte, l’amore dove impera l’odio. In un’epoca come la nostra, segnata da nuovi conflitti e vecchie tensioni, la sua voce torna a farsi sentire con prepotente urgenza. Dopo lo straordinario successo di pubblico e critica riscosso la scorsa estate al Teatro Greco di Siracusa, al Teatro Grande di Pompei e all'Arena di Verona, Lisistrata parte per una tournée nazionale in una nuova versione. Note di regia di Serena Sinigaglia Lisistrata si regge su un presupposto terribilmente serio e grave, qualcosa che affligge l'umanità da sempre e che pare essere da sempre inarrestabile: la guerra. Lisistrata stessa sembra scritta come un’eroina della tragedia. Altro che commedia! Un'Atene dove non ci sono più uomini, perché tutti al fronte. Un mondo che si sta sgretolando e intanto politici e tecnocrati di Atene e di Sparta che non sanno, non possono, non vogliono risolvere la situazione. Ci ricorda qualcosa? La grande commedia è sempre una provocazione, scandalo che scuote le coscienze. È l'assurdo che si fa segno di ribellione, di visioni altre, magari poco probabili ma forse possibili. Lo sciopero del sesso da parte delle donne può essere una soluzione per fermare la guerra? Per rilanciare la vita e l'amore? Oggi più di ieri questa esilarante e perfetta commedia ci parla. Il suo antico richiamo risuona potente: «Donne di tutto il mondo unitevi! Perché non ci provate? Magari è la volta buona che ci riuscite!"» Capita raramente nel nostro mondo contemporaneo di poter dare tempo, continuità, insomma durata, ad un percorso. Tutto viene consumato alla velocità della luce, in un vortice produttivo, almeno in apparenza, inarrestabile. Ecco perché questa Lisistrata rappresenta per me e per il cast e i collaboratori la preziosa occasione di proseguire un percorso, di approfondirlo, di trasformarlo nel tempo. Dopo la felice e straordinaria esperienza dell'allestimento estivo per il teatro greco di Siracusa, la sfida che si poneva era riuscire a farne uno spettacolo di giro, capace di adattarsi ad ogni spazio. Cosa togliere e cosa tenere? Il teatro greco di Siracusa è unico al mondo: 5000 spettatori, un anfiteatro all'aperto di rara e antica bellezza. Dovevo andare al cuore, alla sintesi del lavoro svolto. Nei temi e nelle forme. Partiamo dai temi che la commedia affronta con la forza esilarante del riso e del paradosso. Lisistrata è la commedia classica che più di ogni altra leva la sua voce contro la guerra, mostrandone il lato folle, assurdo, ridicolo (se solo non fosse tutto così dannatamente vero, nonché attuale). Aristofane lega l'esistenza stessa della guerra al mal governo. Un buon governo non fà la guerra. Punto. La metafora di un telaio dove i fili sono tutti ingarbugliati e annodati invece di essere distesi e pronti per la tessitura racchiude la visione politica di Lisistrata e denuncia l'incapacità e le gravissime responsabilità di coloro che gestiscono il potere. Ma non è tutto. Aristofane lega l'istinto naturale bellicoso dell'uomo all'istinto sessuale. L'intuizione è geniale quanto disarmante, ricorda slogan del secolo scorso: "Fate l'amore, non fate la guerra". Se non possediamo la grammatica dell'amore, se non dispieghiamo gioiosamente le forze dionisiache dei nostri impulsi sessuali, andremo sicuramente a sfogarci altrove e in quell'altrove, con ogni probabilità, albergherà la guerra. Lisistrata ci appare quasi come una figura "tragica", capace di ispirare e condurre un popolo verso la ragione e la dialettica. "Colei che scioglie gli eserciti" si arma semplicemente di buon senso, mostrando quanto siamo patetici nella nostra foga di possedere e distruggere (alcuni decisamente più di altri). Quanto alla forma, per me è irrinunciabile il coro. Penso che se risolvi il coro nelle tragedie e nelle commedie attiche, hai risolto lo spettacolo. Il coro è l'elemento che caratterizza e distingue quelle scritture da tutte le successive, l'irrinunciabile elemento politico. E noi, donne e uomini contemporanei, sembriamo aver smarrito quel senso di coralità che sta alla base di una società civile e soprattutto del principio democratico. Dunque, al coro non voglio e non posso rinunciare. In Lisistrata abbiamo due semicori, uno di vecchie, l'altro di vecchi, che si detestano e che, mentre è in pieno svolgimento lo sciopero del sesso e tutte le donne sono barricate nell'acropoli, si combattono, ribadendo l'insano conflitto tra i sessi. Finchè l'intervento di Lisistrata non li porterà ad una pacificazione, ancora più significativa perchè agita passo passo sul palco. Dunque ad accompagnarci nella storia troviamo Lisistrata (Lella Costa), sacerdotessa della pace, e Stratillide, Nicodice, Rodippe (le tre vecchie - interpretate da Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi, Irene Serini) e Dracete, Filurgo e Strimodoro (i tre vecchi - interpretati da Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi). Con Emanuele Aldrovandi abbiamo lavorato all'adattamento del testo, alternando momenti di narrazione pura a momenti dove l'azione prende il sopravvento. In assoluto rispetto del testo originale, limitandoci ad integrarlo di qualche cenno storico e partendo da una nuova premessa. Abbiamo immaginato che, dal giorno glorioso della presa dell'Acropoli e della pace ottenuta, Lisistrata avesse deciso e proposto di celebrare quell'impresa straordinaria e di tornare a raccontarla finchè la guerra non fosse totalmente scomparsa dal mondo. Un atto di militanza, una liturgia di pace. Sono passati 2500 anni. E siamo ancora qui, circondati da guerre e da violenze di ogni genere. La voce di Lisistrata deve dunque continuare a emergere dal frastuono delle armi e di politici inetti, portando in primo piano il luminoso faro del rispetto e dell'amore tra gli uomini. |
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