giovedì 9 novembre 2017

L’AGLIANICO DEL VULTURE VA IN QUARTA: GIOVANNA PATERNOSTER A GOLOSARIA MILANO 2017 CON QUARTA GENERAZIONE.





Dall’11 al 13 novembre 2017
Mi.Co – Milano Congressi
Livello 1,  stand W74

L’Aglianico del Vulture Doc 2013 - Quarta Generazione di Giovanna Paternoster tra i protagonisti di Golosaria Milano 2017, la rassegna di cultura e gusto che dall’ 11 al 13 novembre torna ad occupare gli spazi del Mi.Co per tre giornate all’insegna dell'eccellenza "made in Italy".
Quarta Generazione è quest’anno l’unica azienda a rappresentare la Basilicata e tra le migliori cantine italiane del Golosario che domenica  12 alle ore 11.00 saliranno sul palco di Golosaria, nello spazio Agorà, per le premiazioni dei Top Hundred 2017, ovvero i 100 migliori vini d’Italia selezionati ogni anno da Gatti e Massobrio.
Inoltre un calendario ricco di appuntamenti con i grandi del vino che vede l’Aglianico del Vulture Quarta Generazione tra i 5 vini protagonisti della Master ClassI Top Hundred evergreen: tagli, blend e cuvèe” di domenica 12 novembre alle ore 15.30, condotta da Marco Stano (wine expert e patron di Hic Enoteche Milano).


QUARTA GENERAZIONE: TUTTA LA PASSIONE DEL VULTURE IN UNA GOCCIA ROSSO RUBINO


Tre Ettari, un’annata.
Giovanna ha 31 anni, possiede tre ettari di vigneto e alle spalle ha tre generazioni di enologi e produttori lucani. Lei stessa, supportata dal padre enologo Sergio, coltiva, cura e affina Quarta Generazione, un Aglianico del Vulture, del quale ad oggi è stato imbottigliato soltanto il 2013. Quarta Generazione è il nome del vino ed è il nome della giovanissima azienda che produce il vino simbolo della sua regione, declinandolo con una grinta e una luminosità particolari: un vino che rimane impresso, destinato a diventare vino da meditazione.
Il vigneto ha più di dieci anni ed è a conduzione biologica certificata ICEA, Istituto per la Certificazione Etica Ambientale, per una produzione annua di 20.000 bottiglie.

Da Barile per l’Aglianico.
Anche per Giovanna la passione nasce in vigna, assieme a suo nonno e a suo padre, mentre osserva le tecniche di coltura che mettono a punto. Per gioco e per passione della propria terra, impara da loro durante infinite passeggiate, a conoscere il territorio e le uve. Così già da ragazzina impara a riconoscere ogni collina del comune di Barile.

Siamo nella zona di Macarico tra due colate laviche di un vulcano spento, il Monte Vulture. Un luogo in cui la forte escursione termica durante la notte dona beneficio ai grappoli: di notte l’aria scende e rinfresca la vigna mantenendone la giusta temperatura. I Vigneti selezionati sono esclusivamente ad acino piccolo e grappolo spargolo a cono: gli acini piccoli concentrano al meglio tutte le sostanze coloranti e aromatiche; il grappolo spargolo a cono costituisce ulteriore garanzia della giusta umidità tra gli acini e proteggendo il frutto dalle muffe. Durante le piogge inoltre l’acqua cade senza intaccarlo: la vendemmia dell’Aglianico è tra le ultime ad essere effettuata.

Mani sapienti che sanno tradurre tutta la Terra del Vulture in una bottiglia.
Producendo per ceppo e non per ettaro: il peso della pianta viene alleggerito fino a 1.5 kg, salvaguardandola così sino alla vendemmia, a fine ottobre/inizio novembre. In tal modo viene garantita la maturazione completa delle uve. Questo si traduce in una duplicazione delle piante in vigna, se ne contano oggi circa 6.200 per ettaro.  Avendo meno spazio in superficie, le radici sono costrette a svilupparsi in profondità penetrando nel terreno vulcanico e acquisendo tutta la mineralità che contribuisce infine a rendere l’Aglianico del Vulture firmato Quarta Generazione un vino espressivo ancora per 10/15 anni.
Lasciando che la radice si nutra in autonomia nel terreno vulcanico, senza l’utilizzo di irrigazione esterna, si preferisce la pratica della pacciamatura, per proteggere il terreno e far si che la giusta umidità venga sempre mantenuta costante.

La vinificazione.
La vendemmia viene effettuata a mano a fine ottobre/inizio novembre, ottenendo così un naturale appassimento della bacca, e attraverso l’utilizzo di piccole cassette da 20 kg per realizzare un’ulteriore selezione dei grappoli. Il clima temperato della Lucania a fine ottobre permette di mantenere costanti e fresche le temperature del grappolo dal vigneto alle vasche in cantina, evitando sbalzi termici che potrebbero compromettere l’evoluzione del futuro vino.
I processi successivi alla vendemmia avvengono in maniera tradizionale: l’uva viene portata in cantina dove inizia il processo di vinificazione in piccoli contenitori a temperatura controllata non superiore ai 25 gradi per un periodo di fermentazione che va dai 15 ai 20 giorni circa, il tutto tramite un sapiente utilizzo del delestage. La seconda fermentazione (o fermentazione malolattica) avviene in legno per circa 30 giorni, al fine di ampliare la complessità e la morbidezza del bouquet.
Finita questa seconda fermentazione, il vino viene travasato e rimesso nel legno con il suo feccino nobile per un anno durante il quale si effettuano batonnage cadenzati al fine di conferire spessore e longevità al vino. Dopo un primo anno di affinamento tra botti grandi da 50 hl e botti piccole nuove, si esegue l’assemblaggio in acciaio per l’inverno e la “toilettatura” finale per la mise en bouteille, dove resterà per altri sei mesi prima di arrivare sul mercato.
Il vino che si ottiene è un Aglianico del Vulture 100% con tutte le sue tipicità, e qualcuna in più: un colore rosso rubino con riflessi violacei, un ampio bouquet con sentori di frutta matura, sottobosco e moderatamente speziati. All’assaggio risulta giustamente tannico, armonioso ed elegante…Poi si sente, forte e tenace, l’energia e la passione.

Chi sei Aglianico?
L’Aglianico del Vulture nasce nel nord-ovest della Basilicata, in provincia di Potenza, sulle pendici del Monte Vulture, su un suolo vulcanico che idrata la pianta dal basso e conferisce al vino grande mineralità.
Quella dell’Aglianico è tra le vendemmie più tardive in Italia: si tratta di uno dei punti di forza di questo vino che contribuisce a fare di esso uno dei più importanti rossi italiani per struttura e longevità. Ottenuto dal vitigno autoctono, nel 1971 ottiene la denominazione di origine controllata (Doc) e nel 2010 la denominazione di origine controllata e garantita (Docg).


La macchia sull’etichetta.
La scrittura a mano comunica la lunga tradizione familiare legata al vino di una pur giovane realtà del panorama vinicolo nazionale. Non vi è impresso alcuno stemma: è il contenuto ad essere il protagonista. A dimostrazione di questo, una goccia di acquarello rosso simboleggia la forte personalità di questo vino, riconoscibile dal primo sorso e dalla prima goccia: è una pennellata morbida che porta con sé tutte le nuances tipiche del dna del vitigno.
Il retro etichetta racconta il territorio nel cuore del Sud Italia, cercando di trasmettere al consumatore la straordinaria storia antica che va di pari passo ad una rinnovata passione.








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